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martedì 21 dicembre 2010

La SPINTA n° 20 dicembre 2010

- BOICOTTA LA BILLA!

- LEGA LADRONA!

- CI STANNO FACENDO PAGARE CARO! CI STANNO FACENDO PAGARE TUTTO!

- NASCE LA SCILORIA!

- HAITI AL TEMPO DEL COLERA.

Per leggere:

www.scribd.com/doc/45750298

venerdì 29 ottobre 2010

LA SPINTA! MESE OTTOBRE-NOVEMBRE

- Sciopero 18 ottobre alla Billa (ex Standa).
Continua e si estende la lotta all’interno delle cooperative della logistica lombarda.

- Lega ladrona!
Il motto ormai va cambiato: non più Roma ladrona ma “lega ladrona”.

-Contro razzismo e xenofobia! Autorganizzazione e lotta di classe!

-Salari sempre più bassi.

Per leggere:

www.scribd.com/doc/40427406

sabato 10 luglio 2010

LA SPINTA! di LUGLIO

LA SPINTA! di LUGLIO

IN QUESTO NUMERO:

- Dal voto di Pomigliano una possibile ripresa della lotta

-Lettera dei lavoratori di Tichy a quelli di Pomigliano

- Non tutti pagano la crisi in Italia

- ricchezza e povertà

- Rinnovato il contratto tessile- Calzaturiero:
Inutile dire che è un contratto di Merda.

per leggerla cliccare sul link:

www.scribd.com/doc/34144102/LASPINTA-Luglio

venerdì 21 maggio 2010

LA SPINTA! N° 17 MAGGIO 2010

in questo numero:

- Solidarietà e appoggio ai lavoratori Greci in lotta
- Ancora tagli ai posti letto! E ai servizi al cittadino.
- Gli Sprechi nella Sanità / La sanità del profitto
- La crisi è sempre pagata dai lavoratori
- In pensione a 70 anni?

www.scribd.com/doc/31743052/LASPINTA-Maggio

martedì 6 aprile 2010

LA SPINTA! N° 16 -Marzo-Aprile 2010

in questo numero:

- Collegato lavoro: continua l’attacco ai diritti dei lavoratori. E’ l’ora dell’articolo18

- Giù le mani dai nostri ospedali!

- ricchezza e povertà

- La crisi non era finita? Aumentano Licenziamenti e cassa integrazione nei primi due mesi dell’anno.

- Una manifestazione fantasma!


per leggerlo:

www.scribd.com/doc/29477506/LASPINTA-Aprile

martedì 23 febbraio 2010

LA SPINTA! N° 14 -febbraio 2010

in questo numero:

- Continua la lotta nelle cooperative della logistica!
La repressione di padroni e polizia
non fermeranno la lotta!
- i furbetti nascenti del quartierino sanitario.
- comunicati sull'occupazione e lo sgombero della CPO.
- minacciare i lavoratori di licenziamento è reato!

per leggere la spinta:

www.scribd.com/doc/27343012/LASPINTA-FEBBRAIO

martedì 19 gennaio 2010

LA SPINTA! N° 13 - Gennaio 2010

in questo numero

- Noi, siamo con i lavoratori migranti
- Vince la lotta degli operai della Fiege Borruso di Brembio
- Peste e corna
-Ancora attacchi alla pensione,ci vogliono fare morire sul lavoro
- Cgil-Cisl-Uil, unite alla grande, sulla pelle dei lavoratori chimici!

http://www.scribd.com/doc/25436850/LASPINTA-GENNAIO

sabato 12 dicembre 2009

LA SPINTA! N° 12 - DICEMBRE 2009

in questo numero:
-sulla manifestazione di Sabato 28 Novembre a Rho
- Corena: Storia di una lotta
- 2 milioni di disoccupati...
- Per Manager e dirigenti la crisi non esiste…
- la crisi è superata: 78.000 posti a rschio
- il primo vero dovere è la dignità
per leggere il foglio la spinta clicca su:

martedì 22 settembre 2009

LA SPINTA! N° 10 MESE SETTEMBRE

NUOVO NUMERO DELLA SPINTA!
DEL MESE DI SETTEMBRE.
ARTICOLI :

- L’ OSPEDALE DIPASSIRANA E’ DESTINATO ALLA CHIUSURA?
- COOPERATIVE: LA NUOVA FRONTIERA DELLO SFRUTTAMENTO E DEL RICICLAGGIO.
- INFLUENZA ”A” H1N1 IL VERO PERICOLOE’ IL VACCINO E 10 MILIARDI DI € !
- TAGLI PESANTIPER LA SANITA’ !

http://www.scribd.com/doc/20068958/LASPINTASettembre

giovedì 9 luglio 2009

LA SPINTA! N° 8 MESE LUGLIO

ARTICOLI :
- TRASPORTI,ISTRUZIONE,CASA,SANITA' SONO UN DIRITTO.
Piano, piano ce li stanno togliendo... ... riprendiamoceli!
- STORIA DI UN’ INCONTRO TRA LAVORATORI E LAVORATRICI
- CRISI : IN ARRIVO UNA NUOVA BOLLASPECULATIVA?
- I SACRIFICI DELLA LETTONIA PERSALVARE L’EUROPA
- LA BCE DA I SOLDI ALLE BANCHE PERSPECULARE.

http://www.scribd.com/doc/17236349/LASPINTAluglio

venerdì 29 maggio 2009

Il numero 7 del mese di Giugno del Foglio LA SPINTA!


ARTICOLI :

-ACCORDO FIAT CRYSLER:
QUALE PROSPETTIVA PER I LAVORATORI?

-LA CRISI NON ESISTE PER
PADRONI,BANCHIERI E POLITICI

- EUROPA: CONTINUA LA LOTTA OPERAIA

-Stipendi netti fermi al 1993.
e Fra il 1995 e il 2006 i guadagni delle imprese aumentano 13 volte più delle retribuzioni.

per visualizzare il Foglio cliccare sul link sotto
http://www.scribd.com/share/upload/12415722/2dkbrxcw34jvkrox4d3p

sabato 21 marzo 2009

E' USCITO IL NUOVO NUMERO DELLA SPINTA!

n° 7 MARZO 2009
sommario:
pag.1 La riforma anti-sciopero
pag.2 la situazione della cris
pag.3 "Bollettino della crisi e delle lotte
pag.4 diamo i numeri + dalla Grecia alla Guadalupa arriviamo in Francia

pag.1
PASSO DOPO PASSO CI STANNO TOGLIENDO TUTTO.
E’ stato approvato anche il ddl che impedisce il diritto di sciopero,per ora limitato solo alla categoria del trasporto pubblico,ma sappiamo che come sempre accade verrà esteso prima a tutto il pubblico impiego e poi anche alle aziende private, negando così la possibilità di sciopero,l’ultima arma di difesa rimasta ai lavoratori.
Andiamo a vedere cosa prevede il decreto antiscioperi:
1) Introduzione dello sciopero virtuale: il lavoratore sciopera ma va ugualmente a lavorare solo che i soldi della giornata lavorativa verranno detratti dal suo stipendio e dati in beneficenza.
2) Possibilità di proclamare lo sciopero solo ai sindacati che hanno almeno il 50% di rappresentanza tra i lavoratori,eliminando così il ruolo dei sindacati di base e lasciando la gestione della lotta ai sindacati confederali di comodo,visto che nell’elezione della rsu hanno il 33% di rappresentanza garantita anche senza essere votati.
3) Adesione preventiva allo sciopero: chi aderisce allo sciopero lo deve comunicare in anticipo,con questo meccanismo non solo non viene rispettata l’adesione libera ad uno sciopero,ma lo si rende inutile visto che l’azienda saprà in anticipo chi aderisce allo sciopero e potrà organizzarsi sul lavoro rendendo inutile lo sciopero.
Diventa chiaro a tutti l’obbiettivo di guerra preventiva che ricopre questo decreto.
In tempi di crisi padroni e governi si preparano da una parte a fronteggiare con la repressione e l’autoritarismo eventuali conflitti sociali (non a caso in questo decreto è inserita una sanzione di 5000 euro a chi blocca strade,stazioni,ecc.),mentre dall’altra preparano il terreno per quando la crisi finirà; Quando il ciclo produttivo ripartirà avranno a disposizione lavoratori senza diritti,senza possibilità di difesa e con salari da fame da poter sfruttare nuovamente per incrementare i loro profitti fino a quando un’altra crisi li investirà un’altra volta.
Questa è la prospettiva che abbiamo di fronte,spetta a noi cambiare le carte in tavola e porre le basi per costruire un’opposizione capace di far pagare la crisi a chi l’ha creata e ne ha le responsabilità,padroni,banche e governi,senza cadere nella trappola del terrore di perdere il posto di lavoro e senza farci dividere tra italiani ed immigrati,lavoratori privati e pubblici,giovani e anziani.
Siamo tutti lavoratori e come qualcuno diceva un po’ di tempo fa “abbiamo davanti a noi un mondo da conquistare…”

pag.2
LI CHIAMANO STIMOLI…!
Ormai è una valanga. Ogni giorno arrivano notizie di nuovi tracolli della borsa e di rischio di nuovi fallimenti di imprese storiche come la General Motors americana o la Ford tedesca o per ultimo Tiscali in Italia. La crisi del sistema capitalistico procede sempre più verso il baratro della guerra, ultima soluzione della borghesia per “risolvere” la crisi di accumulazione, coinvolgendo l’ economia reale.
Gli interventi dei vari governi a livello mondiale non basteranno a salvare banche e imprese.
I cosiddetti “stimoli” all’ economia, a suon di centinaia di miliardi di euro e di dollari, sono solo una ulteriore droga ad un sistema ormai morente che ha finito di svolgere il suo ruolo storico.
Per rendersi conto della profondità della crisi basta citare quello che ha detto il “nostro” ministro del tesoro: “si stima che il volume dei derivati( leggi titoli tossici inesigibili) è pari ad almeno 12 volte e mezza il PIL mondiale”( Italia Oggi del 27 febbraio 09). Secondo molti operatori finanziari si tratta di una cifra superiore a trenta trilioni di dollari( cioè trentamila miliardi) mentre il piano americano del presidente Obama è pari ad un trilione di dollari. E gli altri 27 trilioni mancanti Chi li paga?
Da qualche giorno,poi, si ci sono messi anche i paesi dell’ est a rischio default(Lettonia e Estonia in primo luogo) che vede coinvolta,con possibili sviluppi di crak, la italianissima banca Unicredit. I governi occidentali intervengono con una politica di stimoli keinesiani, (fanculo il liberismo) mettendo sul mercato miliardi di euro per edilizia, sviluppo del verde, soldi in sanità, grandi opere, infrastrutture e menate del genere per cercare di creare posti di lavoro, ma ciò non servirà a salvare il loro sistema.
La crisi la fanno pagare a noi lavoratori con chiusura di fabbriche,licenziamenti, diminuzione delle pensioni, aumenti contrattuali irrisori, perdita del diritto di sciopero.
In compenso al popolo e ai lavoratori gli danno l’ osso della social card (40€),un una tantum per i redditi più bassi,ma proprio bassi dei pensionati, mentre la polpa,e che polpa, la danno alle banche che hanno speculato e fatto profitti in questi anni e alle imprese per licenziare la classe lavoratrice. Sappiamo che questo sistema non crollerà nell’ immediato ma la sua fine è iniziata.
Noi riteniamo,per le nostre prospettive che questa sia una magnifica crisi.
Essa porterà allo sviluppo della lotta economica e politica delle classi lavoratrici di tutto il mondo,come è già avvenuto nella regione Francese della Guadalupa e dei paesi dell’est, che darà una spinta verso la formazione del partito rivoluzionario dei lavoratori e sarà la nuova primavera del comunismo che scioglierà la neve della borghesia per mandarla definitivamente a sciogliersi nel mare dell’ antichità.

pag.3
BOLLETTINO DELLA CRISI E DELLE LOTTE
Prosegue il presidio dei lavoratori della multinazionale Ahlstrom.

La ahlstrom multinazionale produttrice di carta per filtri per motori, ha dichiarato la chiusura della fabbrica di Gallarate con 61 licenziamenti da Venerdì 20 Febbraio i lavoratori sono in presidio permanente davanti alla fabbrica per controllare che nessuno porti via i macchinari per la produzione, per creare un coordinamento tra tutti e 4 gli stabilimenti, per creare un punto di riferimento per una serie di iniziative rivolte coinvolgere le Istituzioni di tutte e tre le province interessate.

COSA SUCCEDE ALL CRYOVAC ( ex Grace) DI PASSIRANA?
L’azienda Cryovac di Passirana sta portando avanti una procedura di cassa integrazione
per 150 Lavoratori. La richiesta iniziale comprendeva anche l’assorbimento dei superminimi dallo stipendio di alcuni lavoratori,questa richiesta è andata avanti per settimane fino al raggiungimento dell’accordo che prevede solo la cassa integrazione per 13 settimane.
Ma dietro a questa manovra,il sospetto iniziale di alcuni lavoratori che avanzavano l’idea che in combutta con i funzionari sindacali esterni di CGIL e CISL l’azienda abbia messo in campo una mossa strategica per ottenere l’accordo sulla cassa integrazione in cambio di qualche briciola ha avuto purtroppo conferma, hanno di fatto utilizzato la rsu e i lavoratori come mezzo per rendere legale e corretto quello che altrimenti non sarebbe stato,perché a quanto pare la situazione economico – finanziaria dell’azienda non avrebbe permesso tutto questo.
Ci permettiamo di fare una considerazione alla luce di altri precedenti, la situazione della Cryovac è per noi quella classica dell’azienda che approfitta della crisi in atto per fare cassa attraverso la cassa integrazione che quasi sempre è un preludio al licenziamento.
E’ successo 2 anni fa all’ Archimica di Origgio, l’azienda ha licenziato circa 60 lavoratori dicendo che era in crisi,cosa risultata poi non verietiera, poco tempo dopo questa operazione ha pensato bene di riassumere quasi tutto il personale licenziato con lavoratori interinali.
Per questo a nostro parere nel periodo di crisi che stiamo attraversando i lavoratori dovranno stare attenti a tutto quello che accade nelle aziende rispondendo in maniera determinata a ogni tentativo di attacco al posto di lavoro,essendo consapevoli che oggi più che mai subire passivamente vuol dire perdere in tutti i sensi…

ALLA ZAGATO LICENZIATI 25 LAVORATORI
Aperta la procedurali licenziamento per 25 lavoratori su 37 alla Zagato di Terrazzano.
La Zagato è un’azienda di designer di prestigio nel campo della carrozzeria per le automobili,alla richiesta di licenziamento dell’azienda i lavoratori hanno risposto con 4 ore di sciopero e si sono promessi di continuare la mobilitazione per difendere il posto di lavoro.

pag.4
DIAMO I NUMERI
La crisi finanziaria inizia ad avere ripercussioni sull’ economia reale,cioè sulle fabbriche manifatturiere,in termini di licenziamento, cassa integrazione, mobilità. Intanto le previsioni sulle conseguenze della crisi i cui effetti non si sono ancora visti, dei cosiddetti esperti a livello mondiale, parlano di 210 milioni di disoccupati nel mondo, 20 milioni di posti di lavoro in meno nel 2009 (4,5 milioni in Italia), 130-150 milioni di poveri in più nel mondo,1 milione di persone perderà la casa negli USA nel 2009, oltre 100 mila case pignorate in Italia nel 2008.In Italia il tanto sbandierato “mitico” nord-est è alle corde con una crisi che morde l’ industria dove le aziende hanno annunciato l’ apertura di una procedura di crisi sono 61 ( con cig e mobilità) nel solo mese di gennaio 2009 e coinvolgono 1251 lavoratori. I licenziamenti collettivi con inserimento in mobilità sono stati 6870 nel 2008, mentre nel solo mese di gennaio 2009 gli inserimenti in lista di mobilità sono stati 2200. L’ 80% di questi licenziamenti avviene nel manifatturiero e mancano i dati rilevanti della provincia di Vicenza.
In provincia di Milano tra Gennaio e Febbraio sono state messe in mobilità, quindi licenziate, 3343 persone corrispondente ad una percentuale del 53% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. La cassa integrazione autorizzata è aumentata del 161% che corrispondono a 8500 persone coinvolte. La cassa integrazione riservata alle imprese e servizi al di sotto dei 15 dipendenti è aumentata del 400% con quasi mille lavoratori coinvolti. In totale le famiglie coinvolte dalla crisi nel milanese sono 12.700. L’ agenzia interinale,METIS, ha lasciato a casa 150 dipendenti comunicandoglielo via mail al proprio computer aziendale. Le domande per i sussidi di disoccupazione sono aumentate del 46% corrispondente a più di 370 mila lavoratori.
Altre notizie di crisi arrivano dal distretto industriale di Latina- Cisterna-Aprilia con un numero di lavoratori coinvolti pari a più di 7600.

Dalla Grecia alla Guadalupa si arriva in Francia

Giornali e televisioni non fanno trapelare alcuna notizia sulla situazione che si sta creando in Francia e nel resto d’Europa. Dopo la forte mobilitazione di lavoratori,studenti e disoccupati tutt’ora in corso in Grecia ,dove continuano le mobilitazioni e le azioni per dire che la crisi la devono pagare i padroni,dopo la rivolta nella regione Francese della Guadalupa che ha portato il Governo Di Sarkozy a cedere dando migliori condizioni di vita alla popolazione con aumenti di 200 euro ai salari,esplode in queste settimane anche la
Francia.
Dopo i 2 scioperi generali in poco meno di due mesi che hanno visto la partecipazione di milioni di persone, le dure proteste messe in atto in due diverse fabbriche sono emblematiche della situazione francese. Alla Sony France dopo l’annuncio della chiusura della fabbrica di Pontnox-sur-l'Adour per il prossimo 17 aprile, l'amministratore delegato dell'azienda, Serge Foucher, non avendo dato risposte esaustive durante un confronto con gli operai è stato sequestrato per una notte, mentre alla Continental di Clairoix dopo l’annunciata chiusura della Fabbrica che produce pneumatici e la conseguente perdita di 1.120 posti di lavoro è esplosa la rabbia,dopo l’assalto agli uffici della sede centrale,hanno dato alle fiamme decine di pneumatici e messo in atto una forte protesta simbolica che ha visto un manichino rappresentante l’amministratore delegato dell’azienda impiccato,intanto continuano l’occupazione della fabbrica.
E come se non bastasse da una settimana è scoppiata una nuova rivolta nelle Banlieu,dopo che un ragazzo di 29 anni è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalla polizia durante un inseguimento.
La crisi morde sempre di più e ogni giorno che passa peggiora le condizioni di vita delle classi sociali più deboli il messaggio che arriva da lavoratori,studenti e disoccupati di Grecia,Guadalupa è Francia è forte e chiaro la crisi la devono pagare padroni e banche e questo è possibile solo se iniziamo la LOTTA!


la spinta! E’ uno strumento di collegamento e contro-info tra lavoratori,precari,studenti per creare percorsi di autorganizzazione dal basso. mandaci la tua opinione,il tuo contributo e partecipa.
Ci troviamo a Rho tutti i Mercoledì dalle 19.30 in via dante 5.
PER INFO E CONTATTI:
E-MAlL: laspinta@yahoo.it

sabato 14 febbraio 2009

LA SPINTA! N° 6 FEBBRAIO 2009

PAG.1

sommario:
pag.1 La riforma contrattuale
pag.2 il presidio di Passirana avrà un futuro? + contributo sul cinema
pag.3 "Bollettino della crisi e delle lotte

pag.4 sciopero del 13 Febbraio + mass media e informazione:falsi e bugiardi

pag.1
RIFORMA CONTRATTUALE, ANCORA PIETRE SULLA TESTA DEI LAVORATORI.
Snello, moderno, flessibile, queste sono le parole più gettonate dagli industriali quando devono definire il rapporto di lavoro; parole che nascondono un significato più pericoloso per i lavoratori, quando sentiamo parlare così sappiamo che in realtà vogliono dire meno pagato, senza diritti e subito licenziabile.
Ed è appunto in questa direzione che va l’accordo quadro sulla riforma contrattuale del 22 Gennaio di quest’anno firmato da CISL, UIL e UGL con gli industriali e benedetto dalla presidenza del consiglio dei ministri.
Cos’è questo accordo di cui poco ne hanno parlato i telegiornali e così poco scritto i giornali? Come mai ai lavoratori non è stato nemmeno sottoposta l’ipotesi su un argomento che li coinvolge così pesantemente? Perché arriva proprio ora?
Cerchiamo di rispondere con ordine, riassumendo ciò che prevede:
vi ricordate la vecchia forma contrattuale? Quegli aumenti che dopo l’eliminazione della scala mobile non garantivano nemmeno il recupero dell’inflazione? Il contratto nazionale quello applicato a tutte le categorie sul territorio italiano?
Ecco non esiste più, I contratti nazionali che a nostro parere tutelavano sempre meno i lavoratori,sono adesso per i padroni e questi scodinzolanti sindacati troppo penalizzanti per lo sviluppo dell’economia italiana.
E si , la crisi impone che qualcuno ne paghi ,ancora per l’ennesima volta sempre gli stessi, i costi aggiuntivi. Loro rubano, inventano denaro inesistente, ma vogliono mantenere profitti inalterati, noi paghiamo il conto senza nemmeno aver bevuto l’aperitivo.
Ma ritorniamo ai contratti ecco i punti salienti:
1) il contratto non avrà più durata di anni 4, con aggiornamento economico dopo due, ma durerà solo 3 anni.
2) il tasso di inflazione programmato, che rimaneva comunque lontano dal tasso di inflazione reale, viene sostituito nel meccanismo della rivalutazione dei salari IPCA( indice dei prezzi europeo) depurato però dai costi dei prodotti energetici( gas, luce, benzina ecc)
3) la materia di contrattazione a livello nazionale sarà sostanzialmente ridotta per dare spazio agli accordi aziendali legati a doppio filo alla produttività. In altre parole piccole e medie aziende si scordano aumenti significati per i prossimi anni, ma non solo a livello aziendale o territoriale si potrà modificare in peggio ciò che è stabilito a livello nazionale. La crisi come spaventapasseri funziona sempre.
4) il diritto di sciopero viene ulteriormente limitato impedendo di indire scioperi nel periodo di contrattazione, e dando la possibilità di fare ciò solo ai sindacati ritenuti più rappresentativi alla fine della cosiddetta tregua sindacale.
5) per i dipendenti pubblici si dice in sostanza che non ci sono più soldi.

Ecco la sorpresa di inizio anno, e tutto sta passando in silenzio. La CGIL non ha firmato questo accordo, ma dopo anni che ha spinto la politica della concertazione, del siamo sulla stessa barca, cosa si aspettava dai suoi soci? E soprattutto adesso dov’è? Da che parte stanno quei sindacalisti che fino a ieri ci hanno accusato di essere estremisti mentre stavamo solo difendendo i diritti sacrosanti dei lavoratori?

Mobilitiamoci in tutte le fabbriche e nei luoghi di lavoro contro questo accordo infame.

pag.2
IL PRESIDIO DI PASSIRANA AVRA’ UN FUTURO?
L’accordo firmato in data 18/ 11/2008,dopo che i lavoratori e i cittadini si sono mobilitati, fra la direzione dell’A.O. Salvini e le OO.SS. di CGIL, UIL, e FSI ha previsto che entro la fine di febbraio del 2009 riaprano i reparti di medicina del presidio di Rho e di Garbagnate.
E’ quindi sottinteso ma da verificare a breve, che l’ ”emergenza medicine” si stia ”risolvendo” e che l’ospedale rinasca ,per febbraio, a nuova vita.
Ma un nuovo guaio si è nel frattempo aggiunto che mette in discussione la riapertura del reparto. Venerdì 23 gennaio si è verificato un crollo del soffitto al quarto piano dove c’è il reparto di day-surgery e tutta la struttura con il personale è stato trasferito,momentaneamente, al primo piano che doveva ospitare la riapertura della medicina seconda.
La domanda quindi è lecita: riaprirà il reparto di medicina per fine febbraio? La nostra esperienza ci porta a dire di no ma ci auguriamo,una volta tanto, di essere smentiti dai fatti.
Attualmente i malati ricoverati vengono parcheggiati in altri reparti del presidio di Rho con una oggettiva difficoltà,da parte degli operatori, a dare assistenza adeguata sia per le diverse patologie presenti in uno stesso reparto che per problemi organizzativi.In realtà, come evidenziato dalle tendenze ai tagli e al risparmio operati da tutta l’economia italiana, credere che l’accorpamento dei vari reparti, come l’azienda aveva illustrato ad Ottobre’08, sia solo una parentesi momentanea e non una tendenza reale che l’azienda realizzerà nel tempo ci può portare a non vedere bene il futuro.
Sarà così anche per Passirana? Abbiamo il forte sospetto che il presidio si possa ridimensionare dopo le ferie con l’ennesimo accorpamento estivo. D'altronde l’ azienda ha previsto da tempo un diverso ruolo per Passirana.Il sospetto è legittimo visto l’ appetibilità della struttura sia con la vicinanza della fiera che con l’avvio delle opere per l’expo 2015 farne un albergo è un gioco da ragazzi per le forze politiche al potere. E’ dunque possibile che la vicenda di Passirana si concluda in sfavore dei dipendenti e dei cittadini utilizzatori del servizio?
Contiamo dunque di aspettare che questa eventualità si concretizzi senza preparare un minimo di difesa o organizzare una resistenza occupandoci in prima persona del nostro destino? Spesso si fa riferimento alle lotte degli anni ’70 come ad un passato remoto e circoscritto a quel periodo convinti che la nostra realtà sia diversa e che i diritti conquistati da quei lavoratori siano una pietra angolare del nostro statuto.
La verità è che questa crisi sta riportando le condizioni di lavoro della classe operaia e dei lavoratori indietro di cent’anni con la “piccola differenza” che allora l’industria ( va da se che il settore terziario dove si colloca la sanità risenta delle oscillazioni dell’economia per riflesso) aveva ancora la possibilità di espandersi e quindi di rifiorire mentre oggi ha meno sbocchi sui mercati ed è inevitabile un crollo completo.
La logica e l’istinto di sopravvivenza se non per coscienza politica, dovrebbero quantomeno spingerci a porci delle domande sul futuro dei nostri posti di lavoro, il ragionevole dubbio di rischiare di prenderla in quel posto con la compiacenza (consentitemelo!!) dei sindacati confederali dovrebbero indignarci a tal punto da prendere realmente in considerazione un fatto certo: o cominciamo a ribellarci o soccomberemo inevitabilmente!


La casa del Diavolo di Lucio Monocrom “In fondo la rivoluzione c'è stata davvero, e dovunque, ma nient'affatto come ce la si aspettava.......quando le cose, i segni, le azioni vengono liberati dalla loro idea, dalla loro essenza, dal loro valore, dal loro riferimento, dalla loro origine e dal loro fine, allora entrano in un'auto-riproduzione all'infinito”
La trasparenza del male,
J.Baudrillard
E' tuttora opinione comune considerare il cinema horror americano come la massima espressione del genere, tuttavia è difficile ricordare un prodotto recente in grado di rappresentare al meglio quest'idea. Non aprite quella porta (1974), L'ultima casa a sinistra (1972) , Le colline hanno gli occhi (1977) sono tutti titoli che legittimarono il new horror come genere in grado di trattare sia della crisi del cinema sia della crisi1 sociale del tempo. Il successo ai botteghini di questi prodotti giustifica la rappresentazione piuttosto esplicita di una conflittualità sociale dovuta anche al decadimento di un modello che nelle metafore di Leatherface (disoccupato vittima del fallimento di un macello e del centro abitato che su di esso viveva) e della fabbrica assassina di The Mangler (Tobe Hooper, 1995) trova degna rappresentazione. Questi vecchi titoli impongono l'immaginario gore all'interno del mainstream portando a compimento un percorso partito dai freks di Browning e codificato dal cinema di Herschell Gordon Lewis. E' questa la breve storia dell'immaginario in cui, oggi, l'eccesso di sangue e di svisceramenti diviene fine a se stesso (nuovamente ripropongo l'effetto Beaubourg). Eccellente esempio ne è il più contemporaneo Cube (Vincenzo Natali, 1997), progetto canadese in grado di sintetizzare il concetto offrendoci un ambiente astratto le cui componenti in gioco sono esclusivamente geometriche. Vittima di questo procedimento è la robusta critica sociale che il “new horror” aveva imposto e che già il cinema reaganiano seppellisce sotto i colpi di mitraglia di Rambo e sotto i fendenti dell'ascia di Conan il Barbaro. L'effetto gore è ora utile ad esaltare la violenza del singolo, bianco e americano, giustiziere di un mondo di personaggi disonesti e malvagi da eliminare fisicamente e da oltraggiarne il cadavere fra una battuta spiritosa e l'altra, il tutto in funzione della creazione di un mondo migliore più rispettoso delle vite umane (bianche o indifese). E' curioso notare come questo territorio culturale “pro-life” sia lo stesso che condanna eutanasia e aborto come mali assoluti, ma tant'è.
Chiuso da un lato dall'effetto Beaubourg e dall'altro dal ritorno di un prepotente pensiero machista e reazionario, il genere horror americano diventa nel suo complesso poco più (a volte in realtà anche poco meno) di un videogame, gli effetti gore divengono altamente verosimili ma totalmente freddi ed incapaci di suggestionare il pubblico: il proliferarsi di film-parodia come Shriek o Scary Movie indicano una forte incapacità dell'attuale società americana (allargherei il discorso all'occidente intero se non fosse per le ovvie limitazioni di spazio di questa rubrica) di ragionare su se stessa e del genere horror di riprodursi in maniera efficace. In tutto ciò permangono esempi di ottimo cinema come è il caso dei celebri Cronenberg e Lynch, autori sui quali spesso ci si sofferma e che godono di una considerazione a mio avviso giustificara, appartenenti però ancora alla generazione dei registi “new horror”. Rispetto ai nuovi registi horror, è diffusa una timidezza sconfortante che ripropone il new horror ricostruito in maniera “più cool” e sganciato da ogni contestualizzazione reale, registi dei quali parlerò il prossimo numero e fra i quali emerge l'unica figura registica in grado di proporre un cinema concreto ed in grado di parlare di attualità: Rob Zombie.

1 Il termine crisi viene utilizzato per indicare il momento di passaggio da un modello di cinema classico, ordinato, seriale ed improntato sulla grande fabbrica (le major hollywoodiane fino ad inizio anni 70 controllano a pieno tutti i momenti della produzione e distribuzione cinematografica) nel quale il sistema di autocensura è ancora vigente ad un modello più dinamico nel quale emergono nuclei produttivi più snelli in grado di proporsi attraverso un'utilizzo di tecniche allo stesso tempo artigianali e sofisticate

pag.3
“Bollettino della crisi e delle lotte”
Il “bollettino della crisi e delle lotte” è uno spazio che abbiamo creato sul foglio di controinformazione e collegamento “la spinta!”,con l’obbiettivo di fare conoscere al numero più ampio possibile di lavoratori e realtà lavorative le situazioni di crisi (licenziamenti,mobilità,cassa integrazione) e di lotte che si verificano nei luoghi di lavoro sul territorio.
Questo spazio nasce da un ragionamento collettivo che rende per noi importante la conoscenza per tutti i lavoratori di quello che accade ad altri lavoratori,perché in una situazione dove le politiche economiche e sul lavoro hanno in tutti questi anni,non solo peggiorato in maniera incisiva le condizioni di vita e di lavoro di tutti,ma hanno diviso e spezzettato in mille rivoli la classe lavoratrice riuscendo a far passare la difesa individuale e non collettiva tra i lavoratori,rompendo tutti i meccanismi della solidarietà che è stata il motore per le conquiste di tutto il mondo del lavoro.
Vogliamo ripartire da qui perché crediamo che la ricomposizione sociale e politica di tutta la classe lavoratrice sia una priorità per riuscire a rispondere in maniera forte e determinata agli attacchi che in questi mesi e anni avverranno contro tutti i lavoratori.
E’ che ci attrezziamo ad affrontare questa crisi, arrendersi senza avere combattuto non serve a nessuno, soprattutto in questo momento.

Mobilità all’Arkema.
L’Arkema è un’azienda chimica di Rho situata in via Pregnana e conta260 Opera.
Dopo la prima ondata di messa in mobilità per 34 lavoratori avvenuta a novembre, e la successiva chiusura natalizia di un mese e mezzo con ferie forzate per i lavoratori,arriva una seconda ondata di mobilità che ha investito altri 17 lavoratori,mentre nel frattempo si sente parlare di cassa integrazione.
Oltre allo stabilimento Rhodense anche per la sede di Marghera si parla di crisi.

All’Eutelia a Pregnana rischiano 500 lavoratori e lavoratrici.
Il consiglio di amministrazione dell’azienda,che ha 2.400 dipendenti in tutta Italia,ha comunicato lo scorso Gennaio la cessione delle attività del settore di Information Technology. Questa scelta da parte dell’azienda mette a rischio la quasi totalità di lavoratori impiegati a Pregnana 500 su 550. In questa azienda si parla di un “inadeguatezza” voluta da parte del management sotto tutti i punti di vista per licenziare i lavoratori e così tagliare i costi.

Cassa integrazione alla Venfin.
26 lavoratori su 30 tra impiegati e operai sono stati messi in cassa integrazione per 5 settimane alla Venfin di via Lainate a Rho,azienda produttrice di imballaggi in pvc.
L’azienda ha comunicato di avere grossi problemi di liquidità non riuscendo così a pagare le materie prime,mentre i lavoratori denunciano il timore che dietro questa manovra ci siano altri interessi,infatti l’azienda fa capo ad una holding che ha acquistato l’azienda (il cui responsabile rimane lo stesso titolare) nel 2005 con un capitale sociale di un milione di euro,ridotto oggi a 100 mila.
I lavoratori staranno molto attenti a quello che accadrà, ma questa è la dimostrazione di come molti imprenditori approfittano della crisi per fare cassa,licenziare e compiere operazione losche è già accaduto,accade e accadrà.

ANNUNCIATA LA CHIUSURA DELL’AHLSROM
La Ahlstrom, multinazionale Finlandese prima produttrice mondiale di carta per filtri per motori, intende chiudere la produzione in Italia.
Gli stabilimenti italiani sono quasi tutti in provincia di Varese: Ahlsrom Milano ha infatti acquisito nel maggio 2007 un ramo d'azienda dall’italiana Orlandi stabilimento di Gallarate e Cressa (NO) e , dopo avere acquisito gli stabilimenti di Mozzate e Carbonate, di proprietà della Fiberweb Tecnofibra.
L’ahlsrom ha annunciato lo scorso Gennaio 61 esuberi in tutte le fabbriche del varesotto e la chiusura totale della fabbrica di Gallarate I lavoratori della fabbrica di Gallarate dopo un’assemblea il 12 gennaio hanno deciso di non subire passivamente iniziando la lotta con uno sciopero per l’intera giornata del 13 gennaio, con presidio e blocco delle portinerie, davanti all’azienda di Gallarate cercando di coordinarsi con i lavoratori delle altre sedi aziendali del varesotto per portare avanti una lotta unitaria. I lavoratori rivendicano il mantenimento del posto di lavoro.
L’azienda aveva promesso di non chiudere la fabbrica di Gallarate mentre dall’oggi al domani ha annunciato la messa in mobilità (licenziamento). La lotta continua…

Alfa Romeo di Arese:SCIOPERO contro la FIAT per il licenziamento per rappresaglia di una operaia dello Slai Cobas
Questa mattina (29-01-2009) i 600 lavoratori di Fiat Automobiles e di Fiat Powertrain di Arese hanno scioperato dalle ore 9 alle ore 11 contro il licenziamento per rappresaglia della compagna Carmela dello Slai Cobas, licenziamento fatto dalla Fiat come ritorsione a una sentenza della magistratura. La vigliaccata della Fiat è stata motivata per il fatto che il tribunale di Milano ha reintegrato al lavoro un operaio della Fiom licenziato e messo in mobilità dalla Fiat il 1° marzo 2008. Reintegrato lui, la Fiat ne ha licenziato su due piedi un altro. Su quei licenziamenti sono attese a breve altre sentenze della magistratura per lavoratori e delegati dello Slai Cobas.Questo ignobile licenziamento è illegittimo innanzitutto per il suo carattere antisindacale e di rappresaglia (licenziamenti di questo tipo furono fatti all'Alfa Romeo 20/25 anni fa, e poi cessarono perché contrastati anche dalla magistratura); e poi è del tutto immotivato anche per il fatto che dal 1° marzo 2008 ad oggi l'organico ad Arese è già diminuito di oltre 50 i lavoratori, trasferiti dalla Fiat a Balocco, a Torino, ecc..

pag.4
SULLO SCIOPERO DEL 13 FEBBRAIO!
Il 13 di febbraio la Cgil ha indetto lo sciopero dei metalmeccanici e del pubblico impiego. Inoltre la Cgil non ha firmato il protocollo sulla riforma degli assetti contrattuali e il 2 di gennaio ha denunciato sia il governo che l’ Aran perché,a suo dire, il ccnl degli enti pubblici economici è stato firmato da una minoranza di sindacati e quindi non è valido.
Su questo atteggiamento della Cgil è necessario fare chiarezza fra i lavoratori.
Questa O.S. non è diventata improvvisamente “rivoluzionaria” nè tanto meno è impazzita. Vuole solo giocarsi le sue carte per controllare meglio i lavoratori,visto che la crisi capitalistica incide, e andare a trattare con il governo da un punto di forza superiore, avendo dalla sua parte( almeno lei lo spera) i lavoratori,non per ottenere condizioni migliori, ma per firmare gli stessi accordi a perdere che hanno firmato in questi anni con i loro amici della Cisl e della Uil.
Questo sindacato viene fatto apparire dai mass-media come l’ unico sindacato che dice di no al governo di centro dex e che per ,antonomasia,appare come difensore dei lavoratori. Non è stato così con i governi amici.
Ma la realtà è un’ altra, e noi lo sappiamo bene, ed è quella che la Cgil, nel pubblico come nel privato, è culo e camicia con le direzioni aziendali dove in tutti questi anni ha firmato con Cisl e Uil contratti vergognosi legati al merito e alla produttività; addirittura dove ha la maggioranza assoluta nega i diritti più elementari( come l’uso della bacheca sindacale) ai delegati dello slai- cobas del Niguarda e dell’ istituto Palazzolo Don Gnocchi di Milano.
Un sindacato, come la Cgil, che pensa e agisce da padrone sindacale o addirittura si sostituisce alla direzione aziendale per reprimere le opposizioni nella RSU, come può difendere i lavoratori?
Noi parteciperemo allo sciopero del 13 Febbraio 2009 perché crediamo che nella lotta e con la lotta i lavoratori possono difendersi le loro condizioni salariali e di lavoro. Ma deve essere chiaro sin d’ora che la Cgil non mira alla difesa dei diritti e del salario, ma solo ad avere un suo ruolo di forza istituzionale utilizzando la lotta dei lavoratori.
Per far sì che questo sciopero non vada perduto, deludendo le speranze di chi lavora,è necessario che i lavoratori più coscienti vadano oltre la Cgil trascinando con loro tutta la massa per auto-organizzarsi su un piano di classe e rivendicare, in questa magnifica crisi, salari e stipendi adeguati, contro i banchieri e gli speculatori che il governo appoggia.
Noi ci siamo e ci saremo, nelle lotte, per far crescere questa consapevolezza fra i lavoratori per costruire insieme un sindacato di classe che lotti davvero per i diritti di tutti e che faccia emergere giorno per giorno nei luoghi di lavoro le contraddizioni di questo sistema capitalistico basato sul profitto e sulle leggi del mercato.
Prendiamo consapevolezza che è indispensabile rivendicare un modo di vedere basato sui reali bisogni sociali e non sulle differenziazioni in classi sociali.
SOLO COSI’ LO SCIOPERO HA UN SENSO !

MASS-MEDIA E INFORMAZIONE : FALSI E BUGIARDI !

Sono falsi e bugiardi (mezzi di informazione) coloro che sostengono che gli operai inglesi protestano contro gli operai Italiani sulla vicenda dell’ appalto vinto da una società siciliana alla Total.
Nelle numerose interviste,da parte dei giornali locali Inglesi, agli operai inglesi essi dicono chiaramente che protestano per mancanza di lavoro contro il loro governo e la confindustria e che non hanno nessuna pregiudiziale di tipo razzista, ne contro gli italiani ne contro gli stranieri in generale.
Gli stessi operai italiani hanno capito benissimo questo sciopero dei colleghi inglesi.
Ma allora chi ci tiene tanto a trasformare questo problema come razzista e perché ?
I governi inglese, italiano ed europeo ben spalleggiati dalla stampa locale e dalla televisione vogliono far apparire lo sciopero degli operai inglesi sbagliato e contro il libero mercato solo per dividere i lavoratori europei e compattare il resto della popolazione a sostegno dello stato e del governo su base nazionalistica.
I proclami del presidente francese,Sarkozy, che invita i francesi a comprare prodotti francesi per uscire dalla crisi indica eloquentemente la strada verso cui si sta dirigendo ogni singolo governo: il nazionalismo.
Questi sono i prodromi della futura guerra mondiale quando i lavoratori saranno chiamati,dalla propria borghesia, a sparare ad altri lavoratori e i disperati degli altri paesi per far arricchire ancora una volta i padroni e i parassiti sociali.
Il liberismo va bene solo quando è applicato contro gli operai per essere licenziati,per diminuire il salario o subire la privatizzazione dei servizi pubblici.
Come mai il premier Inglese G. Braun è intervenuto per salvare le banche dal fallimento con soldi pubblici degli operai inglesi che hanno prodotto la ricchezza della nazione. Se avesse applicato la legge del “libero mercato” doveva farle fallire.
Ma governo,banche e speculatori di ogni risma sono una cosa unica.
Controllati e controllori sono le stesse persone.
La lezione che i Lavoratori inglesi ci danno è quella di trovare l’unità fra tutti gli sfruttati per non pagare noi la crisi del sistema che vede sborsare una montagna di soldi per banche e imprese e una miseria per noi lavoratori.

*CONTRO LE FALSITA’ DELLA STAMPA E DEI GOVERNI:informazione militante.
*UNITA’ FRA TUTTI I LAVORATORI PER NON PAGARE LA LORO CRISI.
*SCIOPERO CONTRO IL GOVERNO EUROPEO DI TUTTI I LAVORATORI.

domenica 18 gennaio 2009

LA SPINTA! foglio di controinformazione e collegamento N° 5 mese: GENNAIO

pagina 1
A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE!


militare d’Israele,iniziata con giorni di pesanti bombardamenti su tutta la striscia di Gaza e seguita da una pesante operazione di terra che sta distruggendo la città di Gaza e i campi profughi all’interno di tutta la striscia, i morti causati da questa sporca operazione di guerra sono più di 1.200 di cui la maggior parte civili soprattutto donne e bambini mentre i feriti superano i 4.000.Questo è un’ulteriore passaggio verso l’annientamento del popolo Palestinese a opera dello stato d’Israele,l’esercito israeliano (uno dei più potenti e meglio equipaggiato
al mondo) sta attaccando una popolazione che non può neanche scappare perché rinchiusa in una striscia di terra da un muro costruito in questi anni da Israele,una popolazione che è ormai allo stremo.Ricordiamo che Gaza è sottoposta da due anni ad un embargo da parte di Israele,sostenuto dagli USA e dalla UE (tra cui l’Italia) che ha di fatto impedito l’entrata dei beni di prima necessità(cibo,acqua,medicine).
La situazione in Palestina è sotto gli occhi di tutti,da una parte il popolo Palestinese che sta pagando quotidianamente con massacri l’occupazione Israeliana ;dall’altra lo stato sionista d’Israele che sta portando avanti una scientifica pulizia etnica contro un’ intero
popolo.
Il vero volto di Israele e di tutte le potenze occidentali che sostengono questo stato economicamente e politicamente, si sta mostrando al mondo per quello che realmente è:
terrorista,guerrafondaio e criminale. Siamo convinti che il popolo palestinese riuscirà a resistere e respingere questa ennesima operazione di sterminio da parte di Israele. Come lavoratori ci schieriamo apertamente e senza esitazioni al fianco del popolo Palestinese e della sua resistenza
contro l’occupante e invitiamo tutti a fare altrettanto cercando di guardare la situazione
con occhi propri e non con quelli che i mass media ci vogliono far vedere.

LA LOTTA PAGA: VITTORIA A ORIGGIO!

Dopo mesi di lotta auto-organizzata e coraggiosa, i lavoratori delle cooperative Leonardo e Java operanti al magazzino di smistamento merci della Bennet di Origgio hanno vinto.
Questa lotta ha dimostrato che l’unità tra lavoratori Italiani ed immigrati di diverse nazionalità
è fondamentale per vincere le lotte e migliorare le condizioni di vita e di lavoro e soprattutto è riuscita a superare ogni ostacolo che da anni viene imposto ai lavoratori,
razzismo,paura e rassegnazione.
Dopo 5scioperi (con partecipazione dei lavoratoria gli scioperi generali del 17 novembre e 12
dicembre), con picchetti alle entrate del magazzino Bennet di Origgio, i lavoratori delle
cooperative (95% immigrati che lavorano in condizioni pessime) riescono a piegare i loro
p a d r o n i .
Dopo cinque mesi di lotta i lavoratori, quasi tutti iscritti allo Slai Cobas, hanno firmato un
accordo che prevede:
1) il rientro in azienda di Dikson, operaio licenziato, dopo una provocazione
dei capetti della coop. Leonardo,
perché delegato tra i più attivi del nostro sindacato;
2) trasferimento in altri siti di due capetti che in azienda intimidivano ed insultavano
con frasi razziste i lavoratori;
3) costituzione di una commissione, dove sono presenti insieme ai responsabili aziendali quattro lavoratori, che ha il compito di ripartire le ore tra i 160 lavoratori presenti nel magazzino Bennet
e l'organizzazione delle presenze nei turni;
4) l'attribuzione dell'ultima trance della quota una tantum di 600 euro sulla prossima busta
paga (andando contro l'accordo nazionale, siglato il 10 dicembre 2008 a Roma tra le
associazioni padronali e sindacati confederali,che, oltre alla concessione di ulteriore flessibilità
sull'orario di lavoro, introduzione dell'apprendistato di durata di 36 mesi con una
retribuzione pari al 90%, proroga al 31 dicembre del 2009 l'erogazione della quota una tantum); 5) 30 euro mensili di aumento per tutti ( tra i lavoratori delle diverse cooperative
e con diverse mansioni) sul premio di produttività subito e altri 30 euro di aumento a partire dal primo giorno di luglio 2009;
6)costituzione di una sala medica per il primopronto soccorso;
7) il riconoscimento della rappresentanza sindacale dei delegati Slai Cobas.

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pagina 2 crisi economica
IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI!
Crisi, una parola che rimbomba dai giornali e dalla televisione,che entra nella vita di tutti i giorni nei discorsi che si fanno in fabbrica e nei posti di lavoro, che ci viene venduta come un insieme di errori commessi da chi governa l’economia, come qualcosa che tanto per cambiare devono pagare in prima persona i lavoratori e da chi è sul gradino più basso di questa società.
Ma crisi di cosa? E perché arriva proprio ora? Su questo i mezzi di comunicazione fanno una confusione voluta, non parlano chiaro, si nascondono dietro giustificazioni che non stanno ne in cielo ne in terra.
Facciamo allora un po’ di chiarezza e cerchiamo di fare ciò nella maniera più semplice possibile, pur sapendo che così facendo si lascia poco spazio ad analisi più approfondite,che abbaiamo sempre tempo di fare in un secondo momento; ora cerchiamo di capire la questione fondamentale.
Il capitalismo non è solo una parola che si legge sul vocabolario o un termine antiquato che usano i soliti estremisti comunisti ( così come ci definiscono da destra e da sinistra); il capitalismo è il sistema che comanda da più di due secoli nel mondo in cui viviamo; che ci piaccia o no esistono persone che detengono i mezzi di produzione, che accumulano denaro e ricchezza sulle spalle di altre che lavorano e vengono sfruttate, esistono interi paesi dove la fame e la sete,la povertà,la non scolarizzazione, le malattie e la morte sono una costante di tutti i giorni con cui lottare. Così come in altri lo spreco e il consumismo la fanno da padroni, vivendo appunto sulla miseria e lo sfruttamento di interi popoli. L’individualismo e la competitività vengono esaltati come modello vincente, non solo nel modello americano che è il livello più alto di questo sistema, ma con diverse sfumature in tutto il mondo. Chiamiamola globalizzazione, chiamiamola come vogliamo questo è.
E se questo andava bene fino a ieri, cosa sta succedendo oggi?
Sicuramente chi ha privilegi e potere non vuole rinunciare a questo modello che noi da sempre combattiamo, e nonostante qualcosa si sia inceppato, le intenzioni non cambiano.
Ma andiamo con ordine . Ci stanno dicendo che questa è una crisi di sovrapproduzione di merci quando ci dicono che non si consuma abbastanza per fare girare la ruota dell’economia, ci stanno dicendo che qualcuno si è inventato dei soldi che non c’erano per continuare ad accumulare ricchezza e privilegi che invece ancora ci sono e se uno non è cieco li vede a chilometri di distanza; ci stanno dicendo che dobbiamo fare sacrifici per rimettere a posto le cose, come se fosse scontato che noi accettiamo che le cose vadano sempre nella direzione che vogliono loro. E nonostante noi diciamo che questo sistema è marcio e destinato a scomparire, dall’altra parte fanno di tutto per tenerlo in piedi. E’ normale che sia così, gli interessi degli sfruttatori non sono mai quelli degli sfruttati. E’ vero che il sistema è in crisi, ma questa crisi non deriva da errori o spregiudicatezza, è soltanto la logica prosecuzione di un pensiero dominante, di un economia che a furia di mungere la mucca l’ha lasciata senza latte.
E allora non ci raccontino palle del tipo “ ridistribuiamo i redditi così andremo avanti in maniera più equa” o “amministriamo l’economia in maniera limpida” o ancora “diamo un volto umano al capitalismo”.
Da questa crisi può venire soltanto altra povertà, e soprattutto la guerra che la storia ci dimostra essere stato lo strumento migliore in mano ai padroni per riprendere in mano la situazione, camminando sui cadaveri di migliaia di persone:1915,1945, e poi tutte le varie guerre fatte in nome di una libertà che di volta in volta cambiava volto ; ricordiamo il Saddam Hussein amico dell’occidente che diventa il diavolo in terra, i talebani afgani eroici liberatori che diventano pericolosi terroristi e così via.
Ma quello che preoccupa di più è la passività con cui invece chi subisce continua a subire, a credere alle menzogne che ci vengono propinate; si passa dall’odio razziale verso gli immigrati all’indifferenza verso i propri compagni di lavoro licenziati, si accettano cassa integrazione e licenziamenti molte volte senza fiatare, si accetta un graduale ma inesorabile peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro come una fatalità.
La consegna, il compito che abbiamo è diverso: rompere il silenzio, riprendere in mano in prima persona il nostro destino, e non per cambiare qualcosa che mai cambierà, qualsiasi maschera si metta questo sistema è irriformabile, è inaccettabile, non va cambiato , va abbattuto.
Non siamo in una fase rivoluzionaria, dall’oggi al domani non riusciremo a fare questo, e diciamo ciò per non correre il rischio di essere scambiato per grilli parlanti o cosa simile; però una cosa da subito possiamo farla: combattere per i nostri reali interessi, ricostruire il meccanismo della solidarietà tra i lavoratori e gli sfruttati, contro ogni razzismo, contro ogni guerra voluta dall’alto solo per dividerci ed indebolirci.
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pagina 3 cinema territorio
I SOLDI NON CI SONO?BENE, FACCIAMO IL NO EXPO!
Ormai non serve più neanche l'immaginario creato a nascondere i debiti e disastri che Expo2015
ci farà pagare nei prossimi anni. Hanno svelato,non a noi, i loro veri scopi con
la lotta di potere per il controllo della So.g.e.. Il Governo ha tracciato la strada riconfermando
la legge obiettivo e dando il via alle regalie di beni e patrimoni
pubblici (Alitalia, legge 133 e relativi tagli a università e ricerca per fare due esempi)
agli imprenditori amici e interessati al business Expo. Tra legge finanziaria e decreti collegati
sono già stati destinati più di 16 mld di Euro a Expo2-015 (1,5 mld) e grandi opere,
parecchie delle quali legate al piano infrastrutturale di Expo (TAV, TEM, Brebemi, Pedemontana).
Il solito ricatto occupazionale, il solito disco delle grandi opere
che fanno da volano all'economia.
Bugie,storie vecchie,film già visti con tutte le conseguenze del caso (devastazioni ambi en t al i ,
costi lievitanti,mafie, lavoro nero e mortale,affari per pochissimi, danni alla salute di molti). Ma "il banchetto" è solo cominciato, e si chiedono più soldi. Addirittura c'è chi, udite udite il PD o il PDL o il PDLD?, invoca mobilitazioni bipartisan per chiedere a zio Silvio di aprire ancora la borsa.
Ma quale? Tagliamo un po' di sanità? Privatizziamo l'aria? Licenziamo un po' di fannulloni?
La Moratti si appresta a privatizzare quanto di pubblico è rimasto, e con la scusa di
fare cassa si toglie di mezzo anche qualche rompiscatole incompatibile con la città vetrina.
E poi soldi per far cosa? Altri regali agli speculatori che prendono i nostri soldi, distruggono
i territori arricchendosi sul lavoro senza diritti e sicurezza, magari usando cemento
marcio? Soldi per salvare immobiliaristi e costruttori indebitati o per far lavorare un po' le
varie Coop? Soldi per garantirsi i finanziamenti dalle stesse banche che sono protagoniste
della crisi finanziaria? Perché non raccontate queste belle fiabe nei quartieri popolari
dove già la terza settimana è un miraggio, o davanti ai cancelli delle fabbriche in crisi, o andate a raccontarlo ai precari e agli studenti che con i loro soldi ci facciamo una nuova bella tangenziale attorno a Milano, così, visto che i cervelli fuggono, meglio gasarli da piccoli che arricchire la concorr e n z a s t r a n i e r a . Basta grandi eventi, basta grandi opere. Noi non pagheremo
vostra crisi e il vostro E x p o . In piena crisi economica e finanziaria l'unica cosa di buon
senso da fare è il NOEXPO 2015, ossia invertire la rotta.
Prendere tutti quei bei miliardidi soldi pubblici e detassare salari, stipendi e pens ioni ;
destinare risorse e r e d d i t o per la sicurezza sul lavoro e per ridurre la precarietà;
creare fondi di sostegno agli affitti e al recupero del patrimonio edilizio pubblico e non regalare ogni mq di terreno alla speculazione; investire nelle energie rinnovabili, nel risparmio energetico, nella ristrutturazione energetica degli edifici; migliorare il trasporto pubblico locale e investire
sulla mobilità sostenibile; investire nei cervelli e non nel cemento. Queste parole e i saperi che i territori e le lotte esprimeranno li butteremo in faccia a chi vuole decidere del nostro futuro sopra le nostre teste, a chi vede il business laddove ci sono vite, paesaggi, habi t at , beni comuni .
Al vostro Expo non abbiamo mai creduto; ora, grazie a voi, alla vostra ingordigia, siamo
meno soli. Il mostro che state progettando sarà il motore del nostro consenso e del resto chi semina vento raccoglie t e m p e s t a .


La casa del Diavolo di Lucio Monocrom

“E' stato così che ci siamo definitivamente arruolati nel
partito del diavolo, vale a dire di quel male storico che porta
alla distruzione delle condizioni esistenti, di “quella parte
sbagliata” che fa la storia rovinando ogni soddisfazione
prestabilita” G.Dbord
L'horror come genere nasce coi lavori Universal firmati da
Todd Browning e James Whale (Dracula, 1931, Frankenstein,
1931). All'interno del cinema muto è già in precedenza
presente un cinema che nelle atmosfere e nella storia è
vicino a ciò che diverrà il genere horror. In particolare nella
Germania della repubblica di Weimar si sviluppa un intero
e complesso filone in grado di influenzare il successivo
horror e che contiene cinema espressionista e affini (Wiene,
Murnau, Lang, Pabst). Siegfried Kracauer, attraverso il suo
celeberrimo saggio “Da Caligari a Hitler”, osserva come il
cinema di questi tempi sia premonitore dell'incubo nazista e
si faccia d'esso narratore ante litteram. Lo spettro del nazismo
si agita a livello sociale ben prima dell'avvento di Hitler
che semplicemente se ne fa interprete. Nosferatu e il
dottor Caligari sono testimonianza di questo fenomeno ma
Kracauer si sofferma non tanto su quel cinema dagli intenti
più propriamente artistici ma prevalentemente su quei prodotti
che potremmo definire “di livello medio”, molto più
esplicativi (a suo parere) di un modo di pensar comune. Al
di là del come e del perchè ciò accade, constatiamo il semplice
fatto che il genere horror emerge o torna in auge nei
momenti di crisi e di depressione, sia nel caso della Germania
degli anni 20 sia nel caso degli Stati Uniti degli anni 30
(la grande depressione) e degli anni 70 (la fine del
“capitalismo solidale” e l'avanzata di ciò che diverrà il reaganesimo).
La rappresentazione della paura è quindi per
alcuni critici e teorici un'occasione per riconoscere alcune
pericolose forze sotterranee interne all'inconscio sociale che
devono allarmale la vita civile in caso di emersione. Sull'argomento
è possibile ed a volte auspicabile anche un rovesciamento
di prospettiva, rovesciamento in grado di ribaltare
i ruoli all'interno della narrazione conferendo al “mostro”
una volontà di ribellione nei confronti di una società repressiva
ed autoritaria che lo esclude e, nel finale, lo sopprime.
Al di là di queste due classiche prospettive, la rappresentazione
della paura è oggi più di ieri, anche, un modo per
stimolare profitto (non solo economico). Attraverso essa si
vendono prodotti, si vincono le elezioni e, più in generale,
si controlla la società. Questo argomento mi pare oggi prevalente
e più interessante rispetto ai due precedenti percorsi
proposti, mi pare aderire maggiormente al contesto sociale
ed economico vigente in cui ogni aspetto della vita umana
viene mercificato ed ideologizzato. Il genere horror, all'interno
di questa nuova contestualizzazione, pare uscirne con
le ossa rotte in particolare sul territorio americano, suo
habitat naturale fino alla fine degli anni 90. L'eccessiva
attenzione alla forma crea nel genere quell'effetto di svuotamento
di contenuti, di mancanza di sostanza che Baudrillard
chiamò “effetto Beaubourg”. L'asservimento completo
ai bisogni dell'industria è la conseguenza più radicale di tale
involuzione. A partire da questo periodo, dominano all'interno
del genere tre principali questioni: la perdita della
centralità del cinema americano (ovvero l'irruzione sul mercato
cinematografico dell'Asia), la sterilità insopportabile
dei contenuti proposti e l'incapacità di suscitare un reale
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pagina 3 lavoro
FONDI INTEGRATIVI SANITARI: UNA STORIA CHE INSEGNA!
Negli ultimi rinnovi contrattuali in alcune categorie come i chimici, i metalmeccanici,il
commercio,sono stai introdotti i fondi sanitari integrativi.
I fondi sanitari sono costituiti tramite quote annue versate dai lavoratori aderenti,che
qualora si ammalassero possono usufruire di cure mediche nelle cliniche convenzionate
con il fondo di categoria.
Questo meccanismo,introduce l’ennesimo tassello verso la privatizzazione dellasanità pubblica.
Il fondo sanitario EST stipulato nel 2005 da CONFCOMMERCIO e CGIL-CISL-UIL nel
settore del commercio (l’adesione al fondo è obbligatoria) dimostra le reali finalità di questi
fondi sanitari.
Al fondo sanitario EST aderiscono attualmente un milione 71.390 lavoratori che versano
120 euro all’anno,mentre i potenziali aderenti sono 2,8 milioni che possono portare
nelle casse del fondo 350 milioni dieuro.
Il consiglio direttivo è formato da 36 persone che arrivano a 83 tra consiglio,giunta
e s e c u t i - va,comitato di g e s t i o n e , e c c . suddivise a metà tra rappresentanti
d e l l a CONFCOMMERCIO e d i C G I L(FILCAMS) -C I S L(FISASCAT) –UIL (UILTUCS).
Lo scorso anno il fondo ha incassato 57,9 milioni di euro, 50,4 milioni sono stati spesi per l’acquisto dei premi assicurativi mentre i restanti 7 milioni e mezzo sono stati spesi
una parte per le prestazioni sanitarie e un’-altra per “indennità e gettoni” degli organi collegiali,mentre i rimanenti (326.632 euro)sono stati spesi per la pubblicità del fondo
obbligatorio sui giornali di CGIL (filcams) –CISL (fisascat) – UIL(uiltucs).
Questa ennesima storia dimostra come i fondi sanitari hanno la funzionalità non solo di
aprire la strada allo smantellamento della sanità pubblica,ma sono ulteriori mezzi di profitto sulle spalle dei lavoratori da parte di assicurazioni,privati e parassiti di turno(sindacati confederali);
il fatto che tutto questo viene fatto con la complicità di CGIL-CISLUIL dovrebbe fare riflettere
i lavoratori che ancora fanno affidamento a questi sindacati, per noi che da molti anni abbiamo
scelto l’autorganizzazione sindacale e politica questa ennesima truffa ai danni dei lavoratori
non fa che rafforzare la nostra scelta.

La ristrutturazione non risparmia nessuno!

La Sealed Air (ex- Grace) di passirana sta vivendo per la prima volta nella sua storia la procedura di cassa integrazione,la messa in mobilità di 25 lavoratori che saranno licenziati a Passirana, la chiusura di una filiale nel Lazio e di una in Piemonte,con il trasferimento di alcune
linee produttive in Francia.
Da parte dei sindacati confederali c’è stata una sostanziale accettazione di tutto questo, e a Passirana la trattativa si è già chiusa con la firma di un accordo.
Anche questa notizia non può che confermare un ipotesi che si dimostra ogni giorno più veritiera: per quanto esista una grossa crisi del capitalismo mondiale, i padroni non perdono l’occasione di sfruttare questo pretesto per sfoltire i ranghi dei lavoratori, per licenziare, delocalizzare la
produzione. E troppo spesso non trovano nessunaopposizione nelle loro manovre.
Attenzione, purtroppo questo non è che l’inizio, ed è ora che i lavoratori si attrezzino ad affrontare questa congiuntura , arrendersi senza avere combattuto non serve a nessuno, soprattutto in questo momento.

Lo SLAI-COBAS RHO offre assistenza
sindacale il Mercoledì dalle 20 alle 21
in via dante 5 a Rho
SLAI COBAS RHO
Sindacato dei lavoratori
autorganizzati intergategoriali
http://www.slaicobasmilano.org/
http://www.slai-cobas.org/

la spinta! Si pone l’obbiettivo di collegare e contro-informare lavoratori,precari,studenti della provincia nord-ovest di Milano,per creare dei percorsi di autorganizzazione
dal basso.Collabora e fai crescere il foglio, mandaci la tua opinione e il tuo contributo e contattaci per partecipare attivamente.
Ci troviamo a Rho tutti i Mercoledì dalle 19.30in via dante 5.
PER INFO E CONTATTI:
E-MAlL: laspinta@yahoo.it
http://www.infolaspinta.blogspot.com/