IN PRIMO PIANO

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lunedì 14 giugno 2010

Sabato 19 Giugno Festa Popolare contro la crisi @ CSA Vittoria

Sabato 19 giugnodalle ore 17

FESTA POPOLARE CONTRO LA CRISI
Sabato 19 giugno dalle ore 17 via Muratori, dall'angolo con via Friuli fino alla Cascina Cuccagna, si trasforma in una piazza contro la crisi, contro il razzismo, per la solidarietà tra i popoli, con banchetti di controinformazione politica e culturale su lavoro e precarietà, razzismo, casa, Palestina, guerra, Paesi Baschi, Kurdistan, America latina e con una libreria a prezzi popolari, materiale video, proiezione di filmati...

e dalle ore 19

Cena popolare con grigliata in piazza e piatti vegetariani, cucina etnica e musica popolare con i Ciapa No e la chitarra rivoluzionaria di Marco, sound-system con Dario dei Canipomisi e Dj Linux
Una piazza di resistenza popolare perchè: "loro creano le crisi e vogliono che noi ne paghiamo i costi!!!"

Centro Sociale Autogestito Vittoriavia Friuli ang. via Muratori-Milano
Tel. 02-5453986

vittoria@ecn.orgwww.csavittoria.org

venerdì 4 giugno 2010

A sostegno di Jessica

E' stata iniziata la raccolta di fondi a favore di Jessica. Qui i primi contributi con le prossime iniziative in programma

Milano, 03 giugno 2010

DATA AZIENDA Cifra (euro)

03. giu.2010 M.P. 50
03.giu.2010 Atm – Milano(dep. Salmini) 50

Totale 100

Per info su come contribuire lottaeresisti@yahoo.com

Per inviare messaggi di solidarietà a Jessica jessica.resiste@tiscali.it

martedì 8 giugno dalle 18.00 partecipiamo in
massa al primo presidio davanti il deposito ATM
Palmanova in Via Esterle

Figlie di un dio minore

Chiamiamola Joy, è una delle tante figlie di un dio minore, giunte in Italia da paesi rovinati dallo sfruttamento e dall’oppressione.e bianchi, alcuni in divisa, tutti pronti a cavarle il sangue. E quando ha alzato la testa, è caduta dalla padella nella brace. Nella brace dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Grazie a una legge dello Stato italiano, il pacchetto sicurezza, che impone agli extracomunitari di lavorare, e basta. A qualunque condizione. Se fanno sentire la loro voce, il padrone li lascia a casa, e addio permesso di soggiorno. E allora si aprono le porte dei CIE, lager di Stato dove regnano l’arbitrio e la violenza. Dove l’unica colpa è quella di aver perso il posto di lavoro e di essere costretti ad arrangiarsi, per vivere.Un inferno dei vivi, che per le donne è anche peggio. Joy, nel CIE di via Corelli a Milano, ha e-vitato per un pelo lostupro tentato dal capo dei secondini.

E tutto questo avviene nello Stato di «diritto», con la benedizione della Costituzione democratica della Repubblica italiana, che solo dei venduti o degli imbecilli si ostinano a difendere.Se ce ne fosse stato bisogno, la crisi ha fatto cadere la piccola foglia di fico democratica che na-sconde la realtà di un regime basato sullo sfruttamento e sulla violenza.Le umiliazioni e i soprusi, che i padroni e il loro governo impongono alle tante Joy «extra comu-nitarie», sono solo un’anteprima di quanto essi stanno preparando anche per le donne proletarie d’Italia, da sempre figlie di un dio minore. È quanto sta avvenendo, a Milano, dove Jessica Capozzi, ha detto NO alle stupide imposizioni di un capoccia.

JESSICA, RAGAZZA DI STRADA

Jessica Capozzi, lavoratrice di anni 34, con contratto a termine dell’ATM, è stata licenziata il 17 maggio, perchè ha osato criticare un malservizio al Direttore al Personale. Con il lavoro, ha perso anche la casa. Da allora, presidia il deposito Palmanova (in via Esterle 9), vive e dorme nella sua automobile, in segno di protesta contro il licenziamento. E, giustamente, esige di essere reintegrata.Jessica e Joy sono vittime dello stesso regime di violenza e sfruttamento imposto dai padroni.Ma sono anche vittime dell’atteggiamento remissivo di molti lavoratori italiani che, da troppi anni, hanno lasciato passare troppe porcherie. Senza reagire. E di questa remissione sono responsa-bili CGIL, CISL e UIL. Pronte a correre in aiuto dei padroni; pronte a difendere il proprio apparato, come forza di contrattazione. Ma sempre assenti, quando i lavoratori sono nella merda.Contro questo deleterio andazzo, le vicende di Jessica e Joy hanno dato il via a un’inversione di marcia.Dalla scorsa estate, Joy e le sue compagne sono al centro di un vasto movimento di lotta contro i CIE.In questi giorni, il presidio di Jessica davanti al deposito ATM ha visto la solidarietà di tutti i colleghi, che sostengono la sua iniziativa, le danno aiuto e hanno raccolto nel deposito Palmanova almeno 400 firme e altre si stanno raccogliendo negli altri depositi..Ma questo è solo il primo passo. Il “lieto fine” ci sarà solo se, insieme ai lavoratori, partecipiamo e sosteniamo anche dall’esterno le iniziative di lotta.Intorno a Jessica e a Joy si possono e si devono unificare i diversi fronti, per l’unità di tutti gli sfruttati, di ogni sesso e colore. La crisi non lascia alternative.

martedì 1 giugno 2010

TERRORISMO DI STATO!


31 MAGGIO: LE FORZE ARMATE DI ISRAELE ATTACCANO IL CONVOGLIO INTERNAZIONALE DI AIUTI UMANITARI CHE PORTAVA AIUTI PER LA POPOLAZIONE DELLA STRISCIA DI GAZA. ALMENO 19 MORTI E UN NUMERO IMPRECISATO DI FERITI E DISPERSI.


Nelle prime ore della giornata del 31 maggio, le 8 navi del convoglio umanitario internazionale che portavano cibo e medicine (10.000 TONNELLATE) per la popolazione della striscia di Gaza, colpita dall’occupazione militare e poi da un embargo che ha ridotto la popolazione allo stremo decisi e imposti da Israele, è stato attaccato dalla marina e dall’aviazione israeliana.
Si sa ancora poco sulle identità delle vittime, e niente ad oggi è dato sapere sulla sorte degli almeno cinque italiani presenti negli equipaggi della flotta pacifista, sebbene la Farnesina escluda che tra loro vi siano delle vittime.

“''Centinaia di soldati stanno attaccando simultaneamente le navi della flottiglia pacifista come se fosse una guerra''. Queste le ultime parole di un cronista dell'emittente Tv panaraba Al Jazeera nel collegamento in diretta TV da una delle navi della Freedom Flotilla in rotta verso Gaza. Poi, il collegamento satellitare è caduto.

Un attacco svolto dunque in diretta TV, diretto contro navi su cui erano imbarcati circa 700 volontari internazionali umanitari provenienti da 40 paesi, tra cui donne e bambini.

Questo a dimostrazione – ancora una volta – che la borghesia esercita la sua violenza ormai senza alcun pudore e senza alcuna pietà.
Secondo le organizzazioni umanitarie l’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale”. E non è strano, visto che le leggi le fanno i padroni, ma sono tenuti a rispettarle solo i proletari e la povera gente.I giornali parlano da subito di pesanti ripercussioni politiche e di crisi internazionale. La Turchia ha chiesto ed ottenuto la convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Proteste anche da varie parti. Immancabili quelle della commissaria dell’inutile “Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani”, Navi Pallay, che si è detta scioccata per quanto accaduto. Obama ha chiesto ufficialmente spiegazioni, mentre l’Unione Europea ha chiesto la apertura di una commissione di inchiesta imparziale.
Il ministro degli Esteri italiano Frattini ha fatto sapere che già in mattinata "ha parlato con l'ambasciatore israeliano a Roma e ha chiesto” - bontà sua – “spiegazioni". "Ribadisco l'appello” – aggiunge Frattini – “che ha fatto più volte l'Unione Europea affinché nella striscia di Gaza , martoriata e sofferente possano arrivare senza ostacoli gli aiuti umanitari che sono necessari, fatti salvi ovviamente i controlli di sicurezza"
Ma alle dichiarazioni di circostanza di Frattini, da sempre cieco-complice di fronte ai crimini israeliani, si sono aggiunte subito le imbarazzanti dichiarazioni del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha definito la missione della flotta pacifista come "una voluta provocazione"." Mantica ha detto anche che "era un'illusione pensare che Israele non reagisse visto che il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo". Queste edificanti dichiarazioni del sottosegretario mostrano ciò che le borghesie di tutto il mondo pensano dietro la maschera pietista in cui si nascondono . Siamo assolutamente sicuri che tutto ciò non porterà a una diminuzione dell’appoggio dato a Israele da USA ed UE, anzi non porterà a nulla.
Al di là delle chiacchiere, e al di là delle differenti posizioni politiche dei vari Stati, dettate - sia quando condannano che quando coprono o appoggiano i soprusi e le guerre - solo ed esclusivamente alla difesa dei loro interessi politici ed economici e non certo al rispetto dei diritti umani, questa vicenda dimostra – per la milionesima volta - che vi sono Stati che, forti dell’appoggio internazionale delle grandi potenze, ignorano i più elementari diritti.
Emblematico di quale siano gli interessi che muovono la politica internazionale delle grandi potenze è il caso salito in questi giorni alla ribalta internazionale. Il presidente della Repubblica tedesca, Koehler, si è dovuto dimettere, dopo le polemiche divampate per una sua dichiarazione sui motivi della presenza delle truppe tedesche nel teatro di guerra afgano. Ecco le sue dichiarazioni: "Un grande Paese orientato
all'export come la Germania deve sapere che in caso di necessità è necessario anche un intervento militare per difendere i propri interessi, le libere vie di comunicazione commerciale, ma anche l'impedimento di instabilità di tipo regionale, che sicuramente si ripercuoterebbero negativamente sulle nostre possibilità in termini di commercio, posti di lavoro e salari”.
Della serie: costretto a dimettersi per avere – imprudentemente – detto la verità, una verità talmente impresentabile che non conviene dirla pubblicamente, alla faccia delle bugie sulle missioni di pace.

Iniziano ad arrivare, da parte di varie organizzazioni del movimento dei lavoratori italiani le prese di posizione di solidarieta’ e di denuncia. Solidarieta’ con i volontari umanitari attaccati e con i proletari e le masse povere palestinesi ridotte alla stremo dall’occupazione e dall’emargo. Denuncia del ruolo oppressivo dello Stato di Israele nel medio oriente e dell’appoggio – politico, economico e militare - fornito a questo Stato dalle grandi potenze imperialiste – Italia compresa – per difendere i loro sporchi interessi. Tagli ai salari, fame, disoccupazione e guerre sono facce di una stessa politica con cui la borghesia di tutti i Paesi tenta di difendere i suoi profitti minacciati dalla crisi e dalla concorrenza internazionale.

Invitiamo tutti i lavoratori italiani ed immigrati e tutte le organizzazioni a serrare le fila per rispondere colpo su colpo all’attacco portato avanti dalla borghesia a livello interno e internazionale. Ci aspettano tempi durissimi dai quali potremo difenderci solo ritrovando la solidarieta’-unità interna e internazionale tra i lavoratori e le masse povere di tutti i paesi.


si COBAS - www.sicobas.org

lunedì 31 maggio 2010

Israele assalta Freedom Flotilla in acque internazionali! Almeno 16 morti, decine i feriti

Da INFOAUT:

Non bastano le parole per commentare l'ennesimo attacco infame d'Israele. Un massacro ingiustificabile, una prova di forza folle, anche dal punto di vista d'Israele (...). La riproposizione della violenza e della morte contro ogni movenza palestinese, contro ogni azione di solidarietà reale che agita le contraddizioni e le sembianze dello Stato sionista. Dopo il sangue del convoglio Free Gaza, oggi quello della Freedom Flotilla.
Un attacco furioso consumato, da quanto rimbalzato a più voci, da quanto riferito da Al Jazeera e dai media mediorientali, in acque internazionali: mai, nelle passate missioni navali pacifiste, era stato possibile per i pacifisti entrare nelle acque territoriali di Gaza (controllate dalla marina israeliana, che li aveva sempre bloccati prima), Israele ci ha tenuto a non creare un precedente, al costo di morti e feriti. Israele conferma i dati essenziali, inventa balle sulle dinamiche e i perchè. I pacifisti della Freedom Flotilla avrebbero, prima, opposto resistenza fisica al raid militare della marina, poi la versione sarebbe cambiata con l'aggiunta dell'esplosione di colpi da fuoco come origine dell'assalto... Ma che imparino almeno la dignità del silenzio piuttosto di queste castronerie! Le navi della Freedom Flotilla portavano più di 700 passeggeri di 40 nazionalità diverse e volevano consegnare 10mila tonnellate di aiuti umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni fondamentali per la popolazione di Gaza. A bordo anche case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche e 5 parlamentari (di Irlanda, Italia, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre a esponenti di ong, associazioni e semplici cittadini. L'obiettivo della spedizione era rompere l'assedio disumano vigente a Gaza.Hamas ha rivolto un appello perchè siano le ambasciate israeliane di tutto il mondo il teatro della protesta e della rabbia contro la violenza sionista, per domani, ha comunicato il premier Ismail Haniyeh, è stato indetto uno sciopero generale nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Abu Mazen condanna e indice 3 giorni di lutto... Mentre diversi Stati stanno convocando gli ambasciatori israeliani nei palazzi dei governi, altri (più discretamente) stanno chiedendo ad Israele di dare spiegazioni sull'accaduto. La Turchia è la più attiva, conformemente al ruolo che si sta costruendo nello scacchiere geopolitico del Medio Oriente.
Forti tensioni si registrano in Turchia, ad Istanbul, sotto l'ambasciata israeliana, così come ad Amman, in Giordania, dove i manifestanti pretendono che si chiuda la sede diplomatica sionista...




Il video dell'assalto dalle immagine del quotidiano turco Hurriyet:

Dalla Freedom Flottilla, così InfoPal, riporta dell'attacco sionista subito in mare:
Israele attacca la Freedom Flotilla: almeno dieci morti e vari feriti tra i partecipanti
[Acque internazionali, al largo della Striscia di Gaza - Infopal] All'alba di quest'oggi, 31 maggio, Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni. Vi sono almeno dieci morti (ma probabilmente di più) e vari feriti sulla nave turca della Flotilla. L'aggressione - che è ancora in corso - è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria. È degno di nota il fatto che i partecipanti sono persone assolutamente pacifiche, disarmate, il cui unico scopo è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.
Il Comunicato degli attivisti sulla Freedom Flotilla
Nel cuore della notte, commandos israeliani hanno abbordato la nave passeggeri Turca "Mavi Marmara" sparandole contro. Il filmato in diretta streaming dall'imbarcazione mostra che 2 persone sono state uccise e 31 ferite. Al Jazeera ha appena confermato questi numeri. Israele ha dichiarato che sta entrando in possesso delle imbarcazioni. Lo streaming video mostra i soldati Israeliani che sparano a civili, e il nostro ultimo messaggio spot diceva: ‘Aiutateci, siamo stati abbordati dagli Israelian'. La coalizione formata dal Free Gaza Movement (Fg), European Campaign to End the Siege of Gaza (Ecesg), Insani Yardim Vakfi (Ihh), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino. L'attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale.vedi anche:


le news di InfoPal e Peace Reporter

giovedì 27 maggio 2010

GIU' LE MANI DAGLI OSPEDALI!


Continua il taglio di posti letto e la chiusura di interi reparti negli o-spedali del territorio.

-A Rho sono state chiuse duemedicine e il quinto piano con untaglio di 73 posti letto.
Nel corso degli anni si è passati da345 a 211 posti letto.

-56 posti letto in meno perPassirana,138 per Bollate,134 perGarbagnate.
passata la festa gabbato lo santo.

I furbi che in campagna elettorale sierano erti a paladini e salvatori dell’ospedale diRho al solo scopo di prendere voti,oggi appoggiano queste scelte.

CITTADINI E LAVORATORI:AUTORGANIZZIAMOCI E LOTTIAMO!MOBILITIAMOCI CONTRO LA CHIUSURADEGLI OSPEDALI DEL TERRITORIOE LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SANITA’.

Foglio LA SPINTA!
S.I.COBAS RHO

mercoledì 26 maggio 2010

AVVISO A TUTTI I LAVORATORI SALVINI !

Con una mail inviata il 25 maggio 2010 alle ore 17,08 l’ azienda comunica a tutti i delegati RSU che con la busta paga di maggio l’ acconto della quota incentivante, verrà ridotto al 50% perché la regione ha dato ai direttori generali l’ obiettivo di abbassare l’ acconto, altrimenti i D.G. non raggiungono l’ obbiettivo.
Quindi da maggio avremo il 20 % in meno di inCentivo come acconto e quello che abbiamo preso fino ad aprile verrà definito con i delegati come recuperarlo.

LAVORATORI - LAVORATRICI !

Ci stanno colpendo duramente e ci mettono in discussione la nostra vita, mentre lor signori guadagnano fior di quattrini.
Il governo ha bloccato il contratto nazionale e ci addita come i privilegiati. Noi dipendenti da poco più di mille euro al mese saremmo i privilegiati? Evidentemente ci vogliono affamare.
Basta con questa apatia. Basta con le paure.
Dobbiamo rispondere e contrastare questo attacco e lo possiamo fare solo se noi in prima persona scendiamo in piazza.
CGIL-CISL-UIL sono letteralmente vendute al governo e alla confindustria per far pagare la crisi a noi lavoratori .
Per cui non facciamoci illudere da queste organizzazioni.
Ribelliamoci a queste fregature.
Autorganizziamoci con i cobas.


Rho, 26maggio 2010

DELEGATI RSU S.I. COBAS A.O. SALVINI

COMUNICATO: riunione del S.I. COBAS del 23-05-2010

Nella nuova sede del sindacato, in via Marco Aurelio 31, si è svolta l’assemblea dei cobas per fare
il punto su questa fase economica e politica, sulla necessità di aprire un fronte il più largo possibile della lotta di classe e sulla valutazione delle nostre iniziative.
Al periodo di forte sviluppo capitalistico che va dal dopoguerra all’inizio degli anni ’70 è seguito
una fase di crisi, stagnazione del prodotto lordo dei vari paesi e continue recessioni con una conseguente riduzione in termini reali del PIL, fino a questa ultima, (in termini di tempo) crisi particolarmente profonda ed esplosiva.
Lo sviluppo del credito, l’intervento massiccio dello Sato nell’economia, la gestione in funzione anticiclica della massa monetaria e dei tassi d’interesse, attraverso l’azione delle banche Centrali,
hanno permesso di procrastinare l’effetto della crisi, ma hanno “drogato” il “cavallo” capitalista, fino al punto che sta collassando e i capitalisti non possono che rispondere scatenando una pesante offensiva alle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia.
La crisi greca è lo specchio in cui si riflette l’immagine del sistema del capitale a livello mondiale e
sta ad indicare che gli effetti delle crisi non si manifestano solo alla sua periferia , ma cominciano
ad accentrarsi con forti scosse verso le metropoli dei paesi imperialisti, e il peggio deve ancora
avvenire.
Mentre intere masse di milioni di persone muoiono per fame, masse enormi di merci invendute restano a marcire nei magazzini.
E’ una crisi di sovrapproduzione di capitali e di merci e queste ultime non trovano sbocchi perché i capitalisti non traggono da esse adeguati profitti.
Milioni di lavoratori anche nelle metropoli sono spinti sull’orlo del precipizio sociale, vengono licenziati e gli ammortizzatori sociali che i borghesi mettono in campo non possono che ridursi e prosciugarsi ed allora l’attuale stato di agonia della condizione lavorativa è destinata a trasformarsi nella cruda realtà di uno scontro sempre più aperto tra le classi.
Il proletariato sarà messo sempre di più con le spalle al muro e le illusioni che i lavoratori hanno sul fatto che la “nottata” passi per poi riprendere la “normale” vita da sfruttati, tenderà a venir meno e necessariamente dovranno entrare nell’arena dello scontro, classe contro classe.

La nostra lotta sindacale non può limitarsi ad una resistenza azienda per azienda, ma uscire dal localismo collegandosi ad una prospettiva di lotta contro il capitale, per il superamento del capitalismo per la costruzione di una società non basata sul profitto.
L’assemblea ha ribadito la necessità di rafforzare la nostra resistenza nelle aziende, negli uffici, nelle cooperative, nei vari posti di lavoro, ma con la consapevolezza che le vittorie sul campo saranno effettive se saranno in grado di creare la coscienza che il nemico non è solo il proprio padrone, ma è l’insieme della classe dei capitalisti e dei loro governi.
Abbiamo ribadito che la nostra lotta sarà perdente se rafforzeremo l’illusione tra i lavoratori che bisogna battersi per un modello diverso di sviluppo capitalistico, o chiedendo “una domanda pubblica qualificata” sperando in un mondo diverso dove i capitalisti non facciano i capitalisti.
La Banca Mondiale calcola che 700 milioni di miliardi di dollari oggi vengono scambiati in modo
non ufficiale e questi non possono essere controllati dai governi, anche se si centralizzano di più.
I 750 miliardi stanziati per spegnere l’incendio in Europa e le politiche contro i lavoratori possono
solo abbassare le fiamme, ma non spegnere il fuoco che arde in tutto il mondo, ormai più nessuno,
tantomeno i governi dei paesi imperialisti apertamente in lotta ed in concorrenza per sopravvivere sono in grado di controllare capitali fittizi così ingenti che vagano sulle piazze finanziarie del mondo e questo avvicina la catastrofe e la guerra interimperialista, salvo che i proletari si organizzino per distruggere questo modo di produzione.
Nei prossimi mesi siamo impegnati a generalizzare la risposta dei lavoratori, insieme a tutti coloro che sono contro la macelleria sociale che tutti i governi del mondo stanno attuando, ma solo se si rafforzerà un reale fronte di classe e di lotta “dal basso” sarà possibile creare rapporti di forza più favorevoli per i lavoratori.

Milano 24-05-201