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venerdì 26 febbraio 2010

Appello per un 1° marzo di lotta, antirazzista e di classe

Le leggi razziste e i vari pacchetti sicurezza, che hanno caratterizzato l’ultimo ventennio della storia italiana (e non solo) costituiscono un insieme di dispositivi che attaccano gli immigrati in quanto forza-lavoro e che, non a caso, si sono progressivamente inasprite man mano che è andato crescendo il numero e il peso economico di questa porzione, fondamentale, della classe lavoratrice.
Grazie a questi dispositivi, milioni di uomini e donne vengono spinti in una condizione di clandestinità forzata da cui è praticamente impossibile uscire, in un regime di vero e proprio apartheid, imprigionate, deportate, private della dignità umana, massacrate nei mari e nei luoghi di lavoro.
Un meccanismo, ormai ben oliato, il cui fine evidente è quello di terrorizzare e annichilire milioni di lavoratori, per renderli massimamente ricattabili e sfruttabili come forza-lavoro a basso costo.
Il razzismo, che è fondamentalmente “razzismo di stato, va quindi considerato come l’espressione più diretta della voracità di un capitalismo in crisi e che ha assoluto bisogno di realizzare il massimo profitto possibile, nel minor tempo possibile, tramite forme di neo-schiavismo che sono, allo stesso tempo, simbolo di un presente di guerra aperta contro i proletari del mondo e, minaccia per il futuro che il capitalismo riserva al mondo intero.

Oggi, però, da Milano a Rosarno, giungono nuovi segnali di lotta e di ribellione all’esistente.
Lotte e rivolte che si stanno sviluppando in alcuni settori della classe operaia immigrata del nord (come nel caso delle cooperative della logistica lombarda) o fra i braccianti del sud (da Castelvolturno a Rosarno) contro lo strapotere dello stato e della mafia. Lotte che hanno la possibilità di congiungersi con le forme di resistenza alla crisi messi in campo dai lavoratori. Lotte che, finalmente stanno cominciando a spostare il piano del conflitto su un terreno apertamente di classe, costringendo lo stato a ricorrere sempre più spesso alla repressione come unica arma per tentare di frenarle e svelando quindi, all’insieme della classe lavoratrice, che la democrazia non è un feticcio da difendere contro il pericolo fascista ma, al contrario, uno strumento fondamentale nelle mani dei padroni che si ritorce costantemente contro le classi oppresse.
Da queste lotte traiamo quindi lezioni fondamentali che ci spingono a raccogliere l’appello per lo sciopero degli immigrati proclamato a livello sovranazionale per il 1° marzo. Pur consapevoli che non ci sono ancora le condizioni per una piena riuscita dello stesso, pensiamo che ci siano le condizioni per dare un senso politico ad una simile giornata rafforzando le mobilitazioni operaie di cui sopra (nelle cooperative, in particolare) e le forme di autodifesa che si stanno esprimendo sui territori (contro i rastrellamenti e la militarizzazione dei quartieri, contro gli sfratti e in difesa delle occupazioni delle case)

Concretamente proponiamo da una parte di sostenere attivamente gli scioperi che si daranno il 1° marzo, dall’altra di costruire una manifestazione cittadina, antirazzista e di classe, che attraversi via Padova, uno dei quartieri a più alta densità di immigrati e tuttora teatro di violenti scontri quotidiani fra polizia e clandestini, fuori dai riflettori che si erano accesi giusto il tempo per tentare di strumentalizzare la morte di un giovane egiziano e per attaccare l’intero quartiere
Per organizzare le iniziative di cui sopra e discutere collettivamente delle prospettive alle quali guardare unitariamente viene convocata un’assemblea pubblica per sabato 27 febbraio alle ore 18 in via Friuli ang. via Muratori, presso il CSA Vittoria.

Lavoratori delle cooperative in lotta e comitato di sostegno

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