Stiamo vivendo una crisi strutturale del sistema capitalistico.
A tre anni dallo scoppio della bolla dei mutui sub-prime, dopo il crollo della Grecia e della Spagna, non si può più dare la colpa a qualche “cattivo” speculatore. E non è un caso che la storia economica recente presenti un susseguirsi di gravi crisi finanziarie. Approfondiamo le cause, i meccanismi e i possibili sviluppi in un incontro audiovisivo con:
Toni Iero
esperto di mercati finanziari
Giorgio Gattei
docente Università di Bologna
C.S.A. VITTORIA
via Muratori, 43_ tel 02-5453986
www.csavittoria.org
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mercoledì 23 giugno 2010
martedì 5 maggio 2009
LA RECESSIONE TEDESCA RISCHIA DI DIVENTARE ESPLOSIVA
di Ambrose Pritchard-Evans *
Michael Sommer, leader della DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund, la Federazione dei sindacati dei lavoratori tedeschi), ha definito l'ultima ondata di licenziamenti una "dichiarazione di guerra” contro i lavoratori. "Non è più possibile controllare il disagio sociale", ha affermato.
Gesine Schwan, candidata alle elezioni presidenziali per i socialdemocratici, ha dichiarato: "Questo stato d'animo rischia di diventare esplosivo se il governo non intraprende azioni drastiche".
Mentre le autorità si sono tardivamente accordate sulla creazione di una "bad bank" per assorbire i mutui tossici e dare stabilità al sistema creditizio, all'orizzonte si prospettano quasi sicuramente ulteriori problemi finanziari.
Independent Credit View, la società svizzera che si occupa di consulenza sulla valutazione del rischio, sostiene che per quest'anno è fortemente probabile che una "seconda ondata" di stress da debito colpisca il Regno Unito e l'Europa, non appena le agitazioni del mercato si sposteranno dai titoli ipotecari ai tradizionali prestiti bancari. Un dettagliato test dello stress, effettuato su 17 creditori, a livello mondiale, ha messo in evidenza che le banche europee hanno riserve inferiori alle banche statunitensi e questo conferisce alle prime un'acuta vulnerabilità rispetto alla imminente fase di crescenti inadempimenti. "Il rischio maggiore è proprio in Europa", afferma Peter Jeggli, fondatore di Credit View.
Deutsche Bank dispone di riserve per coprire un tasso di inadempimento di 0,7 % a fronte di “asset non-performing” (NPA) a 1,67 % [Gli NPA sono prestiti, od obbligazioni, che non vengono onorati, in pratica che non danno alcun guadagno al prestatore. N.d.r.] , RBS dispone di riserve per 1,23 % a fronte di NPA a 2,43 %, infine Credit Agricole è a 2,63 % a fronte di NPA a 3,64 %. Nessuno ha messo da parte abbastanza denaro.
Al contrario, Citigroup dispone di riserve per 4 % a fronte di NPA a 3,22 %, mentre JP Morgan si attesta su 3,11 % con NPA a 1,95 %.
"Le banche statunitensi sono distanti dalla curva. Le banche europee sono esposte all'immobiliare commerciale statunitense e ai problemi in Europa dell'Est e in Spagna, dove la situazione sta diventando drammatica. Noi riteniamo che le casse di risparmio spagnole siano realmente in serie difficoltà e che necessitino di un aiuto governativo", ha affermato Jeggli.
Il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che finora le banche europee hanno sottoscritto una svalutazione per 154 miliardi di dollari (105 miliardi di sterline) di crediti inesigibili, ossia il 17 % delle probabili perdite per 900 miliardi di dollari entro il 2010. Le banche statunitensi hanno invece sottoscritto per lo stesso periodo 510 miliardi di dollari, vale a dire il 48 % del danno previsto.
Gli analisti sostengono che la risposta più rapida degli Stati Uniti ha dato l'impressione che le loro banche fossero in condizioni peggiori, ma che, in realtà, è questione di tempo e di "illusione di trasparenza". L'Europa rischia di ripetere gli errori commessi dal Giappone negli anni '90 quando le banche tennero nascoste le perdite e ritardarono gli interventi di risanamento.
Le banche europee sono esposte a tutta una serie di bolle dai molteplici aspetti. Non solo registrano gravi perdite derivanti dal mercato statunitense delle proprietà, ma si trovano anche a fare fronte al collasso del boom dei crediti in casa propria e alle perdite derivanti dagli elevati livelli dei debiti aziendali nell'eurozona.
Jeggli ha dichiarato che i Paesi anglosassoni e la Svizzera hanno dato inizio alla crisi finanziaria perché le loro banche aveva investito in modo massiccio nelle obbligazioni. In qualità di strumenti negoziabili, quando sono iniziati i problemi, queste hanno subito un crollo vertiginoso e sono state costrette a grosse svalutazioni dei loro titoli in base alle regole del mark-to-market.
Perché in Europa questa situazione emerga per i prestiti bancari tradizionali è necessario più tempo e si inserisce nel ciclo non appena si verifica un aumento degli inadempimenti. La gravità della recessione in Europa non lascia nessun dubbio: questa volta le perdite saranno enormi.
Titolo originale: "Germany's slump risks 'explosive' mood as second banking crisis looms "
Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Traduzione per www.comedonchisciotte.org
a cura di ANGELA CASCIO
Michael Sommer, leader della DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund, la Federazione dei sindacati dei lavoratori tedeschi), ha definito l'ultima ondata di licenziamenti una "dichiarazione di guerra” contro i lavoratori. "Non è più possibile controllare il disagio sociale", ha affermato.
Gesine Schwan, candidata alle elezioni presidenziali per i socialdemocratici, ha dichiarato: "Questo stato d'animo rischia di diventare esplosivo se il governo non intraprende azioni drastiche".
Mentre le autorità si sono tardivamente accordate sulla creazione di una "bad bank" per assorbire i mutui tossici e dare stabilità al sistema creditizio, all'orizzonte si prospettano quasi sicuramente ulteriori problemi finanziari.
Independent Credit View, la società svizzera che si occupa di consulenza sulla valutazione del rischio, sostiene che per quest'anno è fortemente probabile che una "seconda ondata" di stress da debito colpisca il Regno Unito e l'Europa, non appena le agitazioni del mercato si sposteranno dai titoli ipotecari ai tradizionali prestiti bancari. Un dettagliato test dello stress, effettuato su 17 creditori, a livello mondiale, ha messo in evidenza che le banche europee hanno riserve inferiori alle banche statunitensi e questo conferisce alle prime un'acuta vulnerabilità rispetto alla imminente fase di crescenti inadempimenti. "Il rischio maggiore è proprio in Europa", afferma Peter Jeggli, fondatore di Credit View.
Deutsche Bank dispone di riserve per coprire un tasso di inadempimento di 0,7 % a fronte di “asset non-performing” (NPA) a 1,67 % [Gli NPA sono prestiti, od obbligazioni, che non vengono onorati, in pratica che non danno alcun guadagno al prestatore. N.d.r.] , RBS dispone di riserve per 1,23 % a fronte di NPA a 2,43 %, infine Credit Agricole è a 2,63 % a fronte di NPA a 3,64 %. Nessuno ha messo da parte abbastanza denaro.
Al contrario, Citigroup dispone di riserve per 4 % a fronte di NPA a 3,22 %, mentre JP Morgan si attesta su 3,11 % con NPA a 1,95 %.
"Le banche statunitensi sono distanti dalla curva. Le banche europee sono esposte all'immobiliare commerciale statunitense e ai problemi in Europa dell'Est e in Spagna, dove la situazione sta diventando drammatica. Noi riteniamo che le casse di risparmio spagnole siano realmente in serie difficoltà e che necessitino di un aiuto governativo", ha affermato Jeggli.
Il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che finora le banche europee hanno sottoscritto una svalutazione per 154 miliardi di dollari (105 miliardi di sterline) di crediti inesigibili, ossia il 17 % delle probabili perdite per 900 miliardi di dollari entro il 2010. Le banche statunitensi hanno invece sottoscritto per lo stesso periodo 510 miliardi di dollari, vale a dire il 48 % del danno previsto.
Gli analisti sostengono che la risposta più rapida degli Stati Uniti ha dato l'impressione che le loro banche fossero in condizioni peggiori, ma che, in realtà, è questione di tempo e di "illusione di trasparenza". L'Europa rischia di ripetere gli errori commessi dal Giappone negli anni '90 quando le banche tennero nascoste le perdite e ritardarono gli interventi di risanamento.
Le banche europee sono esposte a tutta una serie di bolle dai molteplici aspetti. Non solo registrano gravi perdite derivanti dal mercato statunitense delle proprietà, ma si trovano anche a fare fronte al collasso del boom dei crediti in casa propria e alle perdite derivanti dagli elevati livelli dei debiti aziendali nell'eurozona.
Jeggli ha dichiarato che i Paesi anglosassoni e la Svizzera hanno dato inizio alla crisi finanziaria perché le loro banche aveva investito in modo massiccio nelle obbligazioni. In qualità di strumenti negoziabili, quando sono iniziati i problemi, queste hanno subito un crollo vertiginoso e sono state costrette a grosse svalutazioni dei loro titoli in base alle regole del mark-to-market.
Perché in Europa questa situazione emerga per i prestiti bancari tradizionali è necessario più tempo e si inserisce nel ciclo non appena si verifica un aumento degli inadempimenti. La gravità della recessione in Europa non lascia nessun dubbio: questa volta le perdite saranno enormi.
Titolo originale: "Germany's slump risks 'explosive' mood as second banking crisis looms "
Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Traduzione per www.comedonchisciotte.org
a cura di ANGELA CASCIO
sabato 24 gennaio 2009
riceviamo e pubblichiamo
I Comuni italiani hanno qualcosa in comune: 35 miliardi di euro di investimenti in fondi, obbligazioni, derivati e altre forme di carta diventata straccia. Il debito dei Comuni italiani fa impallidire la Parmalat e qualcuno dovrà pagarlo. I Comuni sono diventati in questi anni degli speculatori finanziari, hanno usato le tasse dei cittadini per giocare in Borsa. I risultati sono spaventosi.La crisi finanziaria ha trasformato gli investimenti in debiti. I Comuni hanno avuto dei benefici iniziali con anticipi ottenuti dalle banche in previsione di consistenti guadagni e si ritrovano con i soldi da restituire e il capitale iniziale annullato. Non mi risulta che i funzionari dei Comuni siano degli esperti finanziari e neppure che la cittadinanza gli abbia attribuito la facoltà di usare i suoi soldi per comprare azioni della Lehman Brothers o della Bank of Scotland. In pratica i nostri sindaci si sono improvvisati banchieri con i nostri soldi e hanno perso tutto.Nel 2008 sono falliti Taranto, Catania, Roma salvati dalle casse dello Stato. Sono le avanguardie. Le operazioni finanziarie hanno spesso nomi pittoreschi con un chiaro riferimento al Comune, a Venezia sono in corso gli investimenti "Canaletto" e "Rialto". Alcuni Comuni hanno deciso di citare in giudizio le banche. Milano ha avviato un'azione legale contro Deutsche Bank, JP Morgan Chase, UBS e Depfa di Hypo Real Estate. In pratica sono accusate di aver raggirato il Comune, un caso lampante di circonvezione di incapace.La causa della Moratti potrebbe aprire la via a una class action da parte di tutti i risparmiatori italiani che hanno perso la camicia nel 2008 e nel 2009 perderanno anche le mutande. Se il Comune è stato truffato, lo sono stati anche tutti gli investitori italiani. Resta il fatto che dalle casse dei Comuni mancano 35 miliardi. Chi vigila sui Comuni Casinò?Le operazioni finanziarie sono di solito avviate da sindaci che non dovranno risponderne, nel senso che la scadenza dell'investimento e quindi della potenziale ( di solito certa) perdita ricadono sull'amministrazione successiva. I debiti finanziari della Moratti sono, ad esempio, figli della gestione Albertini. Sino ad oggi vi è stato un precario equilibrio con investimenti sempre più rischiosi che coprivano perdite precedenti. Ora il tappo è saltato con la crisi economica mondiale.Rimane la domanda: "Chi vigila sui Comuni Casinò?". I sindaci non possono esporre le loro città al fallimento giocando alla roulette con i soldi dei contribuenti. La strategia dei Comuni è di fare causa alle Banche, la strategia dei cittadini dovrebbe essere quella di fare causa ai sindaci. Belin, il debito dei Comuni è più grande di quello della Parmalat e nessuno dice niente, nessuno si preoccupa.Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
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