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mercoledì 12 maggio 2010

ROM E SINTI OLTRE I LUOGHI COMUNI!

Cosa sappiamo noi “gagè”, di questo popolo dopo cinque secoli di convivenza?L’ 8 Aprile era la Giornata Mondiale del popolo Rom qualcuno se n’è accorto?
Il primo passo verso un “Integrazione senza assimilazione” è la conoscenza reciproca, per combattere stereotipi e pregiudizi, che scopriremo essere clamorosamente falsi.
Diffidiamo dai media che contribuiscono a creare, con un’informazione distorta, la convinzione che la maggior parte dei rom in Italia siano rumeni e vivano nei campi, troppo spesso l’errore di un singolo porta alla condanna di un popolo intero.
Vogliamo ricordare a chi urla “…mandiamoli a casa loro” che il 60% di Rom e Sinti presenti sul nostro territorio hanno la cittadinanza italiana e quindi sono già a casa loro!
Condanniamo la politica degli sgomberi e dei campi che non fa altro che creare emarginazione e clandestinità.

DOMENICA 16 MAGGIO
PRESSO LA SALA CIVICA COMUNALE A GARBATOLA DI NERVIANO (MI)
Via Montenevoso
Ore 18:00

Proiezione del film-documentario
OPERA GAGIA
(di Antonio Bocola)

Intervento di
Maurizio Pagani
Opera Nomadi Milano
associazione promotrice della partecipazione diretta di Rom e Sinti
nel confronto con le istituzioni per la tutela dei loro diritti

A seguire

Aperitivo con BUFFET
con concerto di
Musiche Balcaniche
(TRIO ACUSTICO)

Iniziativa organizzata dal Collettivo Oltre il Ponte
in collaborazione con Convergenza delle Culture Milano.

http://www.collettivoltreilponte.it
http://www.centrodelleculture.org/

martedì 2 marzo 2010

Report sulla manifestazione del 1° marzo in via Padova

OGNI GIORNO È IL 1°MARZOBREVE REPORT SULLA MANIFESTAZIONE:1° MARZO IN VIA PADOVA A MILANO
Alle 16.00 nel parchetto di via dei Transiti luogo del concentramentoc'erano già una ventina di lavoratori immigrati in attesa della partenzadella manifestazione.Si cominciava a vedere la consistenza se non numerica ma di qualitàdell'iniziativa .Un'iniziativa che partiva dai posti di lavoro tra i meno pacificati, anzidove il conflitto è ai massimi livelli:le cooperative.Alle 17.30 almeno 200 persone di tutti i colori del mondo cominciavano lamarcia su quel territorio topico che è via Padova a Milano.Si comincia a percepire che ce la possiamo fare, le persone suimarciapiedi, gli abitanti del quartiere più militarizzato di Milanorispondono positivamente al passaggio del corteo. Decine e decine dipersone ne confluiscono.Donne, uomini e bambini si uniscono.Dovunque ci sono capannelli, la rabbia degli abitanti contro la polizia, sitaglia con il coltello. Non a caso lo slogan più gettonato è stato “via lapolizia dal nostro quartiere”.Infine oltre 500 persone hanno sfilato dietro i lavoratori in lotta dellecooperative, le uniche bandiere erano quelle di riferimento dei lavoratoridella Bennett, di Brembio di Cerro al Lambro, di Origgio e Turate,lo SLAICOBAS.Proprio perché oggi non era solo una giornata “vacanziera”, ma una giornatadi lotta, il corteo si sarebbe dovuto trasferire a Cerro al Lambro perdare man forte ai lavoratori della GLS. Iniziativa purtroppo rimandata,dato l’ingente spiegamento della polizia dentro e fuori i capannoni.
Questa è solo una tappa…

OGNI GIORNO È IL 1°MARZO

video del corteo:
http://www.youtube.com/watch?v=h9KfV7xOL4Q&feature=player_embedded

domenica 28 febbraio 2010

Per un 1° marzo di lotta, antirazzista e di classe!

Corteo con partenza ore 17.00

da Viale Monza - fermata MM1 Pasteur

L'assemblea pubblica di sabato 27 febbraio al C.S.A. Vittoria ha assunto il 1° marzo come giornata di mobilitazione e di lotta, con l’obiettivo di coniugare l'antirazzismo con coerenti posizioni di classe e di reale unità tra proletari.

L’assemblea ha visto la partecipazione e gli interventi di diverse situazioni di lotta fra le cooperative della logistica, un rappresentante del movimento dei sans papier da Parigi, un compagno del comitato degli immigrati di Roma, un compagno del movimento immigrati di Verona, oltre alle diverse realtà sociali e politiche lombarde che si sono impegnate in questi ultimi due anni a dare sostegno concreto alle lotte degli operai immigrati.

Queste esperienze sono un chiaro esempio di come, l'unità nella lotta possa effettivamente ribaltare i rapporti di forza, permettere di vincere delle battaglie e aprire la strada ad una chiara prospettiva politica di classe, in contrapposizione all'ordine sociale esistente.

Una ricomposizione effettiva e autorganizzata che è anche l’unica strada per opporsi alle leggi e ai pacchetti sicurezza razzisti dello stato, finalizzati a produrre forme di neo-schiavismo per salvaguardare i profitti che la crisi tende ad erodere.

Da qui la volontà di tutti i presenti di lanciare un corteo che attraversi le strade di un quartiere come quello di via Padova che se da un lato sta vivendo un clima di forte repressione terroristica da parte della polizia, dall'altro ha cominciato ad esprimere forme di autodifesa contro i rastrellamenti e la militarizzazione.

La giornata di mobilitazione proseguirà in serata, dopo il corteo, con il sostegno attivo alle pratiche di lotta degli operai delle cooperative intervenuti in assemblea e che apriranno il corteo.

L’assemblea del 27 febbraio 2010 tenutasi al CSA Vittoria

sabato 9 gennaio 2010

La rivolta di Rosarno. Maroni, basta con le menzogne. Questo caos lo hai creato tu


a cura della Redazione di Terrelibere


Secondo il ministro dell`Interno l`immigrazione clandestina a Rosarno alimenta criminalità e degrado. Maroni dimentica la rivolta antimafia dello scorso dicembre, la collaborazione degli africani con le forze dell`ordine, le terribili condizioni in cui sono costretti a lavorare e contro cui protestano da sempre. E soprattutto non ricorda di aver annunciato - lo scorso anno - 200 mila euro per far fronte all`emergenza. Oggi ne sono arrivati 900 mila, solo a Rosarno. Come sono stati spesi?
"A Rosarno c`e` una situazione difficile come in altre realtà, perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un`immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall`altra ha generato situazione di forte degrado". Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, parla della rivolta degli extracomunitari ieri sera in Calabria. "Abbiamo posto sostanzialmente fine all`immigrazione clandestina: a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni che lo richiedono".

Questa è la realtà che il ministro finge di non conoscere:

1) nel marzo del 2009, Maroni arrivava a Reggio Calabria e - colpito dalla situazione dei migranti nella Piana - annunciava 200 mila euro del PON Sicurezza per l`emergenza migranti, in particolare "primi interventi assistenziali in relazione alla situazione di forte disagio presente a Rosarno ed in altre aree della provincia per la presenza di immigrati". Oggi quei fondi sono arrivati, anzi di più: 930 mila euro per il “recupero urbano delle aree degradate” di Rosarno. Come sono stati spesi? Perché l`emergenza annunciata (che si presenta ogni inverno dal 1990) non è stata affrontata?

2) Non tutti sono "clandestini". Tanti lavoratori hanno il permesso di soggiorno in scadenza, sono stati licenziati nelle aziende del Nord dove lavoravano fino a ieri e rischiano di perdere i documenti se non trovano un altro contratto entro pochi mesi. Sono le regole disumane della Bossi Fini.

3) Tanti irregolari sono denegati (richiedenti asilo a cui è stato opposto un rifiuto). Molti hanno il permesso di soggiorno, ad esempio uno dei due ragazzi feriti nell`attentato che ha scatenato la rivolta.

4) Dire che gli stranieri portano degrado a Rosarno è assolutamente falso; il degrado è frutto dello strapotere mafioso, prodotto da italiani, contro cui il suo governo non ha fatto nulla e che viene di fatto accettato dagli abitanti locali. Gli africani, invece, si sono ribellati alla mafia nel dicembre 2008 ed hanno collaborato con i carabinieri, portando all`arresto dei loro aguzzini.

5) I migranti irregolari della Piana hanno sempre chiesto di "poter lavorare in condizioni dignitose". Non vogliono essere "clandestini": si trovano a non avere documenti per le assurde leggi razziste varate da uno Stato irresponsabile.

6) Molti arrivano al Sud perché sperano di trovare uno Stato meno asfissiante, e di sfuggire al clima da caccia allo straniero creato dalla Lega.6) Gli stranieri - sia "clandestini" che regolari - sostengono l`economia agricola del Sud. Senza di loro, arance, pomodori ed ortaggi marcirebbero nei campi. I loro salari da fame sono indipendenti dal prezzo di mercato. Braccianti e consumatori pagano una filiera malata, caratterizzata da passaggi parassitari, forme estorsive, presenze mafiose.

7) Qual è la "normalità" che Maroni vuole portare nella Piana, cacciando i "clandestini"? Quella dei morti ammazzati a colpi di kalashnikov dopo una lite per un posteggio? Quella delle autobombe? Quella dei razzi anticarro di provenienza jugoslava trovati in normali appartamenti? Quella dei ragazzini di 14 anni ammazzati con un colpo alla nuca?
Se proseguirà l`azione criminale della Lega, la rivolta di Rosarno si estenderà rapidamente al Nord. Milioni di lavoratori stranieri - che sostengono la nostra economia, pagano le nostre pensioni, tengono in piedi interi settori produttivi - non ne possono più di essere criminalizzati e sfruttati.

8 gennaio 2010

giovedì 1 ottobre 2009

DIVIDE ET IMPERA

Video contro la strategia del dominio alimentare ed odio razziale per sfruttarci indisturbatamente e sulle conseguenze di questa dittatura del denaro: i lager in Libia e in Italia.

http://www.archive.org/details/DivideEtImpera

invitiamo a diffonderlo.

mercoledì 20 maggio 2009

NO AL “PACCHETTO SICUREZZA”! CONTRO IL RAZZISMO LOTTA DI CLASSE!

23 MAGGIO IN PIAZZA:
ORE 14.30 STAZ. CENTRALE

Perché il razzismo non è la degenerazione culturale di una società altrimenti sana.Perché il razzismo non è solo la violenta inumana negazione del diritto all’esistenza di uomini e donne di un’altra etnia, provenienza, religione.Perché il razzismo non è solo la sottile ma profondissima differenza tra il concetto di assimilazione e quello comunque già ben discutibilmente vago e compatibile d’integrazione.Perché il razzismo non è solo la barbarie di una discriminatoria introduzione del reato di clandestinità che rende “illegali” le stesse vite di esseri umani che arrivano in Italia o in Europa, al prezzo di sacrifici indicibili, scappando da fame miseria e guerre in cerca della possibilità di una vita migliore.Il razzismo non è solo qualcosa che attiene unicamente alla sfera del rispetto della dignità umana.
Contro il razzismo lotta di classe perché il razzismo è la conseguenza di politiche sicuritarie che soffiandosul fuoco delle paure provano a scaricare sul cosiddetto “diverso” la responsabilità dell’insicurezza e della precarietà delle nostre vite, prodotto di un sistema economico basato sull’ingiustizia sociale e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Contro il razzismo lotta di classe perché il razzismo è un prodotto naturale dei rapporti economici e sociali tipici di una società capitalista. Perché attraversa quotidianamente le nostre vite rappresentando un tassello in più nel quadro complessivo di controllo sociale diffuso, voluto da uno stato che sta tracimando i limiti della stessa democrazia parlamentare borghese per trasformarsi in una “democrazia autoritaria”, impostando e affrontando le relazioni sociali con politiche sempre più autoritarie e repressive.
Contro il razzismo lotta di classe perché il razzismo è il prodotto di un attacco scientifico ai diritti di ogni lavoratore sia autoctono che non comunitario per appiattire al ribasso i livelli salariali, mettendo in competizione chi ha diritti acquisiti con chi lavora in nero, i contratti nazionali con la precarietà dell’esistenza prodotta dalla miriade di contratti a progetto, interinali o a tempo determinato.
Contro il razzismo lotta di classe perché il razzismo ha i volti dei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni, indifferentemente di centro sinistra o centro destra, e va spazzata via, con la lotta di classe, anche l’ipocrisia di chi, per mero calcolo elettorale, cerca di darsi una facciata di rispetto dei diritti dei migranti.
E’ importante infatti ricordare che la prima delle leggi contro gli immigrati proviene da un governo di centrosinistra: la legge Turco-Napolitano, che portò alla nascita dei CPT e che venne poi affiancata ed in alcune parti sostituita dalla legge Bossi-Fini del centrodestra, che introdusse la regola per cui senza permesso di soggiorno non si può essere assunti regolarmente, ma allo stesso tempo senza un contratto regolare non si può accedere al permesso. Ora con il nuovo pacchetto sicurezza si vuole criminalizzare ancor di più lo straniero facendo rientrare il fenomeno immigrazione nell'ambito dell'ordine pubblico, aizzando odio e angosce contro un capro espiatorio per deviare l'attenzione della popolazione dai reali bisogni e diritti, la casa, il lavoro, la scuola, la sanità. Vergognosi sono stati gli ultimi respingimenti di immigrati nelle coste italiane, e vergognose sono le introduzioni del pacchetto sicurezza: il reato di clandestinità, l’allungamento fino a 6 mesi di permanenza nei CPT, ora CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione, solo per fare due esempi. La sicurezza di cui abbiamo bisogno è un’altra, la sicurezza sul posto di lavoro, la sicurezza di una casa popolare e di un contratto fisso, non controllo sociale, ordine pubblico, e limitazione dei diritti.
Contro il razzismo lotta di classe perché in un momento di crisi strutturale del modo di produzione capitalistico, il razzismo è strumento di controllo e ribasso dei salari, per seminare divisioni e arroccamenti su falsi privilegi.
L’unica vera arma in mano al proletariato è l’unità, la lotta e la solidarietà militante di chi sa di essere dalla stessa parte della barricata, ed è l’unico modo per opporsi al razzismo e a chi lo utilizza per dividere la classe lavoratrice:un’unica lotta per un'unica classe che deve comprendere l’operaio della vecchia produzione fordista e il lavoratore immigrato delle cooperative, il lavoratore del call center e la lavoratrice delle mense comunali, l’addetto del trasporto pubblico insieme all’insegnante e allo studente, in un’unica lotta indifferentemente dal colore della pelle o dal paese di provenienza!

csa Vittoria

martedì 21 aprile 2009

Gli occupanti del residence fantasma «Leonardo da Vinci» protestano contro lo sgombero









da indymedia

MILANO - Momenti di tensione martedì mattina a Bruzzano, dove da venerdì scorso un gruppo di circa 350 rifugiati politici provenienti da vari Paesi africani ha occupato il residence abbandonato «Leonardo da Vinci» di via Senigallia. Fin dalla notte di lunedì il residence era presidiato da agenti di polizia in tenuta antisommossa. Un gruppo di una cinquantina di immigrati, in mattinata, si è presentato all'ingresso accompagnato da una decina di giovani appartenenti a centri sociali della città e ha chiesto di entrare nello stabile. La polizia lo ha impedito. Gli immigrati si sono allora spostati alla vicina ferrovia e e si sono seduti sui binari, bloccando la circolazione dei treni. L'azione di protesta è stata interrotta dalla polizia che, secondo quanto riferito dalla Questura, ha portato via di peso gli immigrati. Secondo invece il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhllbauer, presente sul posto, gli agenti hanno trascinato gli immigrati, alcuni dei quali hanno avuto bisogno di cure mediche. «Al momento la situazione è di stallo - ha riferito Muhllbauer -. Stiamo aspettando notizie dalla delegazione di rifugiati che è in Comune per sentire se ci sono proposte per risolvere la vicenda».I RITARDI - La protesta degli immigrati ha provocato ritardi di circa mezz'ora ad alcuni treni sulla linea Milano-Asso, secondo quanto reso noto da un portavoce delle Ferrovie Le Nord. I manifestanti, che non hanno mostrato intenzioni offensive, si sono poi fermati all'incrocio tra via Orboni e via Mazzucchelli. Il residence «Leonardo da Vinci», che si trova al confine tra il Comune di Milano e quello di Bruzzano, nell'hinterland a nord del capoluogo (zona Sesto San Giovanni), era stato occupato venerdì scorso da circa 350 rifugiati politici del Corno d'Africa. Martedì mattina alcuni delegati del Comune hanno tentato di portare avanti una trattativa, che è fallita perché i rifugiati non avrebbero individuato fra loro un interlocutore.
L'EDIFICIO IN ROVINA - Durante il sit-in sui binari i manifestanti hanno sventolato permessi di soggiorno e carte d'identità per dimostrare la loro regolarità, ed esposto lenzuola su cui avevano scritto «We need peace», abbiamo bisogno di pace. Il residence «Leonardo da Vinci» è uno dei più grandi scempi dell' edilizia milanese: un palazzone di 7 piani con 500 monolocali ridotto a un rudere tra topi, calcinacci, vetri spaccati, ascensori, lampade e impianti fracassati. «Secondo i nostri servizi sociali - aveva riferito il vicesindaco Riccardo De Corato - soltanto pochissime di quelle persone hanno il riconoscimento dello status di rifugiato. Continueremo le verifiche. Ma mi sembra chiaro che l'occupazione sia stata guidata dai centri sociali, che sono andati a fornire assistenza. E comunque Milano assiste già un gran numero di profughi, non può fare di più».(CdS)