da infoaut
Autoporto, Susa - 500 persone hanno presidiato lungo tutta la notte il nuovo presidio NoTav sorto sabato scorso nei pressi del sito S68. Intorno alle 5.00 della mattina giungevano le prime voci di movimenti di mezzi blindati nei dintorni del presidio.
Alle 6.15 un drappello di poliziotti in borghese e Digos, accompagnati da capi e vice della Questura torinese si avvicinavano all'area presidiata annunciando la volontà di prendere possesso dei terreni. Di fronte alla ferma indisponibilità del movimento NoTav ad abbandonare i terreni, venivano minacciate azioni legali e rischi di denunce.
Ad "accogliere" le forze dell'ordine, tutto il presidio riversatosi in strada e aperto da una delegazione di donne NoTav (tra loro anche una sindaca) che reggevano lo striscione "NoTav No Sondaggi".
L'atteggiamento della questura si mostra in questi primi momenti molto timido e accondiscendente a causa del folto numero di partecipanti. Certamente numeri e qualità della risposta valsusina consigliano ai comandi di polizia e carabinieri un approccio "differenziale" tra città e valle.
Per la mattinata è previsto un momento di protesta pubblica nel comune di Susa contro l'atteggiamento collaborazionista dell'amministrazione comunale (unico comune della valle ad aver autorizzato i sondaggi) intorno alle 10. Domani pomeriggio alle h 18 un 'assemblea cittadina a Palazzo Nuovo discuterà delle tattiche per tentare boicottaggi e blocchi anche in città e cintura.
Questa prima vittoria valligiana è stata dedicata a Raul e Alessio recentemente scomparsi ma sempre cari alla memoria del movimento.
I siti occupati e dove sono in corso sondaggi geognostici sono tutti nella prima cintura di Torino o nel Comune di Torino, in luoghi perlopiù disabitati e di difficile presidio: Orbassano (sito Interporto), Gerbido (in una zona di Grugliasco già interessata dalla realizzazione dell'inceneritore), un altro nei pressi della contestatissima (Chiamparino, do you remember?) discarica di basse di Stura. Unico sito nei pressi di zona parzialmente abitata è quello nei pressi della stazione Fs di collegno, dove però si è formato un presidio di disturbo di qualche decina di compagn*.
IN PRIMO PIANO
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martedì 12 gennaio 2010
sabato 9 gennaio 2010
La rivolta di Rosarno. Maroni, basta con le menzogne. Questo caos lo hai creato tu

a cura della Redazione di Terrelibere
Secondo il ministro dell`Interno l`immigrazione clandestina a Rosarno alimenta criminalità e degrado. Maroni dimentica la rivolta antimafia dello scorso dicembre, la collaborazione degli africani con le forze dell`ordine, le terribili condizioni in cui sono costretti a lavorare e contro cui protestano da sempre. E soprattutto non ricorda di aver annunciato - lo scorso anno - 200 mila euro per far fronte all`emergenza. Oggi ne sono arrivati 900 mila, solo a Rosarno. Come sono stati spesi?
"A Rosarno c`e` una situazione difficile come in altre realtà, perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un`immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall`altra ha generato situazione di forte degrado". Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, parla della rivolta degli extracomunitari ieri sera in Calabria. "Abbiamo posto sostanzialmente fine all`immigrazione clandestina: a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni che lo richiedono".
"A Rosarno c`e` una situazione difficile come in altre realtà, perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un`immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall`altra ha generato situazione di forte degrado". Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, parla della rivolta degli extracomunitari ieri sera in Calabria. "Abbiamo posto sostanzialmente fine all`immigrazione clandestina: a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni che lo richiedono".
Questa è la realtà che il ministro finge di non conoscere:
1) nel marzo del 2009, Maroni arrivava a Reggio Calabria e - colpito dalla situazione dei migranti nella Piana - annunciava 200 mila euro del PON Sicurezza per l`emergenza migranti, in particolare "primi interventi assistenziali in relazione alla situazione di forte disagio presente a Rosarno ed in altre aree della provincia per la presenza di immigrati". Oggi quei fondi sono arrivati, anzi di più: 930 mila euro per il “recupero urbano delle aree degradate” di Rosarno. Come sono stati spesi? Perché l`emergenza annunciata (che si presenta ogni inverno dal 1990) non è stata affrontata?
2) Non tutti sono "clandestini". Tanti lavoratori hanno il permesso di soggiorno in scadenza, sono stati licenziati nelle aziende del Nord dove lavoravano fino a ieri e rischiano di perdere i documenti se non trovano un altro contratto entro pochi mesi. Sono le regole disumane della Bossi Fini.
3) Tanti irregolari sono denegati (richiedenti asilo a cui è stato opposto un rifiuto). Molti hanno il permesso di soggiorno, ad esempio uno dei due ragazzi feriti nell`attentato che ha scatenato la rivolta.
4) Dire che gli stranieri portano degrado a Rosarno è assolutamente falso; il degrado è frutto dello strapotere mafioso, prodotto da italiani, contro cui il suo governo non ha fatto nulla e che viene di fatto accettato dagli abitanti locali. Gli africani, invece, si sono ribellati alla mafia nel dicembre 2008 ed hanno collaborato con i carabinieri, portando all`arresto dei loro aguzzini.
5) I migranti irregolari della Piana hanno sempre chiesto di "poter lavorare in condizioni dignitose". Non vogliono essere "clandestini": si trovano a non avere documenti per le assurde leggi razziste varate da uno Stato irresponsabile.
6) Molti arrivano al Sud perché sperano di trovare uno Stato meno asfissiante, e di sfuggire al clima da caccia allo straniero creato dalla Lega.6) Gli stranieri - sia "clandestini" che regolari - sostengono l`economia agricola del Sud. Senza di loro, arance, pomodori ed ortaggi marcirebbero nei campi. I loro salari da fame sono indipendenti dal prezzo di mercato. Braccianti e consumatori pagano una filiera malata, caratterizzata da passaggi parassitari, forme estorsive, presenze mafiose.
7) Qual è la "normalità" che Maroni vuole portare nella Piana, cacciando i "clandestini"? Quella dei morti ammazzati a colpi di kalashnikov dopo una lite per un posteggio? Quella delle autobombe? Quella dei razzi anticarro di provenienza jugoslava trovati in normali appartamenti? Quella dei ragazzini di 14 anni ammazzati con un colpo alla nuca?
Se proseguirà l`azione criminale della Lega, la rivolta di Rosarno si estenderà rapidamente al Nord. Milioni di lavoratori stranieri - che sostengono la nostra economia, pagano le nostre pensioni, tengono in piedi interi settori produttivi - non ne possono più di essere criminalizzati e sfruttati.
Se proseguirà l`azione criminale della Lega, la rivolta di Rosarno si estenderà rapidamente al Nord. Milioni di lavoratori stranieri - che sostengono la nostra economia, pagano le nostre pensioni, tengono in piedi interi settori produttivi - non ne possono più di essere criminalizzati e sfruttati.
8 gennaio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
BREMBIO: OPERAI VITTORIOSI, LA FIEGE CAPITOLA
proponiamo il sevizio di radio onda d'urto con il resoconto completo della lotta alla Fiege di Brembio.
Nel tardo pomeriggio di martedì capi e dirigenti del consorzio UCSA e della committente Fiege Borruso di Brembio in provincia Lodi sono stati costretti dalla dura e determinata lotta dei lavoratori e delle lavoratrici appaltati ad accettare le condizioni decise e fortemente richieste dagli stessi lavoratori vale a dire: il mantenimento per tutti/e del proprio posto di lavoro e condizioni normative e salariali identiche a quelle già in essere con le precedenti cooperative appaltatrici.
[Scarica il contributo audio, durata: 15 min.]
Nel tardo pomeriggio di martedì capi e dirigenti del consorzio UCSA e della committente Fiege Borruso di Brembio in provincia Lodi sono stati costretti dalla dura e determinata lotta dei lavoratori e delle lavoratrici appaltati ad accettare le condizioni decise e fortemente richieste dagli stessi lavoratori vale a dire: il mantenimento per tutti/e del proprio posto di lavoro e condizioni normative e salariali identiche a quelle già in essere con le precedenti cooperative appaltatrici.
[Scarica il contributo audio, durata: 15 min.]
Il sangue (s)corre sui binari !
L’anno è passato. Ora, anche in ferrovia, si contano i morti del 2009. Disastro ferroviario del 29 giugno: 32 vittime. Sono trascorsi 6 mesi e le famiglie attendono giustizia. Quanti mesi e mesi dovranno ancora passare ? L’anno, appena terminato, è stato segnato da incidenti, scontri tra treni, deragliamenti, frane sulla linea, treni-merci a fuoco, feriti e morti sui binari.
Il 19 dicembre, 2 morti in un solo giorno. Armando Iannetta, tecnico della manutenzione di 57 anni, intorno alla mezzanotte, è stato travolto dall’Intercity, in provincia di Frosinone. L’operaio che stava lavorando con lui, è stato appena sfiorato. La stessa mattina Giuseppe Solinas, macchinista di 49 anni, è stato schiacciato nella cabina di guida per il deragliamento sulla linea Chilivani-Sassari, dopo per aver urtato massi franati sul binario.Il 21 novembre, Bruno Pasqualucci, tecnico della manutenzione di 61 anni, muore in ospedale, ricoverato in gravi condizioni dal 23 ottobre quando è stato travolto da un carrello durante una lavorazione notturna nel compartimento di Roma.Il 5 novembre, Domenico Ricco, operaio della manutenzione di 27 anni, viene travolto dal treno mentre sta riparando un guasto, di notte, nella stazione di Firenze-Rifredi.E potremmo continuare con i 2 lavoratori morti a luglio: la mattina del 9, Daniele Le Cave, 40 anni, travolto a Parma da un Eurostar che transitava sulla linea AV; il pomeriggio del 18, Alessio Maccanti, 44 anni, investito mentre lavorava in stazione a Firenze Campo di Marte.
Il 3ottobre 2008, a Firenze Castello, il tecnico della manutenzione Alessandro Marrai, 50 anni, è morto schiacciato da un carrello mentre Alfio Bardelli, 52 anni, che lavorava con lui, ha subito l'amputazione di un piede, sempre in lavorazioni notturne.Dal luglio 2007 ad oggi, tra ferrovieri e operai delle ditte, abbiamo avuto 18 morti e 20 feriti (di cui alcuni gravissimi) ! Questa striscia continua di sangue mostra che non vengono adottate le elementari norme di sicurezza (informazione, normativa, protezione). Come sempre, qualcuno (in buona o cattiva fede, poco importa) continua a parlare di “errore umano”, di “fatalità” …
Vogliamo (e dobbiamo) essere chiari:
la prevenzione è un insieme di interventi che deve consentire ad ogni uomo e donna,nei luoghi di lavoro, anche di poter sbagliare senza far del male a sé, agli altri, alle cose.
Questa è prevenzione ! Non quella che se sbagli ci lasci la pelle o causi danni ad altri !
Ed allora cosa dire del fatto che molti ferrovieri sono morti a causa del lavoro notturno per lavori che potrebbero essere svolti di giorno ?
Cosa dire del fatto che quando è indispensabile intervenire di notte, non vengono assunte quelle misure efficaci di prevenzione come l’interruzione della circolazione dei treni ?
Non è accettabile veder morire così lavoratori giovani e meno giovani perché bisogna correre, perché i treni non possono fermarsi neppure alcuni minuti, quando accumulano notevoli ritardi per ben altre cause.
Non è accettabile, visto come vanno le cose, aspettare di conoscere il nome del prossimo omicidio “bianco”, quale la sua età, in quale stazione, a che ora della notte ?!La situazione è questa. Ognuno faccia la sua parte, e bene, per impedire, attraverso una vera prevenzione, i morti sul lavoro. Si può fare, si deve assolutamente fare.
Viareggio, 05.01.2010 Assemblea 29 giugno
L'ASSEMBLEA 29 GIUGNO E' UN ORGANISMO COSTITUITOSI TRA CITTADINI, FAMILIARI DELLE VITTIME E FERROVIERI, A SEGUITO DELLA STRAGE DI VIAREGGIO
Il 19 dicembre, 2 morti in un solo giorno. Armando Iannetta, tecnico della manutenzione di 57 anni, intorno alla mezzanotte, è stato travolto dall’Intercity, in provincia di Frosinone. L’operaio che stava lavorando con lui, è stato appena sfiorato. La stessa mattina Giuseppe Solinas, macchinista di 49 anni, è stato schiacciato nella cabina di guida per il deragliamento sulla linea Chilivani-Sassari, dopo per aver urtato massi franati sul binario.Il 21 novembre, Bruno Pasqualucci, tecnico della manutenzione di 61 anni, muore in ospedale, ricoverato in gravi condizioni dal 23 ottobre quando è stato travolto da un carrello durante una lavorazione notturna nel compartimento di Roma.Il 5 novembre, Domenico Ricco, operaio della manutenzione di 27 anni, viene travolto dal treno mentre sta riparando un guasto, di notte, nella stazione di Firenze-Rifredi.E potremmo continuare con i 2 lavoratori morti a luglio: la mattina del 9, Daniele Le Cave, 40 anni, travolto a Parma da un Eurostar che transitava sulla linea AV; il pomeriggio del 18, Alessio Maccanti, 44 anni, investito mentre lavorava in stazione a Firenze Campo di Marte.
Il 3ottobre 2008, a Firenze Castello, il tecnico della manutenzione Alessandro Marrai, 50 anni, è morto schiacciato da un carrello mentre Alfio Bardelli, 52 anni, che lavorava con lui, ha subito l'amputazione di un piede, sempre in lavorazioni notturne.Dal luglio 2007 ad oggi, tra ferrovieri e operai delle ditte, abbiamo avuto 18 morti e 20 feriti (di cui alcuni gravissimi) ! Questa striscia continua di sangue mostra che non vengono adottate le elementari norme di sicurezza (informazione, normativa, protezione). Come sempre, qualcuno (in buona o cattiva fede, poco importa) continua a parlare di “errore umano”, di “fatalità” …
Vogliamo (e dobbiamo) essere chiari:
la prevenzione è un insieme di interventi che deve consentire ad ogni uomo e donna,nei luoghi di lavoro, anche di poter sbagliare senza far del male a sé, agli altri, alle cose.
Questa è prevenzione ! Non quella che se sbagli ci lasci la pelle o causi danni ad altri !
Ed allora cosa dire del fatto che molti ferrovieri sono morti a causa del lavoro notturno per lavori che potrebbero essere svolti di giorno ?
Cosa dire del fatto che quando è indispensabile intervenire di notte, non vengono assunte quelle misure efficaci di prevenzione come l’interruzione della circolazione dei treni ?
Non è accettabile veder morire così lavoratori giovani e meno giovani perché bisogna correre, perché i treni non possono fermarsi neppure alcuni minuti, quando accumulano notevoli ritardi per ben altre cause.
Non è accettabile, visto come vanno le cose, aspettare di conoscere il nome del prossimo omicidio “bianco”, quale la sua età, in quale stazione, a che ora della notte ?!La situazione è questa. Ognuno faccia la sua parte, e bene, per impedire, attraverso una vera prevenzione, i morti sul lavoro. Si può fare, si deve assolutamente fare.
Viareggio, 05.01.2010 Assemblea 29 giugno
L'ASSEMBLEA 29 GIUGNO E' UN ORGANISMO COSTITUITOSI TRA CITTADINI, FAMILIARI DELLE VITTIME E FERROVIERI, A SEGUITO DELLA STRAGE DI VIAREGGIO
mercoledì 6 gennaio 2010
Vittoria alla Fiege di Brembio

Dopo 82 ore di sciopero e picchetto ai cancelli 35 lavoratori migranti della cooperativa che lavorano alla Fiege Borruso di Brembio, con la solidarietà di molti lavoratori, comitati e centri sociali accorsi in solidarietà alla lotta, piegano i padroni. Conquistano la vittoria sul campo e su tutti gli obiettivi che rivendicavano. Lo Slai Cobas che ha diretto questa lotta ha ottenuto di mantenere tutti i 68 lavoratori all'interno del sito di Brembio alle stesse condizioni normative e salariali che avevano con la cooperativa che gestiva la logistica alla Fiege Borruso. L'indomito coraggio e la tenacia dimostrata nella lotta ha pagato il piano dei padroni di sostituirli con altri lavoratori è stato sconfitto. I sindacati confederali CGIL, CISL che avevano il 16 dicembre 2009 fatto un accordo con la Fiege e la cooperativa subentrante, che prevedeva solo la metà di loro restare in azienda con sole 24 ore alla settimana, ad un salario notevolmente ridotto e gli altri "deportati" a 50 Km , si è scontrato con la determinazione dei lavoratori in lotta. Il 5 gennaio del 2010, anche i sindacati confederali si sono accodati all'accordo imposto dallo Slai cobas firmando opportunisticamente per cercare di salvare la faccia, ma i lavoratori hanno riconosciuto e capito il loro ruolo di pretoriani dei padroni. I lavoratori hanno capito che la loro difesa non può essere delegata a questi opportunisti e alle 19.30 hanno festeggiato questa loro vittoria.
Domani 6 Gennaio alle ore 10.00 i lavoratori con tutti coloro che sono accorsi a sostenere la lotta si troveranno davanti all'azienda per festeggiare questa vittoria e cementare il fronte di lotta per intrapprendere ulteriori lotte a fianco di altri lavoratori. Alle 13,00 si svolgerà all'interno dell'azienda un'assemblea di tutti i 68 lavoratori per discutere insieme l'accordo che è valido per tutti loro. Con orgoglio lo slai cobas sarà presente per ribadire la necessità dell'unità dei lavoratori, la sola in grado di dare una vittoria come questa.
Esecutivo Nazionale Slai Cobas
lunedì 4 gennaio 2010
PICCHETTO OPERAIO ALLA FIEGE DI BREMBIO
da radio onda d'urto
lavoratori e lavoratrici hanno indetto una nuova protesta con picchetti davanti ai cancelli della Fiege Borruso di Brembio in provincia di Lodi. A partire dalle 5 di questa mattina un folto gruppo di operatori del polo logistico si sono ritrovati davanti ai cancelli. Questo nonostante l'accordo raggiunto nei giorni scorsi, in prefettura, tra sindacati unitari e datore di lavoro per un nuovo contratto. Contratto che i rappresentanti del sindacato di base, slai-cobas si sono rifiutati di siglare. Sentiamo il perch da Dario dello Slai Cobas
[Scarica il contributo audio, durata: 3 min.]
lavoratori e lavoratrici hanno indetto una nuova protesta con picchetti davanti ai cancelli della Fiege Borruso di Brembio in provincia di Lodi. A partire dalle 5 di questa mattina un folto gruppo di operatori del polo logistico si sono ritrovati davanti ai cancelli. Questo nonostante l'accordo raggiunto nei giorni scorsi, in prefettura, tra sindacati unitari e datore di lavoro per un nuovo contratto. Contratto che i rappresentanti del sindacato di base, slai-cobas si sono rifiutati di siglare. Sentiamo il perch da Dario dello Slai Cobas
[Scarica il contributo audio, durata: 3 min.]
sabato 2 gennaio 2010
GRAVI VIOLENZE DELLE FORZE “DELL’ORDINE” CONTRO I LAVORATORI DI UNA COOPERATIVA DELLA FIEGE BORRUSO DI BREMBIO IN LOTTA PER IL POSTO DI LAVORO
comunicato stampa dello slai-cobas
Il 30 dicembre, dopo l’interruzione della trattativa sindacale per mantenere in azienda tutti i 68 lavoratori per il cambio d’appalto con una nuova cooperativa subentrante, verso le ore 13 i lavoratori, per protesta contro la direzione della Fiege Borruso che non si era presentata all’incontro, sono scesi in sciopero. Su 68 dipendenti della cooperativa 35 sono scesi in sciopero la cui maggioranza iscritti al SLAI Cobas. Sono usciti nel piazzale davanti all’entrata, hanno bloccato i camion in entrata e in uscita.
Prima i dirigenti della nuova cooperativa che subentra (UCSA) e poi la polizia e i carabinieri, insieme a funzionari della Digos, hanno minacciato i lavoratori dicendo che se scioperavano gli avrebbero tolto il permesso di soggiorno, identificando tutti i presenti.
Nonostante le minacce tutti i 35 lavoratori, insieme al coordinatore di Cremona dello Slai Cobas accorso sul posto chiamato dai lavoratori, sono rimasti seduti sul piazzale. A quel punto le forze "dell’Ordine" con una violenza inaudita, hanno cercato di trascinare via i lavoratori bastonandoli malgrado una resistenza passiva. Il risultato di tale violenza è stato: 7 lavoratori, tra cui due donne, feriti di cui 4 (1 donna e 3 uomini) portati al pronto soccorso.
Verso le ore 18, visto che gli operai non desistevano, le forze "dell’ordine" si ritiravano nella fabbrica e messisi caschi e scudi hanno di nuovo caricato i manifestanti manganellandoli e ammanettando ai cancelli 2 operaie.
Di seguito hanno caricato in auto e arrestato Fulvio il compagno dello Slai Cobas e l’operaio albanese Miri colpevole di aver coperto con il suo corpo la sorella che veniva colpita mentre era per terra.
La polizia pensava che i manifestanti si disperdessero desistendo dall’iniziativa di sciopero, ma al contrario questi sostenuti dai militanti (Slai Cobas, Spazio Popolare la Forgia di Crema, Work, Comitato Antirazzista di Milano, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni) accorsi alla notizia del pestaggio, alle ore 21 si sono recati in questura a Lodi per protestare contro questa vile aggressione e chiedere il rilascio dei 2 compagni arrestati. Alla notizia che i due compagni sarebbero stati processati per direttissima l’indomani si sono dati appuntamento il 31 mattino alle ore 6.00 davanti alla Fiege Borruso di Brembio. Lo sciopero e il blocco dei camion ha continuato tutta la mattina grazie alla presenza dei lavoratori e alla partecipazione esterna che via, via si è rafforzata (alle ore 10 con una folta presenza del CS Vittoria di Milano), mentre un gruppo di compagni si recava in tribunale a sostegno degli arrestati.
La mobilitazione ha consentito, per ora la scarcerazione dei due compagni e la riapertura della trattativa con la presenza anche di una delegazione dello Slai Cobas.
Il risultato della trattativa, se da una parte ha permesso di portare le ore lavorative a 40
ore settimanali per chi resta nel sito, ha però confermato che 18 lavoratori dovranno spostarsi in altri siti (distanza 50Km) per lasciare entrare alla Fiege Borruso altrettanti lavoratori che si porterà la cooperativa UCSA (che nel sito si presenterà con una nuova denominazione la coop Delfinia) per 8 lavoratori invece non si sa che fine faranno.
Questo nuovo accordo siglato dalla trimurti sindacale CGIL, CISL e UIL e padroni è illegale (vedi nota), perché è contrario al fatto che la cooperativa subentrante deve assumere i 68 lavoratori presenti nel sito e mantenerli su quel sito alle stesse condizioni normative e salariali. Questo accordo, che ripetiamo è illegale, è stato raggiunto grazie anche alle prese di posizioni della delegazione presente della prefettura che non ha mai fatto osservare ciò che la legge e i contratti impongono a chi subentra nell’appalto.
ANCORA UNA VOLTA POLIZIA, CARABINIERI E PREFETTURA SI SONO SCHIERATI CONTRO I LAVORATORI CHE LOTTANO PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO, A DIFESA DEL CAPITALE E DEL PROFITTO.
ANCORA UNA VOLTA L’UNITÀ E LA SOLIDARIETÀ DI CLASSE HA DIMOSTRATO DI ESSERE L’UNICA IN GRADO DI CONTRASTARE CON DECISIONE LA SETE DI PROFITTO E INGORDIGIA DEI PADRONI.
La lotta perciò continuerà fino a che tutti lavoratori saranno assunti nel sito di Brembio della Fiege Borruso nel rispetto di tutte le garanzie contrattuali e normative.
Milano, 1 gennaio 2010.
per SLAI COBAS
Aldo Milani e Fulvio Di Giorgio
Nota
Dall'accordo sottoscritto il 30 aprile 2008 CCNL trasporto merci si legge:
art.37.cessione, trasformazione e cessazione dell'azienda
1) La cessione e la trasformazione dell'azienda in qualsiasi modo non risolve di per sè il contratto di lavoro ed il personale conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare, salvo la facoltà di ciascun dipendente di chiedere la liquidazione del trattamento di fine rapporto e di iniziare ex novo un altro rapporto di lavoro.
2) Per accordo sindacale con le Organizzazioni territoriali delle parti stipulanti può essere convenuta la risoluzione del rapporto di lavoro e la conseguente liquidazione.
3) Devono comunque essere rispettate le procedure previste dall'art.47 della legge 29.12.1990, n.428 ( legge comunitaria '90 ) e successive modifiche.
4) Nei casi in cui, in applicazione dell'art.47 della legge n.428/90, il trasferimento di azienda riguardi più di 60 dipendenti, il termine di 25 giorni previsto dallo stesso art.47 è portato a 40 giorni .
Il 30 dicembre, dopo l’interruzione della trattativa sindacale per mantenere in azienda tutti i 68 lavoratori per il cambio d’appalto con una nuova cooperativa subentrante, verso le ore 13 i lavoratori, per protesta contro la direzione della Fiege Borruso che non si era presentata all’incontro, sono scesi in sciopero. Su 68 dipendenti della cooperativa 35 sono scesi in sciopero la cui maggioranza iscritti al SLAI Cobas. Sono usciti nel piazzale davanti all’entrata, hanno bloccato i camion in entrata e in uscita.
Prima i dirigenti della nuova cooperativa che subentra (UCSA) e poi la polizia e i carabinieri, insieme a funzionari della Digos, hanno minacciato i lavoratori dicendo che se scioperavano gli avrebbero tolto il permesso di soggiorno, identificando tutti i presenti.
Nonostante le minacce tutti i 35 lavoratori, insieme al coordinatore di Cremona dello Slai Cobas accorso sul posto chiamato dai lavoratori, sono rimasti seduti sul piazzale. A quel punto le forze "dell’Ordine" con una violenza inaudita, hanno cercato di trascinare via i lavoratori bastonandoli malgrado una resistenza passiva. Il risultato di tale violenza è stato: 7 lavoratori, tra cui due donne, feriti di cui 4 (1 donna e 3 uomini) portati al pronto soccorso.
Verso le ore 18, visto che gli operai non desistevano, le forze "dell’ordine" si ritiravano nella fabbrica e messisi caschi e scudi hanno di nuovo caricato i manifestanti manganellandoli e ammanettando ai cancelli 2 operaie.
Di seguito hanno caricato in auto e arrestato Fulvio il compagno dello Slai Cobas e l’operaio albanese Miri colpevole di aver coperto con il suo corpo la sorella che veniva colpita mentre era per terra.
La polizia pensava che i manifestanti si disperdessero desistendo dall’iniziativa di sciopero, ma al contrario questi sostenuti dai militanti (Slai Cobas, Spazio Popolare la Forgia di Crema, Work, Comitato Antirazzista di Milano, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni) accorsi alla notizia del pestaggio, alle ore 21 si sono recati in questura a Lodi per protestare contro questa vile aggressione e chiedere il rilascio dei 2 compagni arrestati. Alla notizia che i due compagni sarebbero stati processati per direttissima l’indomani si sono dati appuntamento il 31 mattino alle ore 6.00 davanti alla Fiege Borruso di Brembio. Lo sciopero e il blocco dei camion ha continuato tutta la mattina grazie alla presenza dei lavoratori e alla partecipazione esterna che via, via si è rafforzata (alle ore 10 con una folta presenza del CS Vittoria di Milano), mentre un gruppo di compagni si recava in tribunale a sostegno degli arrestati.
La mobilitazione ha consentito, per ora la scarcerazione dei due compagni e la riapertura della trattativa con la presenza anche di una delegazione dello Slai Cobas.
Il risultato della trattativa, se da una parte ha permesso di portare le ore lavorative a 40
ore settimanali per chi resta nel sito, ha però confermato che 18 lavoratori dovranno spostarsi in altri siti (distanza 50Km) per lasciare entrare alla Fiege Borruso altrettanti lavoratori che si porterà la cooperativa UCSA (che nel sito si presenterà con una nuova denominazione la coop Delfinia) per 8 lavoratori invece non si sa che fine faranno.
Questo nuovo accordo siglato dalla trimurti sindacale CGIL, CISL e UIL e padroni è illegale (vedi nota), perché è contrario al fatto che la cooperativa subentrante deve assumere i 68 lavoratori presenti nel sito e mantenerli su quel sito alle stesse condizioni normative e salariali. Questo accordo, che ripetiamo è illegale, è stato raggiunto grazie anche alle prese di posizioni della delegazione presente della prefettura che non ha mai fatto osservare ciò che la legge e i contratti impongono a chi subentra nell’appalto.
ANCORA UNA VOLTA POLIZIA, CARABINIERI E PREFETTURA SI SONO SCHIERATI CONTRO I LAVORATORI CHE LOTTANO PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO, A DIFESA DEL CAPITALE E DEL PROFITTO.
ANCORA UNA VOLTA L’UNITÀ E LA SOLIDARIETÀ DI CLASSE HA DIMOSTRATO DI ESSERE L’UNICA IN GRADO DI CONTRASTARE CON DECISIONE LA SETE DI PROFITTO E INGORDIGIA DEI PADRONI.
La lotta perciò continuerà fino a che tutti lavoratori saranno assunti nel sito di Brembio della Fiege Borruso nel rispetto di tutte le garanzie contrattuali e normative.
Milano, 1 gennaio 2010.
per SLAI COBAS
Aldo Milani e Fulvio Di Giorgio
Nota
Dall'accordo sottoscritto il 30 aprile 2008 CCNL trasporto merci si legge:
art.37.cessione, trasformazione e cessazione dell'azienda
1) La cessione e la trasformazione dell'azienda in qualsiasi modo non risolve di per sè il contratto di lavoro ed il personale conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare, salvo la facoltà di ciascun dipendente di chiedere la liquidazione del trattamento di fine rapporto e di iniziare ex novo un altro rapporto di lavoro.
2) Per accordo sindacale con le Organizzazioni territoriali delle parti stipulanti può essere convenuta la risoluzione del rapporto di lavoro e la conseguente liquidazione.
3) Devono comunque essere rispettate le procedure previste dall'art.47 della legge 29.12.1990, n.428 ( legge comunitaria '90 ) e successive modifiche.
4) Nei casi in cui, in applicazione dell'art.47 della legge n.428/90, il trasferimento di azienda riguardi più di 60 dipendenti, il termine di 25 giorni previsto dallo stesso art.47 è portato a 40 giorni .
venerdì 1 gennaio 2010
Solidarietà a Fulvio e Miri-Solidarietà ai lavoratori in lotta a Brembio
lunedì 4 gennaio ore 5,45 tutti e tutte al picchetto
Nella serata di mercoledì 30 dicembre le forze dell’ordine caricavano un picchetto di lavoratori in difesa del posto di lavoro davanti ai cancelli della Fiege Burrosa (logistica) nella zona industriale di Brembio in provincia di Lodi.
Questo necessario momento di lotta era stato deciso dall’assemblea dei lavoratori, in grande maggioranza immigrati, per impedire alla cooperativa del consorzio Uxa l’imposizione di un peggioramento delle condizioni di lavoro e salario e di un maggiore livello di precarietà per decine di lavoratori e lavoratrici.
Durante l’aggressione a freddo alcuni di loro rimanevano feriti e contusi e, per coprire la violenza utilizzata, venivano anche arrestati e tradotti al carcere di Lodi, Miri, un lavoratore della cooperativa e Fulvio un delegato sindacale dello Slai Cobas con l’imputazione di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni!!!!!!!!
I filmati girati dai lavoratori, che la stessa Rai ha fatto circolare dimostrano invece l’infondatezza di queste accuse, dando il senso del livello di provocazione raggiunto e del clima politico generale che deve spazzare ogni forma di resistenza dei lavoratori ai drammatici effetti della attuale crisi strutturale dell’organizzazione capitalistica del lavoro e alla volontà di farne pagare il peso ai lavoratori.
Stamattina si è celebrato il processo per direttissima a Fulvio e Miri, processo a porte chiuse “difeso” all’interno dello stesso tribunale di Lodi da poliziotti in assetto antisommossa, alla fine del quale il giudice, per non smentire l’operato polizia, ha convalidato gli arresti ma ne ha sentenziato l’immediata scarcerazione rinviando il processo al 23 febbraio.
Finito il processo, con un corteo alla cui testa c’erano i lavoratori in lotta, abbiamo attraversato le strade di Lodi per arrivare davanti alla prefettura, dove si è svolta una trattativa sul futuro dei lavoratori, nella quale la cooperativa Uxa ha cercato concedere qualche contentino ma, nella sostanza, ha confermato l’intenzione di applicare un abbassamento delle ore lavorate, dei livelli salariali e un buon numero di licenziamenti camuffati da uno spostamento a 70 chilometri dalla sede.
Dopo questa presa di posizione e di fronte all’atteggiamento della prefettura di Lodi di spalleggiare le politiche schiavistiche della cooperativa i lavoratori e le lavoratrici hanno confermato la decisione di continuare la lotta indicendo un picchetto per lunedì 4 gennaio mattina alle ore 5,45 davanti ai cancelli della Fiege Burrosa.
Invitiamo tutti e tutte a praticare la solidarietà di classe partecipando a questo picchetto, sottolineando che solo i rapporti di forza possono portare a reali miglioramenti alle condizioni di vita e di lavoro di ogni lavoratore.
Questo necessario momento di lotta era stato deciso dall’assemblea dei lavoratori, in grande maggioranza immigrati, per impedire alla cooperativa del consorzio Uxa l’imposizione di un peggioramento delle condizioni di lavoro e salario e di un maggiore livello di precarietà per decine di lavoratori e lavoratrici.
Durante l’aggressione a freddo alcuni di loro rimanevano feriti e contusi e, per coprire la violenza utilizzata, venivano anche arrestati e tradotti al carcere di Lodi, Miri, un lavoratore della cooperativa e Fulvio un delegato sindacale dello Slai Cobas con l’imputazione di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni!!!!!!!!
I filmati girati dai lavoratori, che la stessa Rai ha fatto circolare dimostrano invece l’infondatezza di queste accuse, dando il senso del livello di provocazione raggiunto e del clima politico generale che deve spazzare ogni forma di resistenza dei lavoratori ai drammatici effetti della attuale crisi strutturale dell’organizzazione capitalistica del lavoro e alla volontà di farne pagare il peso ai lavoratori.
Stamattina si è celebrato il processo per direttissima a Fulvio e Miri, processo a porte chiuse “difeso” all’interno dello stesso tribunale di Lodi da poliziotti in assetto antisommossa, alla fine del quale il giudice, per non smentire l’operato polizia, ha convalidato gli arresti ma ne ha sentenziato l’immediata scarcerazione rinviando il processo al 23 febbraio.
Finito il processo, con un corteo alla cui testa c’erano i lavoratori in lotta, abbiamo attraversato le strade di Lodi per arrivare davanti alla prefettura, dove si è svolta una trattativa sul futuro dei lavoratori, nella quale la cooperativa Uxa ha cercato concedere qualche contentino ma, nella sostanza, ha confermato l’intenzione di applicare un abbassamento delle ore lavorate, dei livelli salariali e un buon numero di licenziamenti camuffati da uno spostamento a 70 chilometri dalla sede.
Dopo questa presa di posizione e di fronte all’atteggiamento della prefettura di Lodi di spalleggiare le politiche schiavistiche della cooperativa i lavoratori e le lavoratrici hanno confermato la decisione di continuare la lotta indicendo un picchetto per lunedì 4 gennaio mattina alle ore 5,45 davanti ai cancelli della Fiege Burrosa.
Invitiamo tutti e tutte a praticare la solidarietà di classe partecipando a questo picchetto, sottolineando che solo i rapporti di forza possono portare a reali miglioramenti alle condizioni di vita e di lavoro di ogni lavoratore.
Con i lavoratori di Brembio in lotta ! La lotta paga !
La solidarietà e la lotta sono le uniche armi in mano ai lavoratori!
La solidarietà e la lotta sono le uniche armi in mano ai lavoratori!
I compagni e le compagne del CSA Vittoria.
Milano 31.12.2009
Milano 31.12.2009
Per raggiungere la FIEGE da Milano:
Prendere la A1 dir. Bologna; uscire a Lodi e seguire per Lodi Centro quindi prendere per Piacenza (SS.9). Dopo circa 8 km (ignorare la precedente deviazione per Brembio) prendere a destra per Secugnago,
quindi, una volta giunti nel centro paese, girare a destra per Brembio.
Superato un cavalcavia, alla rotonda prendere la prima a destra che gira intorno alla fabbrica e porta ai cancelli della stessa.
Prendere la A1 dir. Bologna; uscire a Lodi e seguire per Lodi Centro quindi prendere per Piacenza (SS.9). Dopo circa 8 km (ignorare la precedente deviazione per Brembio) prendere a destra per Secugnago,
quindi, una volta giunti nel centro paese, girare a destra per Brembio.
Superato un cavalcavia, alla rotonda prendere la prima a destra che gira intorno alla fabbrica e porta ai cancelli della stessa.
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