IN PRIMO PIANO

______________________________________

Visualizzazione post con etichetta PALESTINA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PALESTINA. Mostra tutti i post

martedì 1 giugno 2010

TERRORISMO DI STATO!


31 MAGGIO: LE FORZE ARMATE DI ISRAELE ATTACCANO IL CONVOGLIO INTERNAZIONALE DI AIUTI UMANITARI CHE PORTAVA AIUTI PER LA POPOLAZIONE DELLA STRISCIA DI GAZA. ALMENO 19 MORTI E UN NUMERO IMPRECISATO DI FERITI E DISPERSI.


Nelle prime ore della giornata del 31 maggio, le 8 navi del convoglio umanitario internazionale che portavano cibo e medicine (10.000 TONNELLATE) per la popolazione della striscia di Gaza, colpita dall’occupazione militare e poi da un embargo che ha ridotto la popolazione allo stremo decisi e imposti da Israele, è stato attaccato dalla marina e dall’aviazione israeliana.
Si sa ancora poco sulle identità delle vittime, e niente ad oggi è dato sapere sulla sorte degli almeno cinque italiani presenti negli equipaggi della flotta pacifista, sebbene la Farnesina escluda che tra loro vi siano delle vittime.

“''Centinaia di soldati stanno attaccando simultaneamente le navi della flottiglia pacifista come se fosse una guerra''. Queste le ultime parole di un cronista dell'emittente Tv panaraba Al Jazeera nel collegamento in diretta TV da una delle navi della Freedom Flotilla in rotta verso Gaza. Poi, il collegamento satellitare è caduto.

Un attacco svolto dunque in diretta TV, diretto contro navi su cui erano imbarcati circa 700 volontari internazionali umanitari provenienti da 40 paesi, tra cui donne e bambini.

Questo a dimostrazione – ancora una volta – che la borghesia esercita la sua violenza ormai senza alcun pudore e senza alcuna pietà.
Secondo le organizzazioni umanitarie l’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale”. E non è strano, visto che le leggi le fanno i padroni, ma sono tenuti a rispettarle solo i proletari e la povera gente.I giornali parlano da subito di pesanti ripercussioni politiche e di crisi internazionale. La Turchia ha chiesto ed ottenuto la convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Proteste anche da varie parti. Immancabili quelle della commissaria dell’inutile “Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani”, Navi Pallay, che si è detta scioccata per quanto accaduto. Obama ha chiesto ufficialmente spiegazioni, mentre l’Unione Europea ha chiesto la apertura di una commissione di inchiesta imparziale.
Il ministro degli Esteri italiano Frattini ha fatto sapere che già in mattinata "ha parlato con l'ambasciatore israeliano a Roma e ha chiesto” - bontà sua – “spiegazioni". "Ribadisco l'appello” – aggiunge Frattini – “che ha fatto più volte l'Unione Europea affinché nella striscia di Gaza , martoriata e sofferente possano arrivare senza ostacoli gli aiuti umanitari che sono necessari, fatti salvi ovviamente i controlli di sicurezza"
Ma alle dichiarazioni di circostanza di Frattini, da sempre cieco-complice di fronte ai crimini israeliani, si sono aggiunte subito le imbarazzanti dichiarazioni del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha definito la missione della flotta pacifista come "una voluta provocazione"." Mantica ha detto anche che "era un'illusione pensare che Israele non reagisse visto che il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo". Queste edificanti dichiarazioni del sottosegretario mostrano ciò che le borghesie di tutto il mondo pensano dietro la maschera pietista in cui si nascondono . Siamo assolutamente sicuri che tutto ciò non porterà a una diminuzione dell’appoggio dato a Israele da USA ed UE, anzi non porterà a nulla.
Al di là delle chiacchiere, e al di là delle differenti posizioni politiche dei vari Stati, dettate - sia quando condannano che quando coprono o appoggiano i soprusi e le guerre - solo ed esclusivamente alla difesa dei loro interessi politici ed economici e non certo al rispetto dei diritti umani, questa vicenda dimostra – per la milionesima volta - che vi sono Stati che, forti dell’appoggio internazionale delle grandi potenze, ignorano i più elementari diritti.
Emblematico di quale siano gli interessi che muovono la politica internazionale delle grandi potenze è il caso salito in questi giorni alla ribalta internazionale. Il presidente della Repubblica tedesca, Koehler, si è dovuto dimettere, dopo le polemiche divampate per una sua dichiarazione sui motivi della presenza delle truppe tedesche nel teatro di guerra afgano. Ecco le sue dichiarazioni: "Un grande Paese orientato
all'export come la Germania deve sapere che in caso di necessità è necessario anche un intervento militare per difendere i propri interessi, le libere vie di comunicazione commerciale, ma anche l'impedimento di instabilità di tipo regionale, che sicuramente si ripercuoterebbero negativamente sulle nostre possibilità in termini di commercio, posti di lavoro e salari”.
Della serie: costretto a dimettersi per avere – imprudentemente – detto la verità, una verità talmente impresentabile che non conviene dirla pubblicamente, alla faccia delle bugie sulle missioni di pace.

Iniziano ad arrivare, da parte di varie organizzazioni del movimento dei lavoratori italiani le prese di posizione di solidarieta’ e di denuncia. Solidarieta’ con i volontari umanitari attaccati e con i proletari e le masse povere palestinesi ridotte alla stremo dall’occupazione e dall’emargo. Denuncia del ruolo oppressivo dello Stato di Israele nel medio oriente e dell’appoggio – politico, economico e militare - fornito a questo Stato dalle grandi potenze imperialiste – Italia compresa – per difendere i loro sporchi interessi. Tagli ai salari, fame, disoccupazione e guerre sono facce di una stessa politica con cui la borghesia di tutti i Paesi tenta di difendere i suoi profitti minacciati dalla crisi e dalla concorrenza internazionale.

Invitiamo tutti i lavoratori italiani ed immigrati e tutte le organizzazioni a serrare le fila per rispondere colpo su colpo all’attacco portato avanti dalla borghesia a livello interno e internazionale. Ci aspettano tempi durissimi dai quali potremo difenderci solo ritrovando la solidarieta’-unità interna e internazionale tra i lavoratori e le masse povere di tutti i paesi.


si COBAS - www.sicobas.org

lunedì 31 maggio 2010

Israele assalta Freedom Flotilla in acque internazionali! Almeno 16 morti, decine i feriti

Da INFOAUT:

Non bastano le parole per commentare l'ennesimo attacco infame d'Israele. Un massacro ingiustificabile, una prova di forza folle, anche dal punto di vista d'Israele (...). La riproposizione della violenza e della morte contro ogni movenza palestinese, contro ogni azione di solidarietà reale che agita le contraddizioni e le sembianze dello Stato sionista. Dopo il sangue del convoglio Free Gaza, oggi quello della Freedom Flotilla.
Un attacco furioso consumato, da quanto rimbalzato a più voci, da quanto riferito da Al Jazeera e dai media mediorientali, in acque internazionali: mai, nelle passate missioni navali pacifiste, era stato possibile per i pacifisti entrare nelle acque territoriali di Gaza (controllate dalla marina israeliana, che li aveva sempre bloccati prima), Israele ci ha tenuto a non creare un precedente, al costo di morti e feriti. Israele conferma i dati essenziali, inventa balle sulle dinamiche e i perchè. I pacifisti della Freedom Flotilla avrebbero, prima, opposto resistenza fisica al raid militare della marina, poi la versione sarebbe cambiata con l'aggiunta dell'esplosione di colpi da fuoco come origine dell'assalto... Ma che imparino almeno la dignità del silenzio piuttosto di queste castronerie! Le navi della Freedom Flotilla portavano più di 700 passeggeri di 40 nazionalità diverse e volevano consegnare 10mila tonnellate di aiuti umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni fondamentali per la popolazione di Gaza. A bordo anche case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche e 5 parlamentari (di Irlanda, Italia, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre a esponenti di ong, associazioni e semplici cittadini. L'obiettivo della spedizione era rompere l'assedio disumano vigente a Gaza.Hamas ha rivolto un appello perchè siano le ambasciate israeliane di tutto il mondo il teatro della protesta e della rabbia contro la violenza sionista, per domani, ha comunicato il premier Ismail Haniyeh, è stato indetto uno sciopero generale nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Abu Mazen condanna e indice 3 giorni di lutto... Mentre diversi Stati stanno convocando gli ambasciatori israeliani nei palazzi dei governi, altri (più discretamente) stanno chiedendo ad Israele di dare spiegazioni sull'accaduto. La Turchia è la più attiva, conformemente al ruolo che si sta costruendo nello scacchiere geopolitico del Medio Oriente.
Forti tensioni si registrano in Turchia, ad Istanbul, sotto l'ambasciata israeliana, così come ad Amman, in Giordania, dove i manifestanti pretendono che si chiuda la sede diplomatica sionista...




Il video dell'assalto dalle immagine del quotidiano turco Hurriyet:

Dalla Freedom Flottilla, così InfoPal, riporta dell'attacco sionista subito in mare:
Israele attacca la Freedom Flotilla: almeno dieci morti e vari feriti tra i partecipanti
[Acque internazionali, al largo della Striscia di Gaza - Infopal] All'alba di quest'oggi, 31 maggio, Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni. Vi sono almeno dieci morti (ma probabilmente di più) e vari feriti sulla nave turca della Flotilla. L'aggressione - che è ancora in corso - è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria. È degno di nota il fatto che i partecipanti sono persone assolutamente pacifiche, disarmate, il cui unico scopo è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.
Il Comunicato degli attivisti sulla Freedom Flotilla
Nel cuore della notte, commandos israeliani hanno abbordato la nave passeggeri Turca "Mavi Marmara" sparandole contro. Il filmato in diretta streaming dall'imbarcazione mostra che 2 persone sono state uccise e 31 ferite. Al Jazeera ha appena confermato questi numeri. Israele ha dichiarato che sta entrando in possesso delle imbarcazioni. Lo streaming video mostra i soldati Israeliani che sparano a civili, e il nostro ultimo messaggio spot diceva: ‘Aiutateci, siamo stati abbordati dagli Israelian'. La coalizione formata dal Free Gaza Movement (Fg), European Campaign to End the Siege of Gaza (Ecesg), Insani Yardim Vakfi (Ihh), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino. L'attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale.vedi anche:


le news di InfoPal e Peace Reporter

sabato 1 maggio 2010

RIPRENDIAMOCI IL 25 APRILE! CENNI SUL SIONISMO


Domenica 25 Aprile, come compagni e compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria, abbiamo partecipato alla piazza organizzata dal Comitato di solidarietà con le lotte dei lavoratori delle cooperative, una piazza anticapitalista, perchè la lotta contro il fascismo è stata in primis lotta per un cambiamento radicale dell'esistente, lotta di classe contro lo sfruttamento capitalistico dei lavoratori, contro la classe dominante padronale sostenitrice dei fascisti, ieri come oggi, in funzione reazionaria ed anticomunista. All'interno del corteo - accanto al nostro presidio di controinformazione - hanno sfilato, come purtroppo accade da diversi anni, la "Brigata ebraica" ed, al suo seguito, la "Sinistra per Israele" - la prima, organizzazione sionista che si spaccia ormai da anni da brigata partigiana; la seconda, sostenitrice del governo israeliano di estrema destra e delle sue politiche imperialiste e razziste. Ci teniamo a sottolineare che la "Brigata ebraica", formatasi alla fine della seconda guerra mondiale, è stata fra le prime formazioni sioniste che iniziarono la colonizzazione della Palestina nel '48, contribuendo alla nascita dell'esercito israeliano, aprendo la strada allo sfruttamento delle risorse palestinesi, segnando l'inizio dell'occupazione delle terre e della pulizia etnica perpetrata in Palestina dalle truppe israeliane. Pertanto, come in altri anni nell'anniversario della Resistenza, abbiamo contestato la partecipazione di tale organizzazione - sionista e quindi paragonabile a fascismo e nazismo per i principi razzisti su cui si fonda - in un corteo come quello del 25 Aprile, che dovrebbe celebrare la liberazione dal regime e dalle dottrine fasciste, xenofobe e imperialiste. Per questi motivi riproponiamo qui di seguito il documento da noi prodotto "Cenni storici e riflessioni sul sionismo". Per ribadire che essere antifascisti - contro il razzismo e la xenofobia, al fianco della liberazione e dell'autodeterminazione dei popoli - implica necessariamente l'essere antisionisti, e per sottolineare che antisionismo non equivale ad antisemitismo, perchè anche diversi intellettuali di religione ebraica hanno rivendicato il loro essere antisionisti, la loro distanza dal governo israeliano - razzista e di destra radicale - e dalla sua politica imperialista. Politica che nega apertamente l'esistenza della Palestina e che persegue esplicitamente l'obiettivo dell'eliminazione, del genocidio, del popolo palestinese - ignorando e non rispettando, con il sostegno americano e grazie all'indifferenza europea, le numerose risoluzioni approvate dall'ONU, dal '48 in poi, a favore della popolazione palestinese, contro lo stato di Israele.

lunedì 22 marzo 2010

IL LAVORO SOTTO OCCUPAZIONE

LA SITUAZIONE DELLE OPERAIE/OPERAI PALESTINESI SI FA SEMPRE PIÙ DRAMMATICA. L’ESERCITO DI OCCUPAZIONE SIONISTA CONTINUA A DEVASTARE L’ECONOMIA PALESTINESE, GIÀ MOLTO PRECARIA O ADDIRITTURA PRIMITIVA. D’ALTRA PARTE LA CORRUZIONE E APPROPRIAZIONE DEI FONDI PUBBLICI DA PARTE DELL’ANP COSTITUISCE UN ULTERIORE SALASSO ALLE GIÀ ESIGUE RISORSE DISPONIBILI. LE POLITICHE ISRAELIANE DI ESERCITARE IL MASSIMO CONTROLLO SULLE MERCI IN ENTRATA E IN USCITA, PERMETTONO ALL’ESERCITO D’OCCUPAZIONE DI STRANGOLARE QUALSIASI TENTATIVO DI SVILUPPO “INDUSTRIALE”, QUESTO ALLO SCOPO DI RAFFORZARE LA DIPENDENZA DEI PALESTINESI DAL MERCATO SIONISTA E ASSOGGETTARLI AGLI INTERESSI IMPERIALISTI. NON MIGLIORE È LA SITUAZIONE DEI LAVORATORI ALL’INTERNO DELLA PALESTINA STORICA (ISRAELE), DOVE LE POLITICHE RAZZISTE E NEOLIBERISTE DETERMINANO UNA STRATIFICAZIONE RADICALE DEI DIRITTI POLITICI E SINDACALI, CON LA DIFFERENZIAZIONE DEI LAVORATORI SU BASE ETNICA E DI NAZIONALITÀ. UN MODELLO DI DISCRIMINAZIONE APPLICATO ANCHE DAI CAPITALISTI ITALIANI, PER LO SFRUTTAMENTO DELLA FORZA LAVORO IMMIGRATA, VESSATA DAL DOPPIO STANDARD NELLE CONDIZIONI DI LAVORO RAPPRESENTATO DAL RICATTO E DAL RAZZISMO

INCONTRO PUBBLICO CON IL COMPAGNO

WEHBI BADARNI
SINDACALISTA ED
ATTIVISTA PALESTINESE

SABATO 27 MARZO – ORE 16.00
VILLA PALLAVICINI – VIA MEUCCI, 3
(quartiere Adriano fermata autobus 56)

PROMUOVONO L’INIZIATIVA:

COMITATO “Ricordare la Nakba”, SLAI COBAS,
RESISTENZE METROPOLITANE, CSA VITTORIA

giovedì 31 dicembre 2009

Il Cairo, la polizia eegiziana aggredisce la Gaza Freedom March. Molti i feriti

da infoaut

La manifestazione indetta dalla Gaza Freedom March stava cercardo di muovere i primi passi dal museo egizio del Cairo quando è stata brutalmente aggredita dagli apparati di sicurezza egiziani. "I poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca" ci ha riferito una manifestante con la voce rotta dall'emozione. Intanto arrivano sms dai manifestanti "siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche.Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza."La situazione in Egitto per le delegazioni che dovevano partecipare alla Gaza Freedom March sta peggiorando notevolmente. Già da ieri sera l'aria si è fatta più pesante e la pressione della polizia sempre più forte. Questa mattina è stata organizzata una manifestazione a sorpresa dalle delegazioni dei diversi paesi che avrebbero dovuto partecipare alla marcia di solidarietà Internazionale ad un anno dalla terribile operazione Piombo Fuso attuata dall'esercito israeliano contro il popolo palestinese. Il corte, indetto dalla Gaza Freedom March, era appena partito dal museo egizio del Cairo quando è stato violentemente aggredito dalle forze di polizia egiziane che si sono scagliate sulle persone con bastoni e picchiando alla cieca. Le prime linee sono state brutalmente buttate a terra, anche le donne, e poi picchiate. Tra i manifestanti si contano diversi feriti, ma per fortuna nessuno grave. Due donne italiane risultano ferite al volto.La polizia continua però ad accerchiare i manifestanti che temono delle nuove cariche. In questo momento sono bloccati in un angolo della piazza del museo ed attendono il divenire della situazione.Una diretta con Il Cairo effettuata questa mattina da Radio Blackout (105.250 Mhz su Torino e dintorni) con Sonia, attivista torinese, in Egitto con la delegazione italiana, che racconta i momenti della carica.

Ascolta l'intervista

mercoledì 30 dicembre 2009

Ultime notizie dalla Gaza Freedom March



(30.12.2009)
Resta bloccata la situazione in Egitto dove i 1400 attivisti internazionali giunti nel paese per dar vita alla Gaza Freedom March sono ancora bloccati al Cairo dalle forze di sicurezza di Mubarak che ieri hanno anche malmenato alcuni manifestanti che cercavano di manifestare davanti all’ambasciata degli Stati Uniti. Ieri decine di manifestazioni e proteste si sono svolte sotto diverse ambasciate straniere al Cairo mentre all’ora di pranzo un corteo di internazionalisti e di attivisti arabi è sfilato dal museo egizio fino alla sede del sindacato dei giornalisti nella cui sede era in corso lo sciopero della fame di Hedy Epstein, l’85enne scampata ai campi di concentramento nazisti e che ora protesta contro il divieto di raggiungere Gaza e consegnare aiuti umanitari, sanitari e fondi alla popolazione della striscia stremata da più di tre anni di assedio israeliano ed egiziano. Nel pomeriggio e nella serata di ieri si sono tenute ulteriori proteste contro la visita del premier israeliano Netanyahu accolto a braccia aperte dal regime egiziano.Nella serata di ieri si è saputo che una parte della delegazione statunitense aveva trattato separatamente con la moglie di Mubarak (!) per far passare stamattina solo 100 attivisti sui 1400 totali. Si è creato scompiglio e malumore, e stamattina dei 100 che dovevano partire sul pullman sono saliti solo 40 tra americani e coreani, tutte le altre delegazioni si sono rifiutate di accettare il compromesso non solo perché lascia fuori la maggior parte delle delegazioni ma anche perchè non è frutto di un accordo politico alla luce del sole che inchioda il governo egiziano alle sue responsabilità ma di una sorta di trattativa privata tra una rappresentante dei Code Pink USA e la moglie del dittatore egiziano. Questa mattina alcune delegazioni, tra cui quelle italiane, hanno spiegato il loro punto di vista tramite un apposito comunicato in cui si afferma: “pur apprezzando l’autorizzazione all’ingresso della ristretta delegazione per ragioni umanitarie, e per consegnare materiali alla popolazione non possiamo tuttavia considerarla come un risultato finale o come un’alternativa alla Gaza Freedom March. L’obiettivo con cui è nata l'iniziativa era e resta quello di rompere il feroce assedio imposto alla popolazione palestinese di Gaza, così duramente martoriata dall’attacco israeliano “Piombo Fuso” dell’inverno 2008. Chiediamo con ancor più forza che il governo egiziano autorizzi l’ingresso delle delegazioni e di tutti/e i/le 1.400 manifestanti nella Striscia di Gaza, per non rendersi complice di un vergognoso assedio che continua da anni, e che provoca immani sofferenze alla popolazione palestinese.” Significativa anche la presa di posizione di una delegata sudafricana che criticando la decisione di Code Pink ha affermato: "se nella lotta contro il regime di segregazione razziale nel nostro paese avessimo adottato la via del compromesso e delle vittorie simboliche il regime dell’apartheid nel nostro paese sarebbe ancora intatto.”L’accordo raggiunto, ha dichiarato il canadese Bassem Omar "dà solo al governo egiziano la possibilità di dire di averci concesso di passare".
Nel nostro paese si moltiplicano le proteste contro il regime egiziano: ieri il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli ha inviato un telegramma al ministero degli Esteri italiano affinché gli attivisti pesaresi bloccati dalle autorità egiziane insieme agli altri militanti italiani e stranieri siano lasciati liberi di proseguire e dar vita alla 'Freedom March' nella striscia di Gaza. Ceriscioli ha raccolto l'appello degli attivisti della Campagna per la Palestina di Pesaro (città gemellata con Rafah), e indirizzato il messaggio anche all'Ambasciata d'Egitto in Italia e a quella italiana al Cairo. "Numerosi cittadini di Pesaro, assieme ad altri pacifisti per i diritti umani - si legge nel telegramma - sono bloccati dalle autorità egiziane alla frontiera di Rafah. Pesaro è città gemellata con Rafah e i nostri cittadini intendono portare pacificamente la solidarietà ai gemelli palestinesi. Chiedo pertanto di intervenire affinché sia permesso loro l'ingresso a Rafah".
Si moltiplicano intanto in Italia le iniziative di protesta contro il regime collaborazionista di Mubarak. Informa un comunicato del coordinamento Free Palestine che “lo scorso 28 dicembre a Torino si è tenuta un’azione di boicottaggio dell'Egitto e della sua politica di corresponsabilità con Israele nell'opprimere ed affamare il popolo di Gaza -vedi l’annunciata costruzione della barriera per impedire il passaggio di viveri e materiali verso Gaza e vedi le gravi forme di ostruzionismo del Governo Egiziano contro i convogli della Freedom March. Tutto questo non può essere tollerato. Abbiamo contattato due agenzie di viaggi, fra cui la ETLI della CGIL, ed abbiamo consegnato loro un volantino di protesta contro l'attegiamento inqualificabile dell'Egitto. Abbiamo poi volantinato davanti alle agenzie, con cartelli e bandiere,invitando le persone a scegliere viaggi alternativi all' Egitto. Andremo avanti nei prossimi giorni con altre agenzie ed il Museo Egizio di Torino.”

martedì 29 dicembre 2009

Il Cairo: manifestazioni sotto le ambasciate.



Ultime notizie dalla Gaza Freedom March (ore 13.00)

[da Forum PAlestina]Oggi martedi 29 dicembre, le varie delegazioni internazionali hanno dato vita a manifestazione sotto le proprie ambasciate di appartenenza. Gli attivisti statunitensi sono stati completamente circondati. La delegazione italiana (Forum palestina, Action for Peace) riunita praticamente in assemblea sotto la legazione diplomatica, si è nuovamente incontrata con il 1° Segretario dell'Ambasciata italiana al Cairo avanzando la proposta di far passare la delegazione per fare arrivare gli aiuti raccolti per le strutture e la popolazione palestinese di Gaza. Tra questi si sottolinea l'impegno preso in Italia con l'ospedale palestinese Al Awda di Jabalya che ha coinvolto decine di città e di associazioni.
Oggi è previsto un incontro con il Sindacato dei Giornalisti egiziani nella cui sede sta attuando lo sciopero della fame Hedy Epstein - 84 anni, ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio. Successivamente è previsto un SIT IN insieme al sindacato degli avvocati convocato per ricordare il primo anniversario del massacro dei palestinesi operato dalle truppe israeliane a Gaza. Due giorni fa la manifestazione degli avvocati egiziani era stata dispersa dalla polizia.
Mentre le autorità egiziano stendono oggi il tappeto rosso per ricevere il premier israeliano Netannyahu, usano il pugno di ferro contro gli attivisti internazionali ed egiziani. Netnayahu è in Egitto per discutere sullo scambio dei prigionieri e degli accordi economici con cui Israele di fatto condiziona pesantemente l'Egitto. Secondo Mila Pernice del Forum Palestina per l'Egitto aver tenuto sequestrati al Cairo gli attivisti della Gaza Freedom March durante la visita di stato di Netanyahu può rivelarsi un boomerang. Tra i vari presidi sotto le ambasciate e negli appuntamenti in giro per la capitale egiziana si segnala la presenza della giornalista israeliana Amira Hass, mentre nei media arabi - Al Jazeera soprattutto - cominciano a trapelare commenti critici sull'atteggiamento delle autorità egiziane contro gli attivisti internazionali giunti da ben 42 paesi per recarsi a Gaza in solidarietà con la popolazione palestinese ad un anno dal massacro dell'Operazione Piombo Fuso realizzato dalla truppe israeliane.



Sembra invece essersi sbloccta la situazione per il Convoy to Gaza di Viva Palestina che sta muovendo verso la Siria per essere poi imbarcato verso l'Egitto.



[Da: radio città aperta] Gaza Freedom March: l'ambasciata USA trattiene attivisti. Arrestati 16 israeliani e 3 spagnoli.Un gruppo di circa 30 cittadini statunitensi, sono stati trattenuti in tre separate aree di isolamento all'interno dell'Ambasciata degli Stati Uniti nel complesso di Garden City. In una intervista telefonica con Aishah Schwartz, direttore del Muslimah Writers Alliance, Marina Barakau - una delle organizzatrici della Gaza Freedom March - ha dichiarato che "i cittadini americani e 1.400 sostenitori della Gaza Freedom March arrivati in Egitto da oltre 43 paesi del mondo, stanno chiedendo che l'assedio illegale di Gaza venga rimosso". "Ci chiediamo anche come sia possibile che un presunto governo democratico possa partecipare di volentieri alla detenzione dei suoi cittadini presso le proprie ambasciate, e inoltre chiediamo che tutti i dovuti sforzi siano esercitati per assicurare il nostro immediato rilascio", ha aggiunto Barakau che poi ha dichiarato di aver contattato il coordinatore del gruppo legale, Sally Newman. Nello stesso momento, tre membri del gruppo statunitense che è stato trattenuto hanno avuto un incontro con un funzionario negli uffici dell'Ambasciata.
Sempre a proposito della repressione delle forze di sicurezza egiziane nei confronti degli attivisti internazionali in Spagna c'è apprensione per la sorte di tre attivisti valenciani che sono stati arrestati domenica a El Arish. I tre insieme ad altri spagnoli e ad attivisti di altre nazionalità avevano cercato di arrivare da El Arish alla frontiera con Gaza con i mezzi di trasporto pubblico, ma erano stati bloccati dai poliziotti egiziani. I tre valenciani non si sono dati per vinti e si sono incamminati verso la frontiera a piedi, ma dopo alcune ore hanno bloccato il traffico sull'arteria stradale in segno di protesta contro il divieto egiziano e quindi sono stati arrestati. Racconta Manuel Tapial, uno dei coordinatori della delegazione iberica, che ad El Arish in più occasioni i poliziotti hanno bloccato e fermato gli attivisti che cercano in ogni modo di depistare gli inseguitori cercando di disperdersi nella città e di prendere qualche mezzo di trasporto diretto a Rafah. "Ieri mattina quando abbiamo tentato di uscire dall'hotel abbiamo trovato le porte sbarrate dall'esterno" ha denunciato Tapial ai media spagnoli. Dall'altro lato della frontiera ieri la polizia di Tel Aviv ha arrestato 16 attivisti israeliani di organizzazioni dell'estrema sinistra che cercavano di avvicinarsi al confine per entrare nella Striscia di Gaza e partecipare alle manifestazioni contro l'assedio israeliano previste il 31 dicembre prossimo. I 16 attivisti sono entrati senza permesso in un territorio di confine che Israele considera ‘zona militare', e sono stati portati nel commissariato di Sderot per essere interrogati e denunciati. Negli ultimi giorni le dimostrazioni dei gruppi israeliani antiapartheid si sono moltiplicate e alcune decine di attivisti sono arrivati a manifestare molto vicino al confine con Gaza. Racconta sull'edizione online dello Yediot Ahronot Adar Grievsky del gruppo ‘Anarchici contro il Muro': "Abbiamo iniziato a camminare lungo la spiaggia verso Gaza, ma vicino a Zikim la Polizia e l'Esercito ci hanno impedito di continuare verso la Striscia. Un anno dopo il massacro di 1400 persone Israele continua a spargere distruzione e sofferenze a Gaza negando alla sua popolazione la possibilità di ricostruirsi le case perché impedisce l'arrivo dei materiali da costruzione" ha detto l'attivista al giornale che poi ha denunciato che uno degli attivisti arrestati è stato malmenato dalla Polizia.

lunedì 28 dicembre 2009

Sempre più tesa la situazione per la Gaza Freedom March


DA INFOAUT


1 (28 dicembre_Mattino)- La polizia egiziana ha sequestrato i pullman delle delegazioni francese e italiana e sta impedendo loro anche di prendere i taxi per arrivare all'ambasciata italiana al Cairo.

Fate telefonate incazzate alla Farnesina 06 36225all'amb egiziana in Italia 06 8440191all'amb italiana al Cairo 0020 101994599al consolato d'Egitto a Milano 02 29518194 o 02 29516360alla RAI che non dà notizie 06 3728620I compagni stanno cercando di bloccare il traffico sotto il loro albergo ma hanno la polizia addosso!!

2 (27 dicembre_Pomeriggio/sera) - Le forze di sicurezza egiziane trattengono partecipanti alla Gaza Freedom March a el-Arish e bloccano le commemorazioni al Cairo.

Nel pomeriggio di domenica 27 dicembre, le forze di sicurezza egiziane hanno trattenuto un gruppo di 30 internazionali nei loro hotel a el Arish, e un altro gruppo di 8 internazionali alla stazione dei pullman. Le forze di polizia hanno anche interrotto le commemorazioni del massacro “Piombo Fuso” presso il ponte Kasr al Nil.
Nel pomeriggio del 27 dicembre, le forze di sicurezza egiziane hanno trattenuto un gruppo di 30 attivisti nei loro hotel di el Arish mentre si stavano preparando a partire per Gaza, mettendoli agli arresti domiciliari. I delegati – tutti partecipanti della Gaza Freedom March, composta da 1.300 persone – erano cittadini spagnoli, francesi, inglesi, statunitensi e giapponesi. Le forze di sicurezza egiziane hanno poi finalmente ceduto, permettendo alla maggior parte dei manifestanti di lasciare gli alberghi, ma senza consentire loro di lasciare la città. Quando due giovani delegati – un francese e una donna giapponese – hanno tentato di lasciare el Arish, le autorità egiziane hanno fermato i loro taxi facendogli scaricare i bagagli.
Un altro gruppo composto da otto persone, di cui facevano parte statunitensi, inglesi, spagnoli, giapponesi e greci, sono stati trattenuti invece alla stazione dei pullman di el Arish nel pomeriggio del 27 dicembre. Alle 15.30 circa non erano ancora stati rilasciati.
Contemporaneamente, la polizia egiziana ha interrotto la commemorazione dell’invasione israeliana “Piombo Fuso” di Gaza organizzata dai partecipanti alla Gaza Freedom March presso il ponte di Kasr al Nil, uno dei principali collegamenti tra la Zamalek Island, al centro del fiume Nilo, e la città del Cairo. Come forma di dimostrazione nonviolenta in memoria degli oltre 1.300 palestinesi uccisi durante l’attacco israeliano di Gaza – iniziato un anno fa, il 27 dicembre del 2008 – i partecipanti della Gaza Freedom March hanno legato insieme centinaia di biglietti con pensieri, poesie, disegni, e i nomi delle vittime.
“Siamo amareggiati dal fatto che le autorità egiziane abbiano ostacolato la libertà di movimento dei partecipanti e abbiano interferito con la commemorazione pacifica delle vittime del massacro” ha detto Medea Benjamin di CODEPINK, una delle organizzatrici della Marcia.Benjamin ha aggiunto che i partecipanti alla Gaza Freedom March stanno continuando a sollecitare il governo egiziano perché consenta loro di raggiungere Gaza. I manifestanti si sono recati presso la Lega Araba, chiedendo supporto, presso diverse ambasciate straniere e il Palazzo Presidenziale, per portare un appello rivolto al presidente Mubarak. Hanno inoltre rivolto un appello a tutti i loro sostenitori nel mondo perché contattassero le ambasciate egiziane sollecitandole a lasciare liberi i manifestanti, consentendo loro di arrivare a Gaza. -------


Al link sottostante il primo audio registrato oggi dall'inviato del Manifesto Michele Giorgio
dovrebbe essercene uno al giorno, disponibile dalle prime ore del pomeriggio sul sito di amisnet.org
Ascolta la diretta dal Cairo

Info e aggiornamenti:
Forum Palestina
InfoPal

martedì 15 dicembre 2009

GAZA: BREAK THE SIEGE CENA PALESTINESE


DOMENICA 20 DICEMBRE 2009
presso la CORTE POPOLARE AUTOGESTITA
Via Gorizia n.8, Nerviano (MI)

“A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza”...

dalle 18.30:
APERITIVO PALESTINESE con presentazione di “RESTIAMO UMANI”, in collegamento telefonico con Vittorio Arrigoni.

CENA PALESTINESEdi autofinanziamento per una T.A.C per l’ospedale di Al-Awda

A eguire Estrazioni della LOTTERIA

Durante tutta la serata sarà esposta la mostra di Andrea Rossetti: “WALLS”.


mercoledì 10 giugno 2009

12- 13 giugno BOICOTTA ISRAELE, SOSTIENI LA PALESTINA! Due giorni di iniziative


BOICOTTA ISRAELE, SOSTIENI LA PALESTINA!
Da varie città (Milano, Rimini, Firenze, Pistoia, Roma, Bologna) è stata confermata per sabato 13 giugno la convocazione di una nuova giornata di iniziative della campagna internazionale BDS verso Israele.
Il progetto sionista accentua pesantemente le sue caratteristiche coloniali e discriminatorie sia nei Territori Occupati sia all'interno stesso di Israele, ma le autorità israeliane sono in seria difficoltà sia per la crisi economica sia per la caduta verticale di credibilità a livello internazionale. E' il momento di intensificare la pressione attraverso il boicottaggio.
A seguito della campagna BDS la multinazionale Veolia sta abbandonando il progetto di costruzione della Ferrovia di Gerusalemme, un progetto illegale che mira a connettere le colonie israeliane in territorio occupato alla città di Gerusalemme.
La rete milanese Boicotta Israele ha prodotto in questi mesi numerosi momenti di controinformazione e denuncia ed è aperta a tutte le realtà e i singoli interessati che intendono aderire alla campagna BDS e organizzare iniziative sul proprio territorio
A Milano iniziative verranno effettuate a partire da venerdì 12 giugno con un presidio davanti all’ Agrexco in Via Hajeck 10 (angolo Corso XXII Marzo), importatore del marchio israeliano Carmel.
Sabato vi saranno presidi davanti ai centri commerciali e volantinaggi per la città.
L'Ass. permanente per la Palestina di Bergamo a partire dalla tarda mattinata organizza volantinaggi/presidi in giro per la città; un presidio verrà effettuato davanti e dentro ad una filiale Auchan molto frequentata da stranieri.


Rete milanese Boicotta Israele
palestinamilano@yahoo.it

martedì 12 maggio 2009

BOICOTTA ISRAELE, SOSTIENI LA PALESTINA!



E’ cominciata a livello internazionale la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni dell’economia di guerra israeliana lanciata dalle organizzazioni della società civile palestinese e da molte associazioni israeliane.
La campagna si propone di boicottare le merci israeliane e le aziende che fanno affari con Israele, finanziando di fatto l’occupazione della Palestina e le numerose campagne militari sioniste (i recenti bombardamenti su Gaza, l’aggressione al Libano nel 2006,…); denunciare le istituzioni che si rendono complici di questi crimini firmando accordi commerciali e militari con Israele (tra questi il comune di Milano); fermare il criminale embargo verso la popolazione di Gaza imposto da Usa e Unione Europea.

A Milano la mobilitazione prosegue nelle giornate del 15 e 16 maggio in occasione del 61° anniversario della Nakba, la “catastrofe“ seguita alla nascita dello stato di Israele che ha significato la distruzione di interi villaggi e l’espulsione di oltre 650.000 palestinesi dalle proprie terre. Da allora lo stato sionista ha continuato la sua espansione con il furto di terre e fonti d’acqua (vedi cartine), la sottomissione dell’economia palestinese, la creazione di un sistema di apartheid che oggi è reso visibile dalla costruzione del Muro; i territori palestinesi sono stati così frammentati in piccoli bantustan e imprigionati da muri di cemento alti fino a 8 metri, mentre il numero di profughi è salito a quasi 6 milioni.

Tutto ciò avviene nel totale silenzio e con la complicità della comunità internazionale, a partire da Stati Uniti ed Europa che firmano accordi di cooperazione militare, scientifica ed economica con Israele e mantengono dal 2006 l´embargo alla popolazione di Gaza, in seguito alla regolare vittoria elettorale di Hamas.

La Striscia di Gaza è stata trasformata da tempo in una prigione a cielo aperto con la complicità dell’Egitto, che controlla l’accesso tramite il Valico di Rafah, impedendo la libera circolazione di uomini e merci .
Durante la recente aggressione israeliana, il governo egiziano ha mantenuto chiuso il Valico impedendo la fuga a chi cercava scampo dai bombardamenti; in seguito, il Valico è stato aperto a singhiozzo negando anche l’ingresso degli aiuti umanitari e dei volontari internazionali.
Nonostante questo l’Egitto sarà ospite d’onore alla fiera del libro di Torino, che si presenta come una vetrina internazionale per gli affari del regime, dimostrando ancora una volta l’appoggio incondizionato dell’Italia all’oppressione del popolo palestinese. Inoltre, il governo italiano ha invitato in questi giorni il neo ministro israeliano Liebermann, un razzista che si è dichiarato a favore della pulizia etnica del popolo palestinese.

Boicottiamo l’economia di guerra israeliana!
Per l’immediata apertura del Valico di Rafah, fermiamo l’assedio di Gaza!

Prossime iniziative a cui invitiamo alla partecipazione:

Venerdi 15 maggio ore 9.30 Presidio di protesta al consolato egiziano in via Porpora 26, zona Loreto

Sabato 16 maggio, volantinaggi e presidi per il boicottaggio dei prodotti israeliani davanti ai seguenti suepermercati:
- Coop viale Umbria, dalle 16.00
- Esselunga via Lanzone angolo Jenner, ore
- Upim Rinascente di c.so S.Gottardo, ore 17.00
- Esselunga viale Suzzani, ore 16.30
- Auchan di Nerviano, ore 16.30
- un supermercato di Pavia e uno della zona nord-est di Milano in corso di definizione

Rete milanese Boicotta Israele mail: palestinamilano@yahoo.it

Per info sulla campagna BDS: http://www.bdsmovement.net/ http://www.forumpalestina.org/

sabato 18 aprile 2009

Aprite quel valico! Basta con l’assedio di Gaza

Da Gaza a Torino
(18 aprile 2009)
Il silenzio è calato sul genocidio in atto nella Striscia di Gaza. Silenzio e sulle continue incursioni israeliane. Silenzio sul blocco dell’entrata delle merci, compresi gli aiuti umanitari. Silenzio sull’impossibilità per le persone, compresi molti malati, di poter uscire. Silenzio sui contadini assassinati dai cecchini israeliani mentre tentano di lavorare la propria terra. Silenzio sui pescatori mitragliati dalle navi da guerra israeliane che gli impediscono di prendere il largo. Il regime egiziano è complice del genocidio a Gaza. Il Valico di Rafah, sul confine fra l’Egitto e la Striscia di Gaza, è l’unico accesso non controllato direttamente dall’occupazione sionista, che però lo controlla indirettamente, grazie alla complicità del governo del Cairo. Da quando Israele, gli U.S.A. e l’Unione Europea hanno imposto l’embargo contro la Striscia di Gaza ed il milione e mezzo di Palestinesi che lì vivono, l’Egitto ha fatto la sua parte nell’impedire la libera circolazione delle persone e delle merci, contribuendo a stringere il cappio intorno al collo di una popolazione fra le più disagiate del pianeta. Anche nel corso dell’aggressione criminale di dicembre-gennaio, conosciuta come “Operazione Piombo Fuso”, il regime egiziano ha continuato a tenere serrato il catenaccio del Valico di Rafah, impedendo la fuga a chi cercava scampo dai bombardamenti a tappeto, dai missili e dalle cannonate. Al termine della fase più cruenta dell’aggressione, il Valico è stato aperto a singhiozzo e con il contagocce, nonostante la crisi umanitaria della Striscia di Gaza diventi di giorno in giorno più drammatica e le iniziative della cosiddetta comunità internazionale si siano dimostrate una presa in giro nei confronti della popolazione di Gaza e dell’opinione pubblica. A tutt’oggi la Striscia rimane sigillata e nemmeno un centesimo dei fondi per la “ricostruzione” promessi nella tanto sbandierata conferenza di Sharm El Sheikh è stato effettivamente stanziato. Gaza continua a morire lentamente, strangolata da un embargo criminale e immorale, nel silenzio dei media e dei governi “democratici”. E il regime egiziano è pienamente complice di quello che sta avvenendo. Già lo scorso anno, il Forum Palestina aveva organizzato una delegazione che intendeva recarsi nella Striscia di Gaza attraverso il Valico di Rafah, per rendersi conto della situazione e verificare le necessità della popolazione. Le zelanti autorità egiziane bloccarono gli attivisti ancora prima del confine, arrivando persino ad impedire una conferenza stampa, sequestrando e minacciando i giornalisti, costringendo la delegazione a tornare in Italia senza aver potuto vedere la Striscia di Gaza nemmeno da lontano. Il mese scorso, una nuova delegazione del Forum Palestina è invece riuscita ad entrare nella Striscia, ma solo dopo giorni di proteste e manifestazioni al Valico di Rafah. Abbiamo quindi potuto constatare con i nostri occhi le condizioni terribili in cui sono costretti a vivere i Palestinesi di Gaza, ma anche il malessere di larghi strati della popolazione egiziana, oppressa da un regime corrotto, antidemocratico e venduto ad Israele e U.S.A. Un regime asservito economicamente, come testimoniano la vendita sottocosto ad Israele del gas naturale del Sinai e il cosiddetto Protocollo QIZ (Qualified Industrial Zones), sottoscritto nel gennaio 2005 assieme ad Israele ed U.S.A., che permette alle merci egiziane di entrare come merci duty-free nel mercato americano a condizione che almeno l’11,7% del valore dei beni sia di produzione israeliana. Un regime che il Rapporto di Amnesty International dell’aprile 2007 accusa di “sistematiche violazioni”, denunciando l’esistenza di migliaia di prigionieri politici e di opinione, “arresti arbitrari, detenzioni prolungate senza accusa né processo, torture e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, specialmente dei servizi per le indagini sulla sicurezza dello Stato (Ssi), cui lo stato d'emergenza, in vigore quasi ininterrottamente da quasi 40 anni, conferisce ampi poteri”. Lo stesso rapporto condanna anche il ricorso ai tribunali speciali militari e di emergenza per processare civili accusati di reati contro la sicurezza e descrive come inique le loro procedure, che hanno anche determinato la messa a morte di alcuni imputati, rilevando come molti cittadini egiziani sospettati di terrorismo siano stati trasferiti in Egitto da parte degli U.S.A. e di governi di paesi europei e arabi, per esservi torturati. Il destino di alcuni di essi, vittime di rendition illegali da parte degli U.S.A., rimane sconosciuto. Le loro identità, così come le informazioni sul luogo dove sono detenuti, non sono state rese note (ma almeno un nome noi lo conosciamo, ed è quello di Abu Omar, sequestrato il 17 febbraio 2003 a Milano dalla CIA mentre si recava alla moschea e trasportato presso la base di Aviano per essere trasferito in Egitto, dove è stato recluso, interrogato e torturato). Un regime che impedisce l’accesso a Gaza degli aiuti umanitari provenienti dalla solidarietà di tutto il mondo, come testimoniano le migliaia di tonnellate di viveri, acqua, vestiario e medicinali bloccati ad Al Arish, insieme ad ambulanze e generatori industriali, come hanno documentato i volontari italiani di Music for Peace, anch’essi impossibilitati a consegnare i viveri e gli altri aiuti donati dalla solidarietà italiana… quella vera, quella delle persone comuni. In molti dovrebbero pretendere risposte dalle Regioni che avevano promesso stanziamenti mai effettuati e che (lo ricordate?) si erano impegnate a far curare nelle loro ASL i feriti dei bombardamenti, quando invece– a tre mesi dalla fine ufficiale dell’operazione “Piombo Fuso” – in nessuna Regione è stato fatto arrivare un solo ferito da Gaza. Su questo i vari Martini, Vendola, Marrazzo & Co. non provano almeno un po’ di vergogna? L’Italia è il secondo partner commerciale mondiale dell’Egitto, secondo solo agli U.S.A., e il primo mercato per le esportazioni egiziane. La Fiera del Libro di Torino, quest’anno dedicata all’Egitto, si presenta dunque come una vetrina internazionale per gli affari del regime, come doveva avvenire lo scorso anno per lo Stato sionista, se la campagna di boicottaggio del movimento di solidarietà con il popolo palestinese non avesse guastato la festa, ricordando che festeggiare il 60° anniversario della fondazione di Israele era un insulto alle vittime della pulizia etnica e del genocidio iniziati con la colonizzazione della Palestina. Sosteniamo pienamente l’appello dell’Assemblea Free Palestine e invitiamo tutti alla mobilitazione affinché quella che dovrebbe essere la fiera delle vanità di un regime corrotto e antidemocratico si trasformi in una manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese, per la fine dell’embargo criminale contro la Striscia di Gaza, per l’apertura del Valico di Rafah al passaggio degli aiuti e dei volontari internazionali ed al libero transito dei cittadini di Gaza verso l’esterno.

ROMPIAMO L’ASSEDIO DI GAZA! APRIAMO IL PORTONE DELLA PIU’ GRANDE PRIGIONE DEL MONDO! CON LA PALESTINA NEL CUORE, FINO ALLA VITTORIA!

Il Forum Palestina

mercoledì 28 gennaio 2009

S.O.S. GAZA Raccolta di fondi per l’ospedale Al Awda di Jabalya

S.O.S. GAZA Raccolta di fondi per l’ospedale Al Awda di Jabalya

far pervenire i contributi sul conto corrente postale n. 47209002, intestato a Monti Germano, con la causale S.O.S. Gaza.Il codice IBAN è IT59 C076 0103 2000 0004 7209 002. Si prega di dare comunicazione del versamento alla casella di posta del forum. In questo modo l’elenco dei contributi pervenuti sarà trasparente e verrà aggiornato in tempo reale sui siti

www.forumpalestina.org e www.udap.net.

giovedì 15 gennaio 2009

NO ALLA REPRESSIONE POLIZIESCA

NO alla repressione e alla violenza poliziesca
Il coordinamento provinciale di Milano dello SLAI Cobas esprime la solidarietà propria e di tutti gli iscritti alle compagne e ai compagni, in gran parte aderenti al Centro sociale Vittoria, feriti dalle violente e ingiustificate cariche di polizia durante il presidio pacifico che si è tenuto a Milano lunedì 12 gennaio, per protestare contro la vergognosa iniziativa a sostegno dell’aggressione israeliana al popolo palestinese della Striscia di Gaza. Come SLAI Cobas condanniamo la repressione poliziesca che colpisce chi, come noi, manifesta per la fine dei massacri, dello strangolamento economico, del blocco dei valichi di frontiera, della violazione dei basilari diritti umani, strumenti della politica genocida dei governi israeliani.

Slai Cobas Coordinamento provinciale di Milano
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
www.slaicobas.it