IN PRIMO PIANO

______________________________________

Visualizzazione post con etichetta INTERNAZIONALISMO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta INTERNAZIONALISMO. Mostra tutti i post

giovedì 18 febbraio 2010

CORTEO NAZIONALE TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA

A conclusione della
SETTIMANA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON EUSKAL HERRIA
POR EL SOCIALISMO, LIBERTAD PARA EUSKAL HERRIA!
La rete Euskal Herriaren LagunakAmici e amiche del Paese Basco
lancia un appello per il

CORTEO NAZIONALE
TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA

MILANO - Sabato 20 febbraio 2010ore 15.00

concentramento in piazza Cordusio
per la libertà, l'indipendenza e
l'autodeterminazione dei popoli

ore 20.00

cena kurda anche per vegetariani
al CSA VITTORIA

ore 22.00
concerto con:

IMPOSSIBILI punk-rock
RFT hardcore

al CSA VITTORIA
l'ingresso del concerto sarà destinato ai compagni e alle compagne basche

venerdì 30 ottobre 2009

Occupazione simbolica di Repubblica a Milano


Giovedì 29 ottobre una delegazione di una trentina di militanti della rete di solidarietà con il popolo basco “Amici e Amiche di Euskal Herria” Euskal Herriaren Lagunak di Milano, ha occupato simbolicamente il giornale La repubblica per protestare contro la censura e la disinformazione che i media nazionali ed internazionali praticano nei confronti della repressione del Popolo Basco.
Nel momento in cui si parla tanto di libertà di stampa e di regime in Italia, stendere un velo di silenzio sulle torture fino all’omicidio, sulle incarcerazioni di massa, sulle deportazioni, sull’illegalizzazione di ogni espressione politica autorganizzata della sinistra indipendentista basca, crediamo sia criminale e sia una forma di oggettiva complicità.
Dopo aver ricevuto assicurazione che i redattori si sarebbero fatti carico di far uscire la notizia della contestazione e soprattutto della situazione tragica dal punto di vista della legittimità democratica nei paesi baschi, la delegazione è uscita continuando la manifestazione sulla strada, con striscioni che denunciavano la sparizione del militante basco Jon Anza e che rivendicavano il diritto all’autodeterminazione del popolo basco.
Alleghiamo comunicato


“Amici e Amiche del popolo Basco” Euskal Herriaren Lagunak di Milano
milano 29.10.2009 Attraverso questa iniziativa vogliamo denunciare il silenzio dei media italiani e europei, che hanno completamente oscurato, per l'ennesima volta, episodi di gravissima repressione ad opera del governo spagnolo nei Paesi Baschi.
Di fronte agli arresti del portavoce della sinistra indipendentista Arnaldo Otegi e di numerosi esponenti del sindacato basco LAB; di fronte alle decine di casi di tortura denunciati; di fronte alla sparizione del militante basco JON ANTZA di cui non si hanno più notizie dal 18 aprile 2009; di fronte alle chiusure di giornali, radio, canali televisivi, all'illegalizzazione di partiti, associazioni giovanili, organizzazioni di difesa dei lavoratori, associazioni di detenuti politici e i loro familiari gli organi di stampa italiani non hanno speso alcuna parola. Un'informazione imbavagliata è complice di tutto quello che sta accadendo, in particolar modo della chiusura del governo spagnolo nei confronti di una soluzione democratica del conflitto e di una possibilità di confrontazione politica leale.

Il 14 ottobre la polizia spagnola ha arrestato nella sede del sindacato della sinistra indipendentista LAB di Donostia 10 militanti indipendentisti tra i più conosciuti nei paesi baschi, con l'accusa di far parte della direzione politica di Batasuna. Questa organizzazione, per l'Unità Popolare della Sinistra Indipendentista, è stata illegalizzata dai tribunali di giustizia spagnoli nel 2003, ma, con il sostegno popolare, ha continuato però ad essere attiva fin da allora.
Questi gravissimi fatti avvenuti con la firma del giudice dell'audiencia National spagnola Baltasar Garzon hanno senza dubbio motivazioni politiche inscindibili dal governo Zapatero.
Il governo spagnolo sta perseguendo politiche repressive criminalizzando il Collettivo di Prigionieri dei quali è proibito mostrare le foto pubblicamente e sta appoggiando la guerra sporca del governo spagnolo contro i militanti della sinistra indipendentista basca che ha portato alla scomparsa da 4 mesi del militante Jon Anza in territorio francese.
L'atteggiamento neo-franchista dei governi spagnoli dell'ultimo decennio, che ha portato ad illegalizzare partiti e associazioni culturali e sociali, non è mai stato messo in discussione dagli organi di stampa ufficiali e non è certamente una novità di ora. Con la repressione non è scomparsa nè Batasuna, né il movimento antirepressivo, né le lotte sociali sostenute dalla sinistra indipendentista, né il lavoro enorme di ricostruzione linguistica e culturale. Tutto il contrario.
La Sinistra Indipendentista Basca continua dunque a mantenere con forza l'iniziativa politica.
Negli ultimi mesi in Euskal Herria sta diventando ogni volta più evidente e pubblica l'intenzione della sinistra indipendentista di investire grandi sforzi in futuro nella formazione di quello che viene chiamato Polo Soberanista.
Voler annullare questa operazione politica di largo respiro è all'origine dell'atto di guerra attuato dal Governo spagnolo del PSOE, con la totale connivenza del Partito Popolare spagnolo. L'arresto di questi dieci militanti denunciato, oltre che dalla stessa sinistra indipendentista, anche da tutti i partiti e i sindacati democratici in Euskal Herria, riuscirà, forse, solo a ritardare questo processo politico e questa nuova aggregazione di massa. Senza dubbio, aumenta la quota di dolore e sofferenza che il popolo basco paga per pretendere di ricostruire un futuro euskaldun (basco), femminista, internazionalista, socialista sulla base del suffragio universale.

COME RETE MILANESE IN SOLIDARIETÀ AL POPOLO BASCO “EUSKAL HERRIAREN LAGUNAK” CHIAMIAMO A DENUNCIARE QUESTI FATTI, QUESTE AZIONI DEL GOVERNO SPAGNOLO, PER ROMPERE POCO A POCO QUESTO VELO DI SILENZIO E INERZIA CHE I MASS MEDIA HANNO STESO IN EUROPA E NEL MONDO.

Comunicato della rete amici e amiche di Euskal Herria
Euskal Herriaren Lagunak

venerdì 16 ottobre 2009

PROIBITO FARE POLITICA IN EUSKAL HERRIA

Il 14 ottobre la polizia spagnola ha arresto nella sede del sindacato dellasinistra indipendentista LAB di Donostia 10 militanti indipendentisti dirinomata fama pubblica, con l'accusa di far parte della direzione politicadi Batasuna.Questa Unità Popolare della Sinistra Indipendentista, che è stataillegalizzata dai tribunali di giustizia spagnoli nel 2003, ha continuatoperò ad essere attiva fin da allora.La sede del sindacato è stata totalmente circondata e presa dalle forzerepressive per ore.I sindacalisti che si trovavano dentro la sede sono stati identificati etrattenuti in una stanza per ore, fra di loro c'era l'ex-dirigente del LABRafa Usabiaga.In un'altra stanza erano rinchiusi Arnaldo Otegi, Rufi Etxebarria, SoniaJacinto e Arkaitz Rodriguez, e lì è stato trasferito successivamente RafaDiez Usabiaga. In altre località inoltre sono stati arrestati MañelUgarte, Amaia Esnal, Ainara Oiz, Txeluis Moreno e Miren Zabaleta. Tutte lepersone arrestate in questo momento si trovano in isolamento.Questi gravissimi fatti avvenuti con la firma del giudice dell'audienciaNational spagnola Baltasar Garzon hanno senza dubbio motivazioni politicheinscindibili dal governo Zapatero. Già nei giorni precedenti il giornalegovernativo El Pais aveva insinuato l'idea che questi stessi dirigentifossero stati desautorati da ETA per la loro supposta opposizione politicacontraria alla lotta armata. Allora perchè li tengono prigionieri?La reazione della succursale del PSOE di Zapatero in Euskal Herria èstata, da una parte, dire che “non avevano niente di politicamenteimportante in mano”, che “questa operazione è stata uguale ad altreprecedenti perchè stavano organizzando la direzione politica diBatasuna”. Dall'altra, hanno rimarcato che “siamo difronte ad una nuovafase politica difficile da definire in poche parole”.Forse la novità è nella stigmatizzazione e criminalizzazione fascista delCollettivo di Prigionieri dei quali è proibito mostrare le fotopubblicamente?La novità della fase politica è la scomparsa da 4 mesi del militante JonAnza in territorio francese?L'impulso neo-franchista dei governi spagnoli dell'ultimo decennio diillegalizzare partiti e associazioni politiche e sociali, anche secriticato da alcuni partiti di ambito basco comunque è stato semprerispettato in ultima istanza e non è certamente una novità di ora.Non è una novità neppure il fatto che quest'impulso basilare nei regimidi stampo neo-fascista sia nel caso della lotta per l'indipendenza e ilsocialismo in Euskal Herria, totalmente sterile riguardo all'obiettivo:paralizzare e ridurre ad una ridicola espressione il movimento che losostiene e cioè la sinistra indipendentista basca. Non è scomparsa ETA,né Batasuna, né il movimento antirepressivo, né le lotte socialisostenute dalla sinistra indipendentista, né il lavoro enorme diricostruzione linguistica e culturale.Tutto il contrario. La Sinistra Indipendentista Basca ha mostrato lapropria vitalità nelle poche mobilitazioni di massa autorizzate, oltre chein alcune di quelle illegalizzate.La Sinistra indipendentista illegalizzata è riuscita a presentarsi alleelezioni, a rinnovare la propria partecipazione in istituzioni di ognitipo, raggiungendo più volte anche in forma non legale il 15-20% dei voti,in tutte le contese elettorali per tutti i dieci anni da quando è stataillegalizzata. Continua cioè a mantenere con forza l'iniziativa politica.Negli ultimi mesi in Euskal Herria sta diventando ogni volta più evidentee pubblica l'intenzione della sinistra indipendentista di investire grandisforzi in futuro nella formazione di quello che viene chiamato PoloSoberanista. Lo stesso Arnaldo Otegi aveva annunciato importanti novitàper questo autunno. A nessuno era sfuggito che evitare l'ingerenza politicanel cui fulcro si situa questa iniziativa è all'origine dell'atto diguerra attuato dal Governo spagnolo del PSOE, con la totale connivenza delPartito Popolare spagnolo.

L'arresto di questi dieci militanti denunciato, oltre che dalla stessasinistra indipendentista, anche dai partiti Ezker Batua-Izquierda Unida,Aralar, Eusko Alkartasuna e dal sindacato ELA, riuscirà solo a ritardareforse questo processo politico. Senza dubbio, aumenta la quota di dolore esofferenza che Euskal Herria paga per pretendere di ricostruire un futuroeuskaldun (basco), femminista, internazionalista, socialista sulla base delsuffragio universale.

Da Askapena chiamiamo a denunciare con tutta la forza possibile questifatti, queste azioni fasciste del governo spagnolo, attivando lì dove siapossibile la solidarietà internazionalista con Euskal Herria, per romperepoco a poco questo velo di silenzio e inerzia che i mass media e i loroalleati del sistema neo-liberale hanno steso in Europa e nel mondo,riguardo la realtà di sfruttamento e lotta che si sviluppa in

EuskalHerria.EUTSI GOIARI!!! EUSKAL HERRIA AURRERA!!!Askapena, 4 Octubre 09

MERCOLEDI 21 OTTOBRE - ore 21.30
Centro sociale Vittoria -
Via Friuli ang. Muratori 43 - Milano

RIUNIONE del comitato AMICI E AMICHE di EUSKAL HERRIA

Alla riunione sono invitati tutti coloro che intendono collaborare con le iniziative con/per i Paesi Baschi, in particolar modo durante la settimana di solidarietà con Euskal Herria di febbraio, e tutti coloro che intendono ospitare nei propri spazi e realtà dibattiti, concerti, cene eccc... durante la settimana di solidarietà di febbraio.
Durante la riunione sarà pianificato tutto il lavoro dei prossimi mesi, in base alle linee della riunione nazionale che si è svolta a Firenze.

giovedì 16 luglio 2009

La solidarieta' e' un arma....

Hamaika Herri Borroka Bakarra !!

Il summit del G8 si è concluso e come al solito, a parte alcune dichiarazione di intenti, il dato che ne esce non è diverso da quello da quanto emerso nel passato. Infatti, mentre i potenti della terra hanno deciso le sorti del mondo cercando di scaricare la crisi sui lavoratori e sui proletari dei loro paesi e del resto del mondo, le loro polizie hanno approfittato per scatenare una nuova campagna repressiva nei confronti di coloro, in particolare contro i militanti dell’area antagonista, che combattono per rivendicare diritti e contrastare gli interessi degli imperialisti e delle lobby economiche. Una criminalizzazione che si è espressa in questo ultimo periodo a tutto campo. Dai 21 arresti degli studenti legati al movimento dell’Onda in Italia , ad assurde sentenze al di fuori dello loro stesso stato di diritto, agli arresti di militanti anti g8 in Europa in occasione del summit, alla scomparsa e alla carcerazione di militanti della sinistra patriottica Basca. Una guerra sporca e di bassa intensità che vuole togliere agibilità alla lotte di opposizione e alla stessa solidarietà internazionalista e questo anche attraverso gli ultimi episodi di Firenze quando in due giorni sono stati fermati alcuni compagni baschi e militanti del movimento antagonista fiorentino ad opera di agenti in borghese che con un operazione antiterrorismo stile Holliwood non hanno esitato a puntare le pistole alla testa dei malcapitati , sequestrandoli per un giorno , per poi essere rilasciati senza motivazione alcuna. Anche i media hanno avuto un ruolo da protagonista in questa campagna. In questa grave situazione politica, sociale ed economica, giornali e tv, non dimenticando il soldo di chi li paga, hanno giocato ad occultare la crisi generale e i fatti concorrendo alla campagna di criminalizzazione. Le lotte dei movimenti e gli episodi di conflitto sociale vengono riprese dai giornali solo quando si verificano scontri e si effettuano arresti dando in ogni caso la solita versione che gli organi repressivi vogliono fare passare. Della progressiva erosione dei diritti non se ne parla e in tal modo i media mostrano la loro complicità con i governi e il loro progressivo passaggio e la loro completa subordinazione alle varie forme di democrazia autoritaria. Tutto questo si inserisce, tra l’altro, nel progetto di costruzione della cosiddetta “fortezza Europa” al quale partecipano tutti gli ambiti, di destra e sinistra che siano, dell’arco istituzionale, repressivo e propagandistico sia di carattere nazionale che internazionale. Lo scopo ultimo è mantenere i profitti controllando ogni forma di conflittualità e attaccare ogni forma di alterità: non ultimi i recenti interventi legislativi e di propaganda sul tema della sicurezza con l’ennesima erosione dei diritti dei migranti, paradigma dello sfruttamento, con il reato di clandestinità. E’ in questo clima che si è preparato il summit dell’Aquila e su questa linea si vuole continuare a trattare l’insieme dei conflitti che si esprimono. Ma la repressione, sia nella forma poliziesca sia nella criminalizzazione ideologica, non è riuscita in nessun modo a mettere sotto silenzio i movimenti di resistenza e di opposizione. In Italia le iniziative di contrasto al G8 e di solidarietà nei confronti degli arrestati sono state importanti e continue e hanno contribuito ad affiancarsi alle rivendicazioni dei terremotati abruzzesi strumentalizzati dai governi che hanno partecipato al summit. In generale le varie realtà politiche dell’antagonismo e i movimenti in genere non si sono fatte marginalizzare dal violento attacco poliziesco ma hanno costruito insieme momenti di rivendicazione consapevoli del fatto che lo scopo ultimo della repressione è la tacitazione delle lotte per i diritti. E la lotta si esprime costantemente in più parti della stessa fortezza Europa. In particolare nei Paesi Baschi ,dove si sperimenta da anni la guerra sporca con arresti preventivi, violenti attacchi ai cortei, deportazione in carceri a migliaia di km da casa, messa in fuorilegge di partiti della sinistra che hanno ampio consenso della popolazione di Euskal Herria e non ultima la sparizione di compagni come Jon Anza , militante Basco con 21 anni di carcere alle spalle scomparso dal 18 Aprile nei Paesi Baschi francesi dove viveva con la sua famiglia in “esilio forzato”. Questa “sparizione” , questo sequestro ad opera degli apparati paramilitari franco-spagnoli , fa parte della guerra sporca che da anni infanga il Paese Basco e che piano piano viene sperimentata anche nel resto d'Europa (l'Italia in primis), facile ricordare quello che negli anni ottanta è stata la strategia repressiva operata dai GAL (gruppi paramilitari spagnoli , al comando dell' ex generale della Guardia Civil Enrique Rodríguez Galindo , al soldo del governo del Partito Socialista di Gonzales) che hanno macchiato di sangue le strade di Euskal Herria attraverso omicidi mirati a distruggere e minare la lotta del valoroso popolo basco. Questo però non è servito ai governi di Spagna e Francia nel determinare una “resa” del movimento anticapitalista e antifascista di Euskal Herria che nel rivendicare il diritto all’autodeterminazione e alla giustizia sociale rimangono da esempio europeo verso un nuovo mondo possibile. Il continuo attivismo della popolazione basca continua a rompere il muro del silenzio mentre la rete di intimidazione che vorrebbe metterli in un angolo non porterà a nessun risultato se non quello di continuare con più determinazione la lotta contro l'imperialismo Europeo e la macchina repressiva dell'infame fortezza Europa. La loro lotta è parte integrante dei movimenti di rivendicazione e di resistenza dei popoli e dei lavoratori dell’Europa e non solo. La loro lotta è fondamentale per cambiare lo stato di cose esistenti così come è fondamentale il lavoro in altre parti del mondo e in Italia sia di solidarietà con chi resiste in Euskal Herria sia di promozione delle lotte sociali del territorio di appartenenza. Finché il fronte di rivendicazione dei diritti e di solidarietà internazionale continuerà ad esistere ci saranno le condizioni per combattere la repressione e per costruire un mondo basato sulla giustizia sociale senza classi né padroni. Libertà per tutti i compagni arrestati !! Solidarietà con il Popolo Basco !! Hamaika herri borroka bakarra !! (tanti popoli un unica lotta) 13 Luglio 2009

Euskal Herriaren Lagunak Milano
(Amici/che dei Paesi Baschi)

fonte: eh-lagunak@gnumerica.org

venerdì 29 maggio 2009

SOLIDARIETA’ AI MILITANTI del MTR e del FAR

Il 17 maggio 2009 il sindaco di destra di Buenos Aires Mauricio Macrì ha organizzato, in collaborazione con l’ambasciata israeliana, una commemorazione per il 61° anniversario della nascita dello stato sionista. A questa iniziativa si sono presentati una trentina di militanti del MTR (Movimento Teresa Rodriguez) e del FAR (il Frente de Accion Revolucianaria, che è un’organizzazione che ne unisce altre con lo scopo di rafforzare l’unità di un fronte politico anticapitalista) per distribuire volantini di denuncia del genocidio del popolo palestinese ad opera dello stato israeliano. Subito vengono attaccati dai servizi di sicurezza presenti, il MOSSAD e l’OSA (Organizzazione Sionista Argentina) e 5 militanti vengono arresati.
I governi israeliano e statunitense fanno pressioni sul “progressista” governo argentino che subito cede agli interessi sionisti e ordina la perquisizione del “cabildo”, un centro gestito dal MTR dove alcuni militanti vivono, organizzano l’attività politica e gestiscono una scuola per il quartiere popolare e, senza la presenza di nessun testimone, la polizia argentina dopo 9 ore di perquisizione “trova” due pistole e una bottiglia incendiaria. Con questa montatura orchestrata ad arte vengono arrestati altri 10 compagni del MTR e del FAR.
L’accusa è di tentato omicidio verso membri dell’OSA e dell’ambasciatore israeliano e viene indicato quale mandante intellettuale Roberto Martino, quadro del MTR-FAR conosciuto in Europa e in Italia dove l’anno passato ha tenuto una serie d’incontri sulla situazione argentina e di tutta l’America Latina.Verso di lui è stato spiccato un mandato di cattura internazionale.

Questo attacco si colloca, comunque, in una fase di forte repressione dei movimenti rivoluzionari e di opposizione sociale contro le politiche economiche del governo Argentino.
Il MTR è, infatti, una realtà che nasce all’interno del movimento dei piqueteros ma che, a differenza di altre realtà, non ha posato “le armi” con l’avvento del governo Kirchnner non facendosi ingannare dalle promesse di cambiamento sociale. Anzi il MTR ha promosso un percorso politico di unità dal basso per un fronte di lotta anticapitalista e antimperialista e ha continuato a sostenere l’aggregazione e la partecipazione popolare anche attraverso l’autogestione di interi quartieri.

E’ chiaro come ormai, non solo in Italia e in Europa, ma in tutti gli stati in cui gli interessi capitalisti e imperialisti sono molto forti sia divenuto praticamente impossibile criticare la politica dello stato di Israele.
Vengono accusati e arrestati dei compagni solo per aver denunciato le condizione in cui il popolo palestinese è costretto a vivere e morire da oltre 60 anni, si cede alle pressioni dei governi che hanno interessi economici, strategici e militari con Israele, si censura e si discreditano tutte le notizie che arrivano dai territori che non sono accondiscendenti con le politiche israeliane.
Troppe volte per scagionare le indifendibili violenze israeliane si attacca chi si schiera dalla parte del popolo palestinese utilizzando la nota equazione antisionismo = antisemitismo, critica falsa che abbiamo sempre respinto argomentando e specificando la netta e incompatibile differenza tra l’uno e l’altro.
Non bisogna stupirsi che l’imperialismo internazionale, riguardo alle politiche da tenere verso il popolo palestinese, segua le direttive che arrivano da Tel-Aviv: è, infatti, di questi giorni la notizia di una proposta di legge in discussione alla Knesset avanzata dal partito del nazista Lieberman, da poco ricevuto in Italia, che punirebbe con l’arresto il solo parlare di Nakba palestinese del 1948.
Si sta tentando di cancellare ulteriormente la memoria insanguinata di un popolo, mettendo a tacere con le armi chi ancora lotta e porta avanti forme di resistenza all’occupazione israeliana in Palestina e con la repressione, il carcere chi, fuori dai territori palestinesi, porta la propria solidarietà a un popolo in lotta e denuncia i crimini israeliani.
Per questo pretendiamo l’immediata scarcerazione dei compagni del MTR-FAR ingiustamente detenuti nelle carceri argentine e la revoca del mandato di cattura internazionale per il compagno Roberto Martino.


SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DEL MTR-FAR INCARCERATI!

A FIANCO DEI POPOLI IN LOTTA!

CONTRO LA REPRESSIONE SIONISTA, PER UNA PALESTINA LIBERA E ROSSA!

I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria- Milano

Per ulteriori informazioni contattare le Brigate di solidarietà per la pace di Firenze: brisop.noblogs.org
Per adesioni alla lettera di scarcerazione: brisop@inventati.org

giovedì 21 maggio 2009

Noi la crisi non la paghiamo!’ Paese Basco fermo per lo sciopero generale dei sindacati di classe. Picchetti, barricate e sabotaggi, finora 5 arresti

Il governo basco e la federazione degli industriali continuano a parlare di fallimento dello sciopero di oggi e di adesione scarsa, pari al 12% per la Confebask e tra il 10 e il 20% per Lakua. Ma basta dare uno sguardo alle immagini e ai video postati in tempo reale sul sito approntato ad hoc – www.grebaorokorra.info – per accorgersi che le cose non stanno affatto così.
In una prima valutazione resa pubblica all’inizio della mattinata, i sindacati ELA, LAB, ESK, STEE-EILAS, EHNE e Hiru (di classe e indipendentisti, che insieme rappresentano il 60% dei lavoratori sindacalizzati) affermano che i dati sull’adesione allo sciopero generale proclamato per tutta la giornata di oggi contro ‘chi scarica la crisi sulle spalle dei lavoratori’ sono molto positivi e indicano un’ampia adesione. Gli slogan della giornata su cui è stato proclamato lo sciopero sono ‘Non mancano i soldi, è che ci sono troppi ladri’ (il riferimento è ai capitalisti che continuano ad arricchirsi nonostante i licenziamenti di massa di lavoratori), “Noi la crisi non la paghiamo”, “Abbasso il capitalismo”.

Vedi le foto: http://www.gara.net/argazki-galeriak/m21-greba/argazkiak.php

Secondo i primi dati forniti in mattinata, è stato soprattutto il settore dei lavoratori dell’industria ad aderire con più entusiasmo allo sciopero: il blocco era totale nei poligoni industriali di Bermeo, e Durango (Bizkaia), Azpeitia, Gernika e Ondarroa (Gipuzkoa), Sakana, Bera e Lesaka (Navarra). Nella provincia del Goierri, a 30 km da Donostia San Sebastian, l’adesione è stata molto alta, con imprese tra le più importanti di tutto il territorio basco come la CAF totalmente paralizzata; lo stesso avviene nella zona di Hernani.Nel settore dell’istruzione anche si apprezza un’ampia adesione allo sciopero, con centinaia di scuole rimaste chiuse (80 solo in Navarra), oltre a numerose facoltà universitarie. Nel settore pubblico, la fermata è stata maggioritaria nelle Amministrazioni Locali, importante ma non maggioritaria invece nelle amministrazioni provinciali e regionali. Nel Municipio di Donosti si registra un 33% di adesione e un 15% nel trasporto pubblico locale. A Bilbao hanno incrociato le braccia il 31% dei lavoratori della Provincia.I media di proprietà pubblica sono stati fortemente interessati dallo sciopero, come ad esempio le radio e le Tv regionali del gruppo EiTB che almeno durante la mattinata hanno trasmesso solo notiziari. Nella località di Zaratamo, il cantiere dell’Alta Velocità è completamente fermo.
Per quanto riguarda i servizi privati, i sindacati indicano una adesione elevata ma a macchia di leopardo, che ha portato alla chiusura di centri commerciali, negozi e supermercati, assicurazioni, ditte di pulizia, banche, imprese di catering ecc. Nella città di Bilbao i servizi hanno risposto bene al contrario del settore privato anche se il centro commerciale El Corte Inglés è rimasto chiuso, mentre nella città navarra di Tutera oggi gli automobilisti potranno parcheggiare gratis perché i lavoratori della OTA (strisce blu) hanno aderito allo sciopero. Buona adesione a Donostia, dove sia il settore privato che quello pubblico hanno aderito in maniera elevata all’appello dei sindacati. Nel settore dei trasporti – la Metro di Bilbao, Eusko Tren, il tram di Bilbao - funzionano solo i servizi minimi garantiti in base alla legge, e anche nelle ditte private del comparto l’adesione è stata significativa. A proposito di servizi minimi è polemica perché l’altroieri, solo due giorni prima dello sciopero generale, il nuovo ministro basco del lavoro ha imposto un aumento dei servizi da garantire in caso di sciopero tentando nei fatti di far fallire una mobilitazione alla quale non hanno voluto aderire i sindacati spagnoli che operano in territorio basco, cioè la UGT e le Comisiones Obreras. Anche la sezione basca di Izquierda Unida non ha voluto sostenere la mobilitazione, parlando di una strumentalizzazione delle ragioni dei lavoratori da parte di forze politiche nazionaliste. Ampio sostegno ai lavoratori in sciopero invece da parte di tutto il movimento di classe basco e di quello indipendentista, del movimento studentesco, dei collettivi femministi e delle associazioni antirazziste ed internazionaliste che hanno partecipato insieme ai sindacati a centinaia tra presidi e cortei organizzati già dall’inizio della mattinata in moltissime località basche. Qualche giorno fa durante una conferenza stampa circa 30 organizzazioni sindacali di classe ed indipendenti di tutti i territori dello Stato Spagnolo avevano espresso la loro solidarietà e partecipazione alla protesta indetta dai sindacati baschi di area indipendentista e nazionalista.
5 arresti, cariche e denunce

Secondo le informazioni diffuse all’ora di pranzo dal Ministero degli Interni della Comunità Autonoma Basca, il primo arresto della giornata si è registrato all’una di notte a Gasteiz, quando alcuni agenti dell’Ertzaintza (la polizia regionale) avrebbero individuato un giovane che sabotava con del silicone il portone di un liceo. Alle 10.30 sempre a Gasteiz è stata arrestata una persona perché partecipava ad un picchetto che tentava di impedire l’ingresso di alcuni lavoratori all’interno del centro commerciale El Corte Inglés e il passaggio di alcuni camion.Alle 7.00, agenti della polizia autonoma hanno arrestato a Donostia un uomo che partecipava ad un picchetto, accusato di impedire la partenza degli autobus urbani. E’ stato denunciato per ‘resistenza e disobbedienza’ alla forza pubblica. I poliziotti hanno caricato e manganellato i lavoratori per sciogliere il picchetto.La quarta detenzione si è avuta a Trapagaran, dove una persona che partecipava ad un picchetto informativo è stato arrestato per ‘aggressione’ contro gli agenti dell’Ertzaintza. Il quinto arresto ha avuto luogo nel centro commerciale Mendibil di Irun, alle 10.00. Qui l’Ertzaintza ha caricato contro un picchetto e ha detenuto un giovane.A Bilbao, l’Ertzaintza ha caricato circa 100 persone che si erano concentrate all’interno della stazione degli autobus.

Sabotaggi e barricate Numerosi tratti della linea ferroviaria nel Paese Basco sono stati sabotati a partire dalle prime ore dell’alba. In molti casi i sabotatori hanno tranciato le catene delle linee a scartamento ridotto, provocando il rallentamento o anche il blocco della circolazione. Per tutta la mattinata l’Ertzaintza è stata impegnata nel contrasto delle ‘barricate di fuoco’ erette dai manifestanti in numerose zone della geografia basca: Deusto, Zizurkil, Iruñea, Atarrabia, Asteasu, Zumaia. In altri casi alcuni istituti scolastici sono rimasti chiusi a causa del sabotaggio dei portoni con il silicone.

Guarda il video della manifestazione di Donostia: http://www.gara.net/bideoak/m21-greba/index.php* Radio Città Aperta

lunedì 11 maggio 2009

Pirati, Somalia, Noi

Mohamed Abshir Waldo è un analista somalo che lavora in Kenia. E’ autore di una pubblicazione dal titolo “Le due piraterie in Somalia: Perché il mondo ignora l’altra?”. Ecco la sua testimonianza:
“Ci sono due piraterie in Somalia. Una è quella che sta all’origine del problema di oggi, e che è la pesca illegale da parte di imbarcazioni straniere, che oltre tutto mentre pescano assolvono a un altro compito illegale, cioè la discarica di scorie tossiche industriali e persino nucleari nelle nostre acque, tutte provenienti dal mondo ricco. L’altra pirateria è quella che vi raccontano i vostri media. Ma essa si è scatenata in reazione a quei crimini, quando le nostre acque furono avvelenate, quando fu saccheggiato i nostro pesce, e in un Paese poverissimo i pescatori capirono che non avevano altra possibilità se non quella di reagire con la violenza contro le navi e le proprietà dei Paesi potenti che sponsorizzano la vostra pirateria e la discarica tossica qui.
Le nazioni maggiormente coinvolte in questa prima pirateria sono la Francia, la Norvegia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, le Gran Bretagna, ma anche la Russia e i Paesi asiatici come la Korea, Taiwan, le Filippine, la Cina. Tutto è cominciato, per quanto riguarda la pesca illegale, nel 1991. Le comunità dei pescatori somali ha per anni protestato presso l’ONU e la UE, ma sono stati del tutto ignorati. I pescherecci occidentali arrivano qui e pescano senza licenza, addirittura reagiscono con la forza quando le nostre barche li contrastano, ci tirano addosso acqua bollente, ci sparano, ci mirano contro con i vascelli. Queste cose sono accadute per anni, finché i pescatori somali si sono organizzati in un corpo di Guarda Costiera di Volontari Nazionali, che voi ora chiamate ‘i pirati’.
Oggi le marine militari di questi Paesi pirateschi sono qui a proteggerli. I nostri pescatori hanno paura ad uscire in mare perché spesso vengono fermati dagli incrociatori occidentali e arrestati solo perché sospettati di essere 'pirati'. Si tratta di una terribile ingiustizia, con la comunità internazionale che fa solo i propri interessi e ci ignora. I nostri 'pirati' di oggi sono ex lavoratori alla disperazione, null’altro.
E poi c’è nel sottofondo il problema della discarica di sostanze industriali tossiche dai Paesi ricchi nelle nostre acque, che è iniziato negli anni ’70 ed è continuato sempre, in risposta soprattutto alla nascita in Occidente di leggi ambientali molto più severe di prima. E così i vostri governi hanno pensato di scaricarle in nazioni povere o in guerra, che non potevano reagire, o i cui governi potevano essere corrotti. Al Jazeera lo ha documentato, ma anche la CNN credo. E’ stato detto e più volte scritto che la Mafia italiana è pesantemente coinvolta qui in Somalia nella discarica di sostanze proibite (Ilaria Alpi, ricordiamoci, P.B.).
Proprio ieri (13/04) una nave è stata catturata nel golfo di Aden dai pescatori, non dai ‘pirati’, ma dai pescatori, che sospettavano che stesse per scaricare sostanze tossiche. La nave ha immediatamente gettato a mare due enormi container quando hanno visto i pescatori, ma per fortuna essi non sono affondati e sono stati trascinati a riva. La comunità locale ha invitato i vostri governi a venire a ispezionare quei container, ma per ora non c’è stata risposta.
La Banca Mondiale alcuni anni fa fece trapelare un memorandum confidenziale dove Larry Summers, che allora era il suo capo economista (oggi consiliere economico di Obama, P.B.), diceva “Penso che la logica economica dietro alla discarica di sostanze tossiche nelle nazioni più povere sia impeccabile e dovremmo affrontare questo fatto. Ho sempre pensato che i Paesi sotto-popolati in Africa siano molto sotto inquinati”. Poi ritrattò e disse che era sarcasmo.”

sabato 4 aprile 2009

MOVIMENTI CONTRO LA CRISI IN EUROPA.

DA INFO-AUT www.infoaut.org
LONDRA CONTRO IL G20
Appunti per un movimento contro la crisi

A margine delle mobilitazioni in opposizione al vertice del G20 di Londra è interessante andare a vedere, analizzare e dare commento a quel che la piazza londinese ha prodotto in queste giornate, cercando di cogliere la vivacità e la ricchezza, seppur nei suoi limiti, di una discesa in strada significativa dinnanzi al mordere della global crisis.
Indubbiamente il clima blindato che ha attorniato la City di Londra lungo questa settimana ha fortemente condizionato la protesta, la quale, dopo il grande corteo di oltre 50mila persone sabato scorso, è cominciata nella giornata di mercoledi con lo sfilare di 4 cortei verso la Bank of Scotland, che è stata poi assaltata dai manifestanti, occasione nella quale è morto anche Ian Tomlinson. Giovedi gli arresti e gli sgomberi delle case occupate hanno compromesso l'assedio dell'Excel Center. Nonostante ciò, un dato rilevante si è avuto dalla partecipazione popolare alle manifestazioni, una composizione sociale diversa da occasioni e movimenti passati, attivazione di soggetti non soliti alle piazze, spinti dall'insostenibilità e dalla rabbia portate dalla crisi. Secondo Paolo Gerbaudo l'interrogativo e la sfida starà nella tenuta e nelle prospettive di un embrionale movimento contro la crisi.
Ovviamente la dimensione in cui si è svolto il G20 di Londra è un piano di crisi galoppante, che comincia ad avere le sue ricadute sul reale, a danno dei molti soggetti contrari a pagare i costi dati dalle perdite del sistema. In Inghilterra la crisi è più che mai presente, e ciò è riscontrabile nelle molteplici vertenze aperte così come nelle esponenziali richieste di sussidi che vanno in parallelo con i numeri in crescendo del livello della disoccupazione. Durante la settimana contro il G20, nel paese, 3 fabbriche dell'indotto della General Motors sono state occupate dagli operai contro la mannaia della chiusura su loro pendenti: nonostante queste occupazioni sono siano direttamente riconducibili alla mobilitazione anti-G20 il nesso politico di queste con le proteste è palese, scontrandosi contro lo stesso sistema di gestione della crisi. Secondo Nicola Montagna, diversamente da altre letture, ma non per questo meno interessante come commento su cui riflettere, il limite forte delle mobilitazioni di Londra è stato quello di non aver saputo catalizzare la rabbia e lo scontento presente nella società inglese, seppur nella diversità di una composizione sociale delle proteste.

STRASBURGO CONTRO IL VERTICE NATO

04.04.2009
Verso l'assedio del vertice di Strasburgo! Scontri con la polizia, No Nato a ridosso della zona rossa
Mentre la Nato si prepara ad affrontare la sua giornata clou del vertice dell'Alleanza Atlantica, a sessant'anni dalla sua creazione, iniziano a prendere forma anche le mobilitazioni di protesta, le quai hanno visto già nei giorni scorsi momenti di tensione e scontro ai margini di Strasburgo. Viene mantenuto da parte delle autorità il divieto di manifestazione, nel tentativo di contenere la protesta e relegarla ai campi dei vari campeggi anti-Nato organizzati. Vertice Nato più blindato che mai, con un dispiegamento esorbitante di forze dell'ordine alle porte di Strasburgo e la creazione di zone rosse ed arancioni in città.Anche nel pomeriggio di ieri si sono registrate tensioni con la polizia. Gli scontri sono scoppiati quando la polizia in assetto anti-sommossa ha circondato il campeggio anti-Nato di Strasburgo. I manifestanti hanno formato barricate e lanciato sassi e petardi, mentre la polizia ha sparato gas lacrimogeni e usato gli idranti.Oggi invece, fin dal mattino presto si sono date più iniziative contro il vertice Nato, partite tutte dal campeggio alle porte della città francese e dirette verso il centro cittadino, nel tentativo di avvicinarsi il più possibile a Palazzo della Musica, dove si sta tenendo il summit. Un gruppo di manifestanti è riuscito ad avvicinarsi molto, giungendo ad un chilometro dal centro, riuscendo a percorrere almeno 4 dei 5 chilometri che separano il campeggio da Strasburgo. I manifestanti sono divisi in più tronconi, cercano di prendere posizione nonostante la polizia, addobbata in assetto da guerra, è da ore protagonista di un fitto lancio di lacrimogeni per disperdere le manifestazioni. La manifestazione principale blocca il viale centrale di Strasburgo che porta al centro congressi e anche al centro stampa. 25 persone sono state arrestate negli scontri di questa mattina, la metà dovrebbero essere sulla via del rilascio. Una ventina sarebbero anche i manifestanti feriti dalle cariche della polizia.E mentre prosegue il tentato assedio al vertice della Nato, che sta ottenendo i primi importanti risultati, alla luce del fatto che tanti diversi gruppi stanno cercando di accedere in città superando i ponti e forzando i blocchi di polizia, ma anche della capacità di un gruppo di oltre 500 manifestanti di spingersi a ridosso della zona rossa, giungendo fino a place de la Republique, uno degli obiettivi di questa mattina, sicuramente il più più vicino al luogo del summit. Nel pomeriggio si svolgerà il corteo vietato a più riprese dalle autorità e che resta non autorizzato: il concentramento, fissato nella zona industriale di Strasburgo, è stato spostato dalle 13 alle 15 per permettere a tutti i manifestanti bloccati alle ricreate frontiere (per l'occasione) di arrivare e partecipare alla manifestazione contro la Nato.

da: peace Repoter
GRECIA

Sciopero generale in Grecia: dedicato alla lavoratrice immigrata aggredita brutalmente mesi fa.

Margherita Dean per Peace Reporter

Marina splende, abbraccia tutti, amici e sconosciuti; la vittoria dopo almeno un anno di denunce, trattative, scontri e dolore ha finalmente vestito il suo sguardo di fierezza e gratitudine. Oggi, 2 aprile 2009, giorno dello sciopero generale indetto dai sindacati greci "perché non siano i lavoratori a pagare le conseguenze di una crisi causata da chi ha approfittato'' dell'attuale modello economico, le donne delle pulizie vincono.
Era la notte del 23 dicembre scorso, quando Costantina Kuneva, cittadina bulgara residente ad Atene, fu attaccata da due energumeni che, col vetriolo, le distrussero un occhio e le corde vocali, danneggiando l'altro occhio e parti dell'esofago. I media televisivi diedero rilievo all'accaduto con singolare ritardo, così come singolare fu il tergiversare della polizia le cui indagini, a oggi, possono definirsi inesistenti. Tutti però, già allora, cercarono i motivi dell'aggressione nell'attività sindacale della vittima, donna delle pulizie della ditta OIKOMET, appaltatrice dell'ISAP, linea metropolitana che, dal 1976 unisce il settentrione ateniese con il Pireo. Costantina Kuneva, una delle tante responsabili per la pulizia di linea elettrica, università, biblioteche, musei, uffici e quant'altro di proprietà e gestione pubblica; proprio lei, una alla quale si passa accanto di fretta, senza guardarla in viso, mentre spinge secchi d'acqua maleodorante; Costantina, che appena arrivata ad Atene si iscrisse al piccolo sindacato degli addetti all'igiene per divenirne, a breve, segretaria generale. L'immigrata bulgara, la cui disgrazia fece scoprire all'opinione pubblica che gli schiavi moderni esistono anche in Grecia. Costantina Kuneva, infatti, subì un attentato il cui mandante è ufficialmente sconosciuto, peccato che contro il suo datore di lavoro, la OIKOMET, ci fossero già tante denuncie di sfruttamento economico e terrorismo morale nei confronti dei dipendenti. Oggi Costantina è ancora in ospedale ma le sue colleghe, dopo trattative attese per lunghe ore sul marciapiede adiacente all'ISAP, usciranno dall'edificio trionfanti, accompagnate dai sindacalisti dell'ISAP stesso, ormai fedeli alleati della loro lotta.
La strada è gremita di persone, alcune sono presenti dalla mattina presto, altre si uniscono col passare delle ore. Quando le manifestazioni finiscono, arrivano alcuni cortei di sostegno mentre ogni tanto squadre di agenti anti - sommossa provocano i manifestanti; è la voce di Vlassia Papathanasi allora, oresidente del sindacato degli addetti all'igiene, che tuona invitando gli uni a ‘'scomparire'', gli altri a mantenere la calma. Eccola che sale, Vlassia, pare essere protetta dagli astanti, trarre forza dalla loro presenza, sale agli uffici d'amministrazione dell'ISAP. Sono passate oramai più di due ore quando finalmente riappare. Hanno vinto: non ci sarà più nessuna OIKOMET, nessun altro appaltatore, il loro datore di lavoro sarà direttamente l'ISAP. ‘'Sai che abbiamo pensato anche ai nostri colleghi cittadini non europei? Sai che si sono impegnati anche per loro, li assumeranno nonostante le difficoltà legali?''. La guardo rispondendole che hanno appena creato un precedente. O meglio, molti precedenti: sono riuscite a farsi affiancare non tanto dalle grandi organizzazioni sindacali, quanto da movimenti quasi spontanei di solidarietà, sono riuscite a imporre le loro ragioni nonostante l'esiguità degli iscritti alla loro organizzazione, hanno provveduto anche per i diritti dei loro colleghi non europei. ‘'Sì, forse, però stiamo tutti lottando per l'ovvio'', ribatte Ghiannis, ‘'stiamo lottando contro le moderne forme di schiavitù, ci stiamo battendo per la fine del commercio di speranze per cui lo Stato greco assume con contratti a termine i suoi dipendenti. Se le cose non cambiano entro la fine dell'anno io me ne vado in Belgio'', aggiunge. In quel momento, però, il suo telefono squilla, è la mamma di Costantina, vuole sapere tutto, ogni dettaglio, ogni particolare. La voce di Ghiannis si ammorbidisce, ha fatto tanto per lei e Costantina, le racconta della giornata di oggi, tutto contento. Eppure so che da domani i suoi pensieri torneranno ai moltissimi lavoratori in Grecia che di diritti ne hanno sempre meno.

giovedì 26 marzo 2009

SOSTIENI LA PALESTINA, BOICOTTA ISRAELE! Iniziative: sabato 28 e lunedi 30 marzo

LUNEDI 30 MARZO ORE 18
Presidio al Comune di Milano davanti a Palazzo Marino Per denunciare gli accordi di gemellaggio e di addestramento della polizia locale milanese da parte delle forze militari israeliane.

SABATO 28 MARZO
volantinaggi e presidi per il boicottaggio:

Ipercoop di viale Umbria dalle 16
Esselunga di viale Suzzani dalle 16
EsseLunga di via Legnone angolo Jenner dalle11.00
Upim/Rinascente di c.so S.Gottardo dalle 16.00
Corbetta Esselunga alle 17:30.

La feroce aggressione alla Striscia di Gaza ha fornito al mondo l’ennesima conferma della volontà sionista di procedere alla pulizia etnica del popolo palestinese. 1.300 morti tra cui centinaia di bambini, migliaia di feriti, immani distruzioni provocate da tre settimane di bombardamenti ora sono seguiti da un assedio criminale voluto e praticato da Israele, Stati Uniti ed Unione Europea. Per questo da tempo numerose organizzazioni palestinesi e anche israeliane hanno lanciato la richiesta di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) dell’economia di guerra israeliana, per boicottare i prodotti israeliani e le aziende multinazionali che fanno i loro affari con Israele. Il 30 marzo 2009, giornata della Terra, in tutto il mondo si svolgeranno iniziative per la “giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese”.
Rete milanese Boicotta Israele! palestinamilano@yahoo.it

I compagni e le compagne del Vittoria invitano tutti coloro che vogliono partecipare all'iniziativa di viale Umbria a trovarsi alle 15.30 al CSA Vittoria Via Muratori ang. Via Friuli. tel:025453986 www.csavittoria.org

venerdì 20 marzo 2009

incomincia la campagna di boicottagio contro israele, prime iniziative a milano e provincia

SOSTIENI LA PALESTINA, BOICOTTA ISRAELE

Appello per la campagna italiana di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni dell’economia di guerra israeliana

Con la feroce aggressione alla Striscia di Gaza, lo Stato di Israele ha fornito al mondo l’ennesima conferma della volontà di procedere alla pulizia etnica del popolo palestinese, in linea con il progetto sionista di una “Grande Israele” che si affermi con la negazione del diritto all’esistenza di altri popoli nella regione.I 1300 morti, le migliaia di feriti, le immani distruzioni provocate da tre settimane di bombardamenti fanno seguito ad un embargo criminale – voluto e praticato da Israele, Stati Uniti ed Unione Europea – che da oltre due anni colpisce una delle popolazioni più povere del mondo, impedendo ogni attività economica e bloccando persino il transito degli aiuti umanitari.Continua, dunque, l’occupazione israeliana della terra palestinese, la negazione del diritto di un popolo alla sua autodeterminazione.Al dramma del milione e mezzo di Palestinesi segregati nella Striscia di Gaza fa da riscontro la trasformazione della Cisgiordania in un sistema di prigioni a cielo aperto, con le città e i villaggi isolati gli uni dagli altri dal Muro dell’Apartheid, che Israele ha continuato a costruire nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Internazionale del 2004 e le risoluzioni dell’ONU, continuamente e impunemente violate, con la complicità dei governi delle maggiori potenze mondiali.Per contribuire alla campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni lanciata dalle organizzazioni della società civile palestinese e a molte associazioni israeliane, promuoviamo anche nel nostro Paese un percorso di iniziative volte ad incidere sull’economia di guerra israeliana, attraverso il boicottaggio delle merci, il disinvestimento dell’economia, la sospensione dei rapporti accademici e delle collaborazioni con lo Stato e gli enti locali, il boicottaggio del turismo in Israele e la verifica delle possibili iniziative legali per la condanna dei criminali di guerra ed il risarcimento dei danni provocati in questi anni di occupazione e di guerra.La Campagna Italiana BDS chiede, inoltre, la revoca delle collaborazioni in essere fra alcuni enti locali e lo Stato di Israele. Invitiamo, infine, a boicottare ogni forma di turismo verso le località israeliane.
Il nostro appello è rivolto a chiunque, individuo o associazione, intenda dare il suo contributo al raggiungimento di una pace giusta in Medio Oriente, attraverso il riconoscimento dei sacrosanti diritti del popolo palestinese, alla solidarietà verso la sua legittima Resistenza
Aderendo all’appello del Forum Sociale Mondiale di Belem, la Campagna Italiana BDS promuove tre giornate nazionali di mobilitazione per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per il 28, 29 e 30 marzo 2009.
Il 28 marzo a Milano inizia la campagna con il presidio di numerosi centri commerciali, e, sono stati organizzati, fino ad ora, i seguenti presidi di controinformazione a cui invitiamo tutti e tutte a partecipare:Ipercoop di viale Umbria dalle ore 16,00Esselunga di viale Sarca dalle ore 16.00EsseLunga di via Legnone angolo JennerCorbetta, Esselunga, alle 17:30.Per il 30 marzo stiamo discutendo dell’organizzazione di un altro presidio comune e unitario e vogliamo sottolineare che sarà unico per tutti il materiale di propaganda, manifesto e volantini che sarà diffuso in queste e altre giornate di mobilitazione.

invitiamo chiunque sia interessato a partecipare alle iniziative, associazioni, comitati, partiti o singole persone a contattarci scrivendo o telefonando:
palestinamilano@yahoo.it oppure 347.7851682e a partecipare alla riunione cittadina, per un organizzazione precisa e unitaria delle scadenze, che si terrà :
MARTEDI 24 marzo alle ore 18,00 al csa vittoria via friuli angolo via Muratori Milano.

giovedì 5 marzo 2009

LA SINISTRA INDIPENDENTISTA BASCA E LE ELEZIONI AL PARLAMENTO DELLA COMUNITA AUTONOMA BASCA

Domenica scorsa, 1 marzo, si sono svolte, nelle tre province basche che compongono la Comunità Autonoma Basca, le elezioni al parlamento e al presidente della Comunità Autonoma Basca. La principale caratteristica di queste elezioni è stata il suo carattere assolutamente antidemocratico. Infatti, la piattaforma elettorale DEMOKRAZIA 3 MILIOI-D3M (Democrazia 3 milioni), della Sinistra Indipendentista basca, è stata illegalizzata dallo Stato Spagnolo, impedendo la sua partecipazione alle elezioni autonomiche.
La campagna elettorale è stata segnata dalla persecuzione che ha subito la piattaforma Demokrazia 3 Milioi, la quale, nonostante l’ilegalizzazione, ha comunque deciso di continuare con la campagna elettorale ed i comizi, presentandosi alle elezioni, pur sapendo che i suoi voti sarebbero stati considerati nulli. Nelle ultime settimane sono state arrestate decine di persone ed altre centinaia sono state fermate dalle diverse forze di polizia che operano nel territorio basco. In più, varie sedi sono state perquisite per evitare che la Sinistra Indipendentista facesse propaganda elettorale o potesse distribuire le schede elettorali di D3M con le quali effetturare il voto. É curioso vedere centinaia di uomini armati perseguitare delle schede elettorali.
Questa repressione giuridica-politica-militare esercitata dal governo spagnolo (PSOE) ha un doppio obiettivo: annullare politicamente la sinistra indipendentista basca, poiché é il motore del cambio politico e sociale che si vuole dare nei Paesi Baschi e, d’altro canto, manipolare i risultati elettorali in suo favore, dal momento che senza la presenza della sinistra indipendentista il “blocco spagnolista” ottiene piu parlamentari.
I risultati delle elezioni al parlamento basco, ci portano a realizzare le seguenti considerazioni:

- Nonostante il governo spagnolo ed il parlamento basco abbiano messo in moto tutto il loro apparato repressivo, la sinistra indipendentista ha realizzato un atto di disobbedienza civile di massa: nonostante le illegalizzazioni, migliaia di persone hanno partecipato alla campagna elettorale facendo propaganda, assistendo agli atti politici o distribuendo milioni di schede elettorali illegali di D3M in quasi tutte le case delle Province di Araba, Bizkaia e Gipuzkoa.

- Alla fine, le persone che sono andate alle urne a votare D3M sono state piú di 100.000 (8,8% dei voti calcolati). Con questi voti, se fossero stati validi, D3M avrebbe ottenuto 7 parlamentari su 75.

- Il Parlamento Basco che si formerá in seguito a queste elezioni, basate sulla esclusione, manca di legittimitá.

- Allo stesso modo, il prossimo Governo Basco, mancherá di legittimitá.

- I risultati elettorali sono stati il frutto della manipolazione del governo del PSOE, che ha creato una situazione di eccezione per articolare una maggioranza unionista spagnola che non corrisponde alla realtá basca.

- Le parti politiche che difendono il diritto della societá basca di decidere sul suo futuro (Demokrazia 3 Milioi, Partido Nazionalista Basco, Aralar, Eusko Alkartasuna, Ezker Batua) hanno ottenuto 633.649 voti, in confronto ai 482.839 degli unionisti spagnoli (PSOE, PP, UPyD). Nonostante ció, a causa dell’esclusione della sinistra indipendentista, voluta dal PSOE, gli unionisti spagnoli hanno ottenuto una maggioranza parlamentare.

Di fronte a questa situazione di mancanza di democrazia e di negazione dei diritti, la sinistra indipendentista riconferma la sua scommessa per lanciare una offensiva politica, per costruire in questo paese uno scenario democratico nel quale tutti i diritti di tutte le persone che costituiscono i Paesi Baschi siano rispettati e affinché tutti i progetti politici possano svilupparsi a paritá di condizione, incluso quello della sinistra indipendentista: l’Indipendenza ed il Socialismo per i Paesi Baschi.


EZKER ABERTZALEA
02/03/2009
www.ezkerabertzalea.info

mercoledì 18 febbraio 2009

riportiamo l'intervento di un compagno di Genova indirizzato al quotidiano il manifesto

Sul Manifesto e l'internazionalismo>>

Nel 1995, l'organizzazione armata ETA aveva diffuso un programma tattico> nominato "Alternativa Democratica", adeguamento alla fase della> "Alternativa Tattica KAS". La forma usata per rendere pubblica tale> proposta, fu un video, che il partito di unità popolare Herri Batasuna> (ma pure alcune televisioni di stato europee, prima quella tedesca, in> seguito anche la RAI) diffuse in assemblee pubbliche per consentire al> popolo basco ed a tutte le forze politiche, sociali e sindacali che vi> trovavano spazio, di esprimersi. La reazione dello stato spagnolo fu di> incarcerare l'intera Direzione Nazionale del partito.

Esemplare la> risposta del quotidiano sedicente comunista "Il Manifesto", che continuò> a definire Herri Batasuna un partito terrorista, facendo eco all'allora> responsabile di relazioni internazionali di Rifondazione Comunista, che> esprimendosi sull'appello alla solidarietà lanciato dal partito basco,> disse che non avrebbe fatto ritirare le firme concesse in seno al suo> partito solo per non dare maggiore risalto a quel partito di terroristi.>> Questo non per recriminare, ma al contrario, per rimarcare come il tipo> di atteggiamento denunciato da* compagn* di Euskal Herriaren Lagunak,> sia biologico di (de)formazioni che nulla hanno a che vedere nella> realtà col titolo ideologico di cui si fregiano.>> Ritengo che la fine del secolo scorso e l'inizio di questo, abbiano> ampiamente dimostrato di che pasta sono fatti, dalla partecipazione a> governi antioperai, alle leggi contro gli immigrati, fino, non in ordine> di tempo, al sostegno alle guerre imperialiste. Sarebbe anche l'ora di> lasciare affogare questi soggetti nella loro miseria.>> Più importante invece credo sarebbe riflettere sulla situazione dei tre> popoli, quattro con i lavoratori dello stato italiano, che convocano la> manifestazione di sabato 21 febbraio, e sulla parola d'ordine che la> caratterizza: "Molti popoli, una sola lotta".>> L'occasione da cogliere è importantissima. Tantissimi infatti i problemi> in comune fra questi quattro paesi, senza cadere in tematiche di tipo> umanitario che, per quanto incontestabili, da sole sviano l'attenzione> dalle questioni di maggiore importanza.>> Potremmo iniziare col discorso sulla "democrazia", più precisamente su> quel fenomeno che maggiormente dovrebbe caratterizzarla, le "libere"> elezioni.>>

In Euskal Herria, è ormai fenomeno consueto che le liste della Sinistra> Abertzale vengano interdette, con corollario di arresti di militanti e> aggressioni alle manifestazioni. In occasione della prima di queste> interdizioni, quella di Batasuna, e per retroattività di Herri Batasuna,> un ministro dell'allora governo Aznar disse con chiarezza e senza falsi> pudori, che al di là dello scopo politico di levarsi dai piedi un> partito scomodo, la sua esclusione dalle istituzioni, anche locali,> avrebbe dato via libera a tanti appalti e speculazioni che fino ad> allora avevano bloccato nei comuni in cui erano alla direzione.> Certamente un popolo combattivo, una classe lavoratrice pronta a> rispondere colpo su colpo, da fastidio all'oligarchia spagnola (non> dimentichiamo che una buona parte di essa è composta dalla borghesia> imperialista basca); ma quando si tratta di affari, allora non c'è> ostacolo che tenga.>>
In Palestina, le ultime elezioni sono state vinte dal partito Hamas.> Immediata la reazione di Israele, USA ed Unione Europea, con blocco> delle frontiere, blocco dei finanziamenti, embargo anche peggiore di> quello cui è sottoposta Cuba. Promozione di un colpo di stato per> rimettere in sella il governo amico di Abu Mazen, aggressione e pratica> di sterminio nella Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania prodsegue la> repressione "interna"/esterna dei militanti di organizzazioni scomode,> soprattutto il FPLP. Dietro fra l'altro ci sono le mire sui pozzi di gas> al largo di Gaza.>>
Nello stato turco, non solo le organizzazioni kurde, ma anche i> comunisti della Turchia vengono messi fuorilegge, perseguitati,> aggrediti quanti praticano o sostengono la solidarietà allo sciopero> della fame dei prigionieri politici, le manifestazioni proibite.> Petrolio in Kurdistan? Mah...>>
Nello stato italiano dei Pulcinella, l'Esecutivo nel suo piccolo si leva> di mezzo quelle sacche fastidiose di media e piccola borghesia> "progressista" rappresentata dai partiti della mal definita "sinistra> radicale". Lo strumento è lo sbarramento alle elezioni.> Ristrutturazione, crisi...>>
Il tutto dimostra solo una cosa, a mio avviso, e cioè il fatto che in> una fase di crisi come quella che dura ormai da tre decenni, la> borghesia imperialista non ha alcuna intenzione di concedere spazi> ancorchè formali che possano ostacolare il suo cammino. In poche parole,> la lezione è che se le elezioni servissero davvero a qualcosa, sarebbero> proibite.>> Altro punto in comune fra i quattro paesi in questione, è quello> relativo al flusso in due direzioni di forza lavoro, immigrazione ed> emigrazione. Il dominio raggiunto complessivamente sul pianeta da parte> del sistema capitalista, seguendo il gioco delle convenienìze> economiche, spinge milioni di persone ad abbandonare la propria terra ed> il proprio ambiente alla ricerca di migliori, o anche solo maggiori,> possibilità di sopravvivenza, dato che la ricerca del massimo profitto> genera carestie, disoccupazione e guerre da cui la forza lavoro è> costretta a fuggire, o a subire l'eterno ricatto di condizioni di vita e> di lavoro sempre peggiori. È un dato questo che accomuna tutto il mondo.> Negli USA, che respingono a fucilate i messicani che tentano di entrare> lungo la frontiera fortificata, mentre i lavoratori interni, travolti> dalla crisi, saranno costretti ad accettare riduzioni di salario,> ambienti ed orari di lavoro disumani, a meno che non accettino di andare> a farsi ammazzare per lo Zio Sam in una qualsiasi delle sue guerre in> giro per il mondo. Nell'Unione Europea, quella che vede morire per> annegamento, stenti o incidenti di vario genere quanti tentano di> immigrare; che rinchiude quanti ci riescono nei campi di concentramento,> che sottopone quanti ne escono a leggi razziali e situazioni di> sfruttamento estremo, mettendo loro contro i lavoratori interni,> esasperati dalle sempre più precarie condizioni di lavoro e di vita ed> intossicati dalla propaganda razzista. In quello che veniva definito> Terzo Mondo, dove, se non ti arruoli in qualche guerra definita> "tribale", in realtà che ti porta a morire per garantire a questa o> quella multinazionale il controllo sulle materie prime, puoi scegliere> fra morire di fame, malattie, rappresaglie, o tentare la fortuna> attraverso mille pericoli nel mondo che cerca di apparire così ricco e> benestante. Come lo stato italiano, che attrae, rifiuta, sfrutta, lascia> morire, lusinga, discrimina, a seconda delle esigenze produttive, i> lavoratori "stranieri", nello stesso tempo in cui fa scempio delle> conquiste ottenute dai lavoratori con le lotte dei decenni precedenti.> Al giorno d'oggi, nei posti di lavoro ci sono situazioni paradossali per> cui quattro lavoratori che svolgono le stesse mansioni, possono avere> quattro tipi di contratto diverso. E con l'attacco al contratto> nazionale che viene portato di questi tempi, l'avvento della> contrattazione diretta individuale, porrà il timbro definitivo sulla> sconfitta.>> È per questo, per arrivare al punto, che la parola d'ordine che convoca> la manifestazione, è importante, e può essere dirompente se interpretata> ed applicata alla lettera. Molti popoli, una sola lotta. Anche se a> questo punto sarebbe più appropriato dire "una sola classe, una sola> lotta", perchè l'unico scontro realmente determinante a questo punto è> quello fra la classe dei lavoratori, dovunque si trovino e da dovunque> ne vengano, e la classe dgli sfruttatori ed i loro servi. E l'unica> direzione praticabile per noi lavoratori, è quella della comunità di> interessi e delle lotte. Ci sono esempi più che validi di solidarietà> fra lavoratori, dal sostegno alla lotta dei lavoratori INNSE, a quella> vittoriosa alla Bennet di Origgio; da quella dei cassintegrati Alfa di> Arese per far ottenere un contratto degno ai lavoratori stranieri delle> cooperative, a quella degli operai delle Riparazioni Navali di Genova> per parificare le condizioni salariali a 200 lavoratori fatti venire> dalla Romania.>> Sono pratiche esportabili e da prendere ad esempio, perchè quando gli> operai di Bilbo, di Pomigliano, i lavoratori di Palestina, scendono in> lotta per conquistare il loro diritto all'esistenza contro i profitti> dei padroni, diventano tutt'uno con gli interessi della resistenza a> Gaza, nel Kurdistan, in Euskal Herria come nell'America Latina.>> Ed a questo punto, fanno scomparire nell'oblio quanti, Manifesto o> Rifondazione o finti comunisti di ogni genere, tentano di farsi belli> sulle spalle dei lavoratori.>> Sarebbe una vittoria grandissima se la manifestazione di sabato 21> sapesse fare propria in questo senso la parola d'ordine> dell'internazionalismo. Ci vediamo in piazza.>>

Stefano, operaio di Genova.

martedì 17 febbraio 2009

TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA!

HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!
TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA!

Al termine della settimana di solidarietà internazionalista con il popolo basco che si è sviluppata a livello nazionale con momenti di piazza, dibattiti e concerti, la giornata del 21 febbraio rappresenta un ulteriore importante sforzo di mobilitazione unitaria anche con gli altri popoli che in prima persona vivono e lottano per il diritto all'autodeterminazione, coniugata in termini anticapitalisti e antimperialisti, in un'ottica di uguaglianza e giustizia sociale.Riteniamo infatti che vi sia un filo rosso che unisce le rivendicazioni del popolo basco, all'eroica resistenza dei popoli palestinese e kurdo oppressi dai rispettivi imperialismi nell'area mediorientale e che sia imprescindibile, per le realtà e i compagni che lavorano sul terreno antimperialista, sostenere e amplificare queste lotte.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare

SABATO 21 FEBBRAIOALLE ORE 15.00ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONECON CONCENTRAMENTO IN PIAZZA S. EUSTORGIO

con banchetti informativi, musica e striscioni che si muoverà poi in CORTEO verso il centro di Milano con la rete Amici e Amiche di Euskal Herria, la comunità Kurda di Lombardia, l'associazione Azad per il popolo Kurdo, all'Unione Democratica Arabo Palestinese e alla comunità palestinese di Milano.

Dopo il corteo, alle ore 22Concerto con:KNA (Kenze Neke + Askra)Folk Punk-Rock dalla Sardegna
al CSA Vittoria-via Friuli ang. via Muratori-Milano

Promuovono:Amici e Amiche di Euskal Herria / Euskal Herriaren Lagunak - MilanoComunità Kurda di LombardiaAssociazione Azad per il popolo KurdoComunità palestinese di MilanoUnione Democratica Arabo Palestinese

Prime adesioni:
Centro Sociale Vittoria - MilanoCentro Occupato T28 - MilanoCollettivo "oltre il ponte" di Nerviano (MI)A Manca pro s'Indipendentzia – Pro sa Sardigna SotzialistaCsa Dordoni - CremonaCS 28 maggio - Rovato (BS)Telefono viola - MilanoAssociazione A.L.T.E.RAssociazione verso il Kurdistan Onlus - AlessandriaRete italiana di solidarietà' con il popolo kurdoRete dei comunistiSpazio Popolare La Forgia – Crema (CR)Associazione Nazionale Nuova ColombiaAssociazione Amicizia Sardegna - PalestinaSotziu de is disterraus sardos contra a su g8 e a su colonialismo - circoli degli emigrati sardi contro il g8 e il colonialismoRadio Onda d'urtoCsa Baraonda – Segrate (MI)Assemblea cittadina per gli spazi sociali – MilanoPartito Comunista dei LavoratoriCsoa Askatasuna - TorinoCoordinamento di Unità Popolare - A. Gramsci di Siniscola(NU) -SARDEGNAEuskal Herriaren Lagunak (Amici e amiche dei Paesi Baschi) di Bologna, Firenze, Roma, Friuli, Torino
Per adesioni: eh-lagunak@gnumerica.org