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martedì 20 gennaio 2009

per un coordinamento delle lotte e dell'autorganizzazione. riunione giovedì 22 gennaio ore 21.00 al csa vittoria

quella che segue è una bozza di appello per l'indizione di un'assemblea pubblica da tenersi il 1° febbraio (in sede da definirsi) che rappresenti un primo momento di confronto che segni un'inversione di tendenza rispetto alla marginalità e alla frammentazione che spesso caratterizzano le lotte che sul territorio metropolitano si sviluppano.
riteniamo infatti, dato lo stato attuale dei rapporti di classe, inderogabili momenti di confronto politico tra settori diversi, tra lavoratori, precari, organizzazioni politiche e sindacali per favorire processi ricompositivi che partano dal "basso" e che individuino obiettivi unificanti e praticabili e forme di organizzazione adeguate a supportarli ed estenderli.
un confronto per ragionare collettivamente su quale possa essere una “sintesi politica” dei percorsi fatti con e a fianco dei soggetti sociali che vivono in prima persona la contraddizione per cementare la solidarietà di classe.
è questo che ci insegna la lotta vincente dei lavoratori delle cooperative di origgio: la possibilità che uniti si vinca! per questi motivi e per preparare l'assemblea pubblica del 1° febbraio invitiamo tutti i soggetti politici e sindacali, i lavoratori e le lavoratrici, i/le precari/e ad una riunione giovedì 22 gennaio alle 21.00 al csa vittoria.
segue la bozza di appello:

Se non ora quando?Una crisi magnifica...ma solo se la faremo pagare ai padroni! Per un coordinamento delle lotte e dell'autorganizzazione
Una crisi strutturale (e non congiunturale) scuote le fondamenta del sistema capitalista mondiale. Anche l'Italia ne è pienamente coinvolta e i proletari non potranno evitare di essere coinvolti. Alcuni dati: nel mese di dicembre 2008 la Cassa Integrazione Ordinaria è aumentata del 525% rispetto al dicembre 2007 coinvolgendo 400.000 lavoratori, con un monte ore complessivo di 223 milioni. Contemporaneamente aumentano i licenziamenti, gli straordinari, i ritmi di lavoro, i morti sul lavoro e di lavoro. i mancati rinnovi dei contratti precari (+16%). Ma mentre diminuiscono lavoratori occupati e ore lavorate, continuano ad aumentare i morti sul lavoro e di lavoro (1500 l'anno; un operaio morto ogni 6 ore) con oltre un milione di infortuni, molti dei quali producono invalidità permanenti, senza contare i 3.500.000 lavoratori in nero (italiani e stranieri), sui cui “incidenti” non esistono statistiche ufficiali. Tutti ormai ne parlano, ma dietro le lacrime di coccodrillo versate da governi e mass-media per le famiglie povere che non arrivano a fine mese, e per i morti sul lavoro, si nasconde l'intento reale della classe padronale di cercare soluzioni utili a tamponare gli effetti della crisi e salvaguardare i loro margini di profitto che hanno comunque come base l’aumento dello sfruttamento e perdita di diritti conquistati dai lavoratori con le lotte. Tutto è lecito in quella che si presenta, sempre più apertamente, come una guerra di classe: con l’utilizzo del nazionalismo, quindi del razzismo e della guerra, quale collante ideologico per far passare i propri interessi di classe come generali, scaricando gli evidenti costi sociali della crisi sui proletari. Misure devastanti per i proletari (in primo luogo per gli emigrati), ma assolutamente insufficienti a fermare il dispiegarsi della crisi e l'emergere inesorabile del vero problema: licenziamenti, salari e pensioni da fame, morti di lavoro e sul lavoro, aumento della precarietà, miseria e guerra, non sono altro che espressione della brutalità e della violenza del sistema capitalista. Una violenza sistematica che, alla faccia dei teorici della fine delle classi e del loro conflitto storico, continua a produrre lotte e mobilitazioni in tutti gli angoli del pianeta e che, negli ultimi mesi in particolare, sta dando segnali importanti, anche se ancora parziali, di ripresa anche in Occidente, Italia compresa. L'esempio della lotta vittoriosa degli operai delle cooperative della Bennet di Origgio, invece, dimostra che con forme organizzative adeguate, basate sull'unità internazionalista dei proletari, sulla convergenza di settori sociali diversi, su una chiara prospettiva politica di classe in contrapposizione all'ordine sociale esistente, è effettivamente possibile ribaltare i rapporti di forza e anche vincere delle battaglie. Nell'attuale scontro di classe è sempre più evidente il ruolo opportunista della attuali organizzazioni politiche di “sinistra”, quelle sindacali confederali, e l'inadeguatezza delle organizzazioni politiche anti sistema borghese e dei sindacati di base, nell'organizzare delle lotte efficaci per i lavoratori. Diventano inderogabili momenti di confronto politico reale tra settori diversi, organizzazioni politiche e sindacali, accomunati dalla scelta di intraprendere lotte che incidano nei rapporti tra le classi (dalla scuola all'Alitalia, dai trasporti alle fabbriche, dai call-center, alle cooperative della logistica) per favorire una ricomposizione di classe e dal basso effettiva, uscendo dalla marginalità e dalla frammentazione di ogni singola lotta.Su questi presupposti comuni viene indetta l'assemblea pubblica autoconvocata per domenica 1 febbraio a partire dalle 14, c/o ........................, con l'obiettivo di individuare obiettivi praticabili, e, con essi un piano di lotta concreti, e forme di organizzazione adeguate a supportarle adeguatamente e ad estendere l'unità e la solidarietà tra lavoratori.

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